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BASKET – Nardò, Andrea Pasca: le grandi ambizioni stroncate da un palazzetto fatiscente

Palude, laguna, stagno. Alcuni lo chiamano semplicemente piscina. Per tutti, più comunemente, è il palazzetto (o tensostatico) di via Giannone. O ancora, se vogliamo, PalAndrea Pasca, ma sulla denominazione ufficiale è in corso una diatriba burocratica (e forse è meglio così, siamo sicuri che un palazzetto fatiscente meriti l’intitolazione al compianto neretino Andrea?) appartenente ad un altro capitolo di un libro già ricco di promesse disattese e disdicevoli paradossi. È il libro della “casa” della Nuova Pallacanestro Andrea Pasca (militante in Serie C nazionale), principale e storico movimento cestistico della città di Nardò (che vanta la bellezza di 35.000 abitanti, vale la pena di ricordarlo), un libro che narra le incresciose vicende che hanno visto protagonista il palazzetto comunale. Un libro che proviamo a sfogliare prendendo in esame l’ultima stagione agonistica, l’annata 2014/15.

 RIPESCAGGIO – C’è chi lo sogna e chi è costretto a rifiutarlo. Non è un indovinello: parliamo di ripescaggio. Forse non tutti sanno che, nella scorsa estate, a margine della stagione agonistica 2013/14, l’Andrea Pasca Nardò ricevette la proposta di ripescaggio in Serie B: la Fip (Federazione Italiana Pallacanestro), infatti, data l’astrusità nel completare i gironi a causa delle difficoltà economiche in cui versavano molte società, sulla scorta dei meriti sportivi (complice la recente scalata di categorie) e la puntualità nei pagamenti dimostrata negli anni, propose al team neretino l’immediato balzo nella serie superiore. Tuttavia, da un lato un fattore morale (le perplessità del presidente Carlo Durante – nella foto in alto – più propenso a festeggiare col sudore sul campo) e soprattutto dall’altro gli impedimenti strutturali (il solito palazzetto, assolutamente inadatto ad ospitare una Serie B), costrinsero a rispedire al mittente la proposta di ripescaggio. Sperando che l’appuntamento con la B sia solo rimandato.

 SEGNALI DI… SCIROCCO – Terza giornata del campionato di Serie C, 12 ottobre 2014. Nardò viaggiava a gonfie vele e a punteggio pieno (e con l’intenzione – mai nascosta – di giocarsela nei piani alti della classifica). Al tensostatico neretino ospite di turno era Trani (foto accanto di Michel Caputo). La contesa però veniva dapprima sospesa al terzo quarto, poi rinviata a causa della impraticabilità di uno scivolosissimo terreno di gioco. Ci può stare, fatti simili nel basket possono verificarsi (saltuariamente, è chiaro), non è la prima volta e non sarà l’ultima. Maledetta umidità. Nardò, al momento della sospensione, si trovava in vantaggio e in pieno controllo del match, ma nel giorno del recupero (il regolamento della pallacanestro prevede che le gare non ripartano dal minuto interrotto ma si ripetano dall’inizio), il 23 ottobre, saranno poi gli ospiti ad imporsi con un 64-72. Sconforto tra la dirigenza. Piombò in soccorso la Giunta comunale, tempestivamente convocata dal sindaco Marcello Risi, la quale deliberò precisamente il 14 ottobre (quindi due giorni dopo il rinvio) un urgente “ripristino della copertura dell’impianto sportivo di via Giannone”. E ancora un ammodernamento dell’impianto sportivo“ con interventi per la prossima primavera, in coincidenza con la conclusione dei tornei”. Assicurando inoltre che unamanutenzione ordinaria della copertura, dei pluviali e degli impianti di aerazione e di riscaldamento sarà particolarmente curata, anche con la presenza fissa di tecnici durante le gare ufficiali interne”. Poi rimborsare alla società Andrea Pasca Nardò i costi addebitati alla società a causa della ripetizione della gara sospesa” (980 euro non ancora corrisposti…) e, infine, nientepopodimeno che “programmare la progettazione preliminare di un nuovo palazzetto dello sport con capienza 1.500 – 2.500 posti da realizzarsi sul territorio comunale. La progettazione preliminare sarà completata entro il 30 settembre 2015. I suddetti virgolettati sono tratti da quanto deliberato dall’organo esecutivo del Comune. Mica chiacchiere. Di fatto, verrà ripristinato il tendone per evitare infiltrazioni d’acqua e verranno installati in punti strategici due termoconvettori per mantenere asciutto il parquet. Il tensostatico dovrebbe quindi garantire la disputa delle gare. Dovrebbe.

 ERRARE È UMANO, PERSEVERARE… – E il palazzetto perseverò. A Nardò esiste un proverbio che suona tipo così “tice ca face, face ca tice, ma non è ca face quiddrhu ca tice” (traduzione non proprio letterale: talvolta le parole non trovano reale concretizzazione nei fatti). Già, perché alla 17esima giornata di campionato, disputata (a fatica) lo scorso 12 gennaio 2015, Nardò ospitava Partenope Napoli. Niente da fare: il tensostatico è messo in ginocchio dallo scirocco. Seppur la gara arrivi alla conclusione (con la vittoria degli uomini di coach Gianluca Quarta per 65-56) grazie all’impegno degli avversari poco propensi al rinvio perché Napoli non è che sia poi dietro l’angolo (molto sportivi perché nel basket, se una gara dovesse essere rinviata, la società ospitante deve sobbarcarsi le spese di trasferta del team ospitato), durante la stessa blackout e condensa (nella foto in alto), tra l’ilarità generale, costrinsero i direttori di gara a sospendere il match per oltre venti minuti. “Sono stufo e stanco – farà sapere poi il presidente Carlo Durante –. Siamo ancora una volta delusi da chi ha promesso e poi non mantenuto. Basta, siamo stanchi di promesse, vogliamo i fatti. Abbandono la presidenza della società e con me tutti i dirigenti e collaboratori della stessa. Unica soluzione per tornare indietro il rifacimento totale dell’attuale struttura o la costruzione di un Palazzetto dello Sport degno di una città come Nardò e di una società come l’Andrea Pasca”. Minacciando, inoltre, di spostare il titolo sportivo in altra città. Le dimissioni (ma non lo sdegno) verranno poi revocate su rassicurazioni dell’Assessore allo sport e all’impiantistica sportiva di Nardò, Flavio Maglio. Ma, di fatto, il vetusto palazzetto era e resta una struttura fatiscente. La riprova? Arriviamo al 22 febbraio, 24esimo turno, l’Andrea Pasca, dopo una abile rimonta in classifica, è a caccia di una vittoria per guadagnarsi un posto utile nella griglia playoff e ospita Stabia. Ma i canestri restano inviolati: i giocatori evitano perfino di svestirsi. L’acqua gronda all’interno del tensostatico da ogni dove. Nardò “finalmente” ha la sua piscina comunale: il palazzetto. Tutti a casa: la contesa è rinviata al 5 marzo e la società granata, ancora una volta, dovrà farsi carico delle spese di trasferta degli avversari, oltre 2.000 euro da corrispondere al club di Castellammare.

PAROLA AL SINDACO – Proprio nei giorni scorsi, il sindaco Marcello Risi (foto), facendo mea culpa sugli interventi che – è evidente – non hanno risolto i problemi, è tornato sulla questione palazzetto-allagato. “Il tensostatico – ha dichiarato in videoconferenza ai colleghi di PortadiMare.it è una struttura molto vecchia che necessita di un rammodernamento. L’Amministrazione comunale ha già predisposto un progetto di interventi straordinari di circa 200.000 euro che potrebbe essere finanziato dal Provveditorato per le opere pubbliche. Intanto, al termine di questo campionato interverremo, per cambiare il telone. Per la costruzione di un palazzetto nuovo di zecca, invece, “auspichiamo – ha affermato il primo cittadino neretino – l’intervento di privati che è prezioso perché si tratta di strutture costose. Alcune disponibilità sono già avanzate. Se entro il 30 settembre 2015 non dovessero pervenire proposte, l’Amministrazione comunale progetterà in proprio il palazzetto perché nei prossimi anni la nostra comunità abbia strutture all’altezza delle società che tanto egregiamente si stanno impegnando nel nostro territorio. Non sono soldi spesi male quelli che si spendono per le strutture sportive. Più tempo i nostri giovani vivono nelle scuole, nelle palestre, nei palazzetti dello sport, più sarà la loro una vita sana lontani da luoghi a rischio”. Come dargli torto, sperando che ciò avvenga sul serio.

Nel mentre le parole si trasformino in fatti (si spera), ci chiediamo: è possibile che la seconda città della provincia di Lecce per estensione territoriale e numero di abitanti non possa vantare un palazzetto degno di tale nome? È possibile che un presidente (Carlo Durante, nello specifico) che non abbia mai goduto (e nemmeno chiesto) di un contributo economico, non possa nemmeno usufruire di una struttura consona? È possibile che più realtà sportive cittadine debbano condividere un tensostatico decrepito? È possibile, più in generale, che fare sport a Nardò sia così tremendamente complicato? Felici di avere delle risposte e magari di essere smentiti. Coi fatti, però. Non con le parole, che quelle se le porta via il vento. Lo scirocco.

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