foto: N'Dri, primo gol in A
LECCE – Mezzora a testa alta, poi si rompe il giocattolo. N’Dri unica piccola gioia. Le pagelle
LE PAGELLE DI ATALANTA-LECCE
Falcone 6: Ingaggia una lotta tutta personale col suo ex compagno Krstovic a cui nega la gioia del gol. Quando non ci riesce, ci pensa il Var. Non ha grosse colpe sui gol, anzi, ne salva anche un altro paio come minimo con degli efficaci interventi col corpo. Tempista nel primo tempo con un’uscita di testa fuori area a spazzare via il pallone.
Kouassi 6: Buon primo tempo con anche un tocco di fino simil-rouleta da applausi. Ordinato e diligente, non ha paura di allungarsi sulla sua fascia per collaborare nella fase di costruzione. Non ha grosse colpe sui gol, almeno sino a quando è stato al cento per cento. Il secondo gol atalantino il Lecce lo prende con il terzino che, da cinque minuti, era in preda ai crampi.
(71′ Veiga) 5,5: Non dà il cambio di marcia che ci si aspettava.
Gaspar 5: Chiude la porta a tutti gli avversari per oltre mezzora. Il gol di Scalvini però cambia la sua prestazione che, da quel momento in poi, sarà affannosa a dir poco. Ci mette grinta ma non basta, perchè è puntualmente in ritardo o è infilzato dagli scatenati avversari.
Siebert 4,5: L’avvio è stato da pastore tedesco: preciso, grintoso, risolutivo, mordace. Nella ripresa, però, si è trasformato in un barboncino timido e pasticcione, complice, in negativo, sugli altri tre gol orobici. Esordio buono, ma solo per mezzora.
(79′ Tiago Gabriel) 6: Tre palloni giocati, tre volte risolutivo.
Gallo 4,5: Il voto alla sola corsa potrebbe essere 7, perché non si risparmia quasi mai. La sostanza, però, lascia a desiderare, tra cross lanciati in area senza grosso senso e Bellanova che, nel secondo tempo, lo infila senza pietà a più riprese.
Coulibaly 5,5: Se anche Lassana gioca maluccio allora il destino della gara non poteva che essere segnato. Si conferma in un periodo opaco, forse ha risentito delle trasferte in nazionale, ma oggi combina pasticci e inanella errori banali.
Ramadani 5,5: Il solito cliché fatto di tanta corsa, pressing e poca sostanza da regista con più palle passate lateralmente o all’indietro che in verticale. Dovrebbe prendersi più responsabilità, essendo uno dei leader di questa squadra.
Sala 6: Si è intravisto un discreto giocatore, intelligente, di sostanza ma anche con buona visione di gioco. Un paio di belle verticalizzazioni e tanta corsa a sostegno della mediana. Poi al 60′ Di Francesco lo manda a riposare. Un po’ troppo presto, se non è stato un cambio dettato da motivi fisici.
(59′ N’Dri) 6,5: Entra quando ormai i giochi sono fatti, sfrutta un momento di rilassamento dell’Atalanta per trovare il suo primo gol in Serie A, bellissimo, sfiorando anche la doppietta con un sinistro al volo nei minuti finali.
Tete Morente 5: Si dà tanto da fare ma coprire un’intera fascia di campo non è roba da poco. Questo devono fare gli esterni del Lecce, nel 4-3-3 del Lecce. Dare manforte alla difesa, correre poi per 60 metri per cercare di essere lucidi e decisivi in area avversaria. Un tiro debole e centrale e pochi cross centrati, per il resto poco di utile e buono per la causa.
Stulic 5,5: Krstovic 2.0. Lotta, da solo contro tutta la difesa avversaria, si fa vedere per quanto può e prova il tiro in porta non appena vede lo spiraglio. Con esiti rivedibili. Ma meritava di rimanere in campo.
(71′ Camarda) sv: Tocca il primo pallone dopo un quarto d’ora dal suo ingresso e il secondo – e ultimo – nei secondi finali.
Sottil 5: Unica cosa decente, il diagonale che ha sfiorato il palo di Carnesecchi al 27′. Per il resto, intesa tutta da costruire col suo compagno di fascia Gallo, vedasi calcio di punizione da ‘Oggi le comiche’ al 7′.
(59′ Pierotti) 5: Schierato da trequartista centrale, a sorpresa, non trova mai né il tempo, né lo spazio, né la misura per un passaggio smarcante.
All. Di Francesco 4,5: Così non va. La squadra gioca un buon calcio nella prima mezzora, ma solamente sino ai 30 metri avversari, dove, poi, si perde, annegando nella sua mancanza di qualità. Nella prima mezzora l’undici giallorosso gira bene: Gaspar e Siebert sono due muri, Kouassi copre e si sgancia, mentre Gallo e Sottil non ne combinano mezza giusta sull’altro lato. In mezzo Ramadani è ancora promosso a play ma i suoi ritmi di gioco sono da oratorio. Coulibaly appare in affanno mentre qualche bella giocata la fa vedere Sala. Gli esterni, la solita nota dolente. Stulic è come sempre lasciato solo a lottare in mezzo alle maglie nerazzurre. Eppure Sottil prende un’iniziativa personale e sfiora il palo, mentre il primo tiro in porta arriva al 32′ con Morente, palla lenta e centrale. Il gol di Scalvini è da far cadere le braccia: chi doveva marcare uno dei migliori colpitori dell’Atalanta? Non si sa. Coulibaly cerca di metterci una pezza ma cade nell’approssimarsi al difensore di Juric; Stulic salta ma fuori tempo e per Scalvini è un gioco da ragazzi trafiggere Falcone. Ci si aspettava maggior coraggio già sin dal 46′ ma Di Francesco riconferma in blocco la squadra. Il Lecce cala, minuto dopo minuto, e affonda. Il raddoppio di CDK è imputabile alla mancata chiusura di Siebert: palla all’angolino dove Falcone non può arrivare. Al 59′ colpo di scena: il Lecce cambia modulo e passa al 4-2-3-1 con Pierotti deputato a fungere da trequartista centrale con alla sua destra N’Dri e alla sua sinistra Morente. L’argentino non dà il cambio di passo. E, soprattutto, esce Sala, uno dei migliori. Non si sa per fiato corto o per scelta tecnica, ma tant’è. Kouassi è coi crampi ma il cambio ritarda di qualche minuto e questo breve periodo alla fine sarà decisivo: Kouassi non riesce a inseguire Zalewski che, servito da Krstovic, firma il tris con Gaspar che non riesce a chiudere. Al 71′ il cambio da manuale Stulic-Camarda: ci si aspettava di vederli giocare insieme, visto che ormai la gara era andata e non costava nulla rischiare, ma il tecnico opta per la sostituzione classica, ruolo per ruolo. Tocca a Camarda, dunque, vagare come un’anima in pena da solo in mezzo all’area cercando un pallone giocabile che non arriverà mai. Al 74′ il poker con Siebert che si addormenta, si fa rubar palla e lancia CDK in porta. Unici due squilli finali, entrambi a firma N’Dri: il bel gol con azione personale e il raddoppio sfiorato a due dalla fine. Male, malissimo il Lecce oggi, scioltosi al sole di Bergamo dopo una discreta mezzora. Una squadra senza esterni che saltano l’uomo e schierata, come fosse un principio inderogabile, con un 4-3-3 che non è nelle corde di questa rosa. Col Cagliari saremo già ad un punto di svolta. Serve coraggio e servono idee nuove, perché di questo passo le amarezze saranno copiose.
