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V. FRANCAVILLA C. – La fame di Taurino: “Non siamo appagati, vogliamo vincere la coppa per tanti motivi…”

Domenica scorsa il campionato di Eccellenza ha regalato i primi importanti verdetti, ovvero la conquista del titolo da parte della Virtus Francavilla Calcio e l’accesso diretto alla fase nazionale dei play off da parte del Nardò. Per quanto riguarda la parte bassa della classifica, tutto rinviato a domani, ultima giornata. Ma mercoledì prossimo, la Virtus vivrà il momento conclusivo di una stagione che potrebbe addirittura rivelarsi trionfale. La squadra di mister Calabro, infatti, si giocherà, a Firenze, la finale della Coppa Italia nazionale, contro i lombardi della Bustese.

È il capitano dei biancazzurri, Roberto Taurino, a spiegarci come la squadra si presenta a questo appuntamento con la storia. “Arriviamo sicuramente molto carichi. Lo spogliatoio non è per nulla appagato dalla vittoria del campionato. Vogliamo vincere la coppa per tanti motivi: per regalare una gioia immensa alla città, per ripagare gli sforzi del presidente che sta facendo respirare odore di professionismo alla piazza, per dare una soddisfazione a noi stessi, perché un titolo nazionale è pur sempre motivo di grande orgoglio e di vanto personale. Vogliamo che questa stagione si trasformi da bella in straordinaria”. Un campionato vinto con grande merito, con un turno d’anticipo, sbaragliando la concorrenza di un’altra corazzata come il Nardò, è già motivo di grande soddisfazione.

Ma dove stanno o di chi sono i meriti principali? “Quando si vince in una stagione così importante, i meriti sono di tutti – sottolinea capitan Taurino – . “Della squadra e del mister, che hanno sempre dato il massimo per questa maglia, del grande lavoro svolto dalla società e dal direttore sportivo, bravi a non perdere la fiducia, soprattutto nel mister, anche quando i risultati non arrivavano. E questo non è per nulla scontato nel mondo del calcio. E infine abbiamo avuto un grande gruppo, nel quale si è immediatamente inserito Nicolas Di Rito. Da lì la squadra ha preso il volo, e anche il Nardò, che pure ha disputato un campionato importante, nulla ha potuto di fronte al nostro essere straordinari. Eppure l’inizio non era stato dei migliori. Tanti alti e bassi, che, dopo dieci giornate, avevano addirittura fatto arrivare a dieci i punti di distacco dal Vieste capolista. Ma la squadra non ha mai mollato, e proprio dopo la sconfitta casalinga contro i foggiani, sono arrivate tredici vittorie consecutive, corredate dallo scettro di miglior difesa del torneo. “Il ko impostoci dal Vieste è, senz’altro, stato, pesante. Ma eravamo reduci da due partite con il Nardò, una in campionato e una in coppa, per cui avevamo accusato un certo calo fisico e poi in quel match fummo anche molto sfortunati. Tuttavia la squadra era già in ripresa e subito è arrivata la trasferta di Casarano, che ha rappresentato la partita della svolta. Quando si cambia tanto è fisiologico non ingranare immediatamente. Il gruppo è stato molto rinnovato, per cui all’inizio non esisteva unità d’intenti e occorreva del tempo per assimilare e metabolizzare i metodi dell’allenatore. Quando la squadra e il mister hanno cominciato a parlare la stessa lingua, ecco che sono arrivati i risultati”.

Casarano match della svolta, il ritorno in casa con il Nardò il manifesto del campionato. “Se c’è una partita simbolo, che racchiude e sintetizza la forza e la stagione di questa squadra, è proprio il pareggio casalingo contro il Toro, ottenuto in inferiorità numerica. A quella gara arrivavamo dopo un mese in cui avevamo giocato ogni tre giorni, per via degli impegni di coppa, mentre il Nardò era molto più riposato, per cui avrebbe potuto imprimere un’accelerata al proprio campionato, annullando lo svantaggio di due punti. Ma rimasti in dieci dopo appena un quarto d’ora, è venuta fuori tutta la forza mentale e la personalità di questa squadra, che mai, durante il match, ha avuto paura di perdere. E anzi, in nove contro dieci, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti che dovevamo vincere. Piccoli segnali che denotano la grandezza di un gruppo e che rappresentano il minimo comun denominatore di tutte quelle squadre che, a qualsiasi livello e categoria, arrivano fino in fondo ai propri traguardi”. Concetti pesanti, che solo un leader come lui può esprimere con la stessa efficacia sia dentro che fuori dal campo. Personalità a gogò, in questa Virtus Francavilla, a cominciare dal timoniere, Antonio Calabro. “Conosco molto bene il mister, per averci anche giocato assieme a Brindisi. Dal punto di vista umano, il nostro è un rapporto molto sereno. Negli ultimi anni, ho avuto come la sensazione che alcuni allenatori soffrissero la mia leadership, mister Calabro no. Dal punto di vista tecnico, è molto preparato e ha delle doti di base che sta affinando. Da quello caratteriale, ha una qualità importante: possiede una carica motivazionale molto forte, che riesce a trasmettere a tutta la squadra”.

Leccese, difensore classe 1977, Roberto Taurino di soddisfazioni se ne è tolte tante nel corso della sua carriera. Tante stagioni giocate da professionista, con indosso maglie prestigiose, e quella del Brindisi, rimastagli come un marchio impresso a fuoco, con le 297 partite che ne fanno il calciatore con più presenze nella storia del sodalizio biancazzurro. Per non parlare dei numerosi titoli conquistati. Un vincente, in una parola. Dove si trovano, ancora, a trentotto anni, le motivazioni giuste? “Il primo stimolo è legato proprio all’amore per questo sport e alla passione che mi lega ad esso. Poi ci sono ancora il gusto e il divertimento che, uniti a criteri molto vicini al professionismo anche se in una categoria inferiore, mi danno la spinta ulteriore. E infine ho ancora voglia di vincere. Un atleta vero non può prescindere dalla fame di vittoria”.

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