TARANTO – Nardoni addio? Che sia rapido e indolore…
Nardoni lascia il timone, ma nel futuro del Taranto di limpido pare esserci davvero poco. Il recente disimpegno, scadente epilogo di un biennio vissuto con trasporto, serietà e passione dallo stesso imprenditore jonico, cozza con il disinvolto e spregiudicato modus operandi che aveva contraddistinto proprio il simbolo di questa società e non fa altro che continuare ad alimentare quel clima di instabilità e sfiducia venutosi a creare nonostante siano ancora vive le trattative intavolate con Cerruti e con i fratelli Campitiello.
L’addio del presidente però, gettato in faccia alla città senza quel consueto savoir faire cui l’assessore regionale aveva abituato tutti, mal cela la volontà di autocelebrazione di chi ha tra i propri meriti quello di aver partecipato in maniera tangibile al rilancio calcistico (?) della città, quando non restava altro che raschiare il fondo del barile. A lasciar un senso d’amaro a margine della vicenda, tuttavia non è la pur boriosa esaltazione di se stessi e del progetto, ma quell’indice puntato contro chi, in maniera seppur differente rappresenta il sentimento del pallone nostrano.
Le colpe sono della Fondazione e dei tifosi che non mi vogliono più, dice Nardoni, nascondendosi dietro “due anni di calcio pulito”, come se far calcio in maniera trasparente rappresenti una importante nota merito e non parte della normalità, ma soprattutto senza mai dare il giusto riconoscimento a chi ha sposato un progetto a scatola chiusa, cullandolo anche dopo l’indecente prova di Vallo della Lucania o dopo la disgraziata disfatta contro l’Arezzo, senza mai puntare l’indice contro nessuno, nemmeno quando sentirsi traditi sarebbe stato più che lecito. Sarebbe bastato un minimo di buonsenso in più per non giungere alla solita sceneggiata.
Sarebbe bastato quel briciolo di chiarezza da più parti caldeggiata e mai arrivata nonostante le presenza della Fondazione, per evitare uno strappo, l’ennesimo di una interminabile e mortificante serie. L’auspicio comune è che nonostante la ristrettezza dei tempi e il repentino cambiamento di rotta si riesca a reperire una soluzione che contempli il mantenimento delle promesse distribuite a fine stagione. Sia Campitiello, che Cerruti incalzati sull’argomento avrebbero manifestato la propria intenzione di perseguire il tanto agognato ripescaggio, il tempo però stringe e la parte forse realmente lesa a questo punto farebbe bene a mettere ben in vista le proprie rimostranze. Dato che di addio deve trattarsi che sia almeno rapido ed indolore.
