foto: Corvino e Sticchi Damiani
LECCE – Corvino e Sticchi Damiani fanno il punto sul mercato: “Crescita e sostenibilità, la strada è questa”. In tre fuori dal progetto
Un lungo confronto con la stampa (oltre due ore e mezza) per raccontare presente e futuro del Lecce. Oggi Pantaleo Corvino e Saverio Sticchi Damiani hanno tracciato un bilancio del mercato e, più in generale, della crescita del club giallorosso.
Il direttore dell’area tecnica, visibilmente provato da settimane di trattative, ha voluto chiarire il senso del lavoro svolto: «Non è facile essere lucidi dopo giorni intensi e dopo un campionato chiuso all’ultimo secondo, come il nostro. Mi sforzerò di esserlo. La crescita non è solo nei risultati, che tutti conoscono, ma anche nella possibilità di acquistare giocatori da 5-6 milioni. Un traguardo impensabile fino a pochi anni fa».
Corvino ha ricordato la difficoltà di competere con club sostenuti da fondi e grandi proprietà: «Noi ci autososteniamo. In questo periodo di sceicchi e capitali esteri, il Lecce resta senza debiti. Per farlo siamo costretti a rischiare, puntando su investimenti mirati e scommesse. Non possiamo regalare anche “cinque litri di sangue”, questo è il massimo che possiamo dare».
L’orgoglio si legge anche nel bilancio tecnico: una rosa di 25 calciatori con ben 12 nazionali. «In cinque anni abbiamo costruito un gruppo che porta il nome del Lecce in giro per il mondo. Ci sono due infortunati, Jean che tornerà a gennaio e sarà come un nuovo acquisto, e Marchwinski che rientrerà presto. Abbiamo tre giocatori fuori dal progetto tecnico – Guilbert, Rafia e Maleh – a cui abbiamo chiesto di trovare nuove soluzioni. Noi dobbiamo lavorare con chi ha motivazioni giuste».
Sul fronte dei reparti, Corvino ha passato in rassegna le scelte: conferma totale tra i portieri («Falcone per noi è come un tredicesimo nazionale»), difesa ringiovanita con Siebert e Perez accanto a Tiago e Gaspar, centrocampo con Ramadani e Kaba pilastri e la scommessa Sala, attacco rinnovato con Camarda e Stulic al posto di Krstovic e Rebic, senza dimenticare Sottil e la crescita di Pierotti e Banda. «Non è vero che non segniamo: i nostri esterni offensivi hanno portato più reti di tante prime punte di Serie A».
Corvino ha poi ribadito un concetto: «Direttori e presidenti si giudicano da quello che trovano e da quello che lasciano. Quando andrò via, porterò un quadro con ciò che ho trovato e ciò che lascio. Stadio, centro sportivo, una squadra senza debiti: questa è la crescita del Lecce».
Dal canto suo, il presidente Saverio Sticchi Damiani ha insistito sul percorso virtuoso del club: «Ogni anno cresciamo, passo dopo passo. I numeri parlano: tre anni fa i costi di gestione erano di 58 milioni, poi 71, oggi 87. Questo è stato possibile grazie alle plusvalenze e a una gestione attenta. Abbiamo investito 12 milioni per Siebert e Stulic, più del costo del centro sportivo. Significa che oggi possiamo muoverci a 360 gradi».
Il presidente ha voluto anche sottolineare il legame con la tifoseria: «I 22mila abbonati sono il segno di un feeling costruito con trasparenza. Non è solo DNA, è fiducia. Le strutture seguono, ma non sono fumo negli occhi: il centro sportivo è quasi pronto, lo stadio procede, abbiamo digitalizzato il club con sito ed e-commerce. Tutto è pensato per dare solidità al futuro».
Sulle concorrenti, Sticchi ha spiegato: «Le neopromosse hanno fatto quello che noi facemmo il primo anno di A, spendendo tanto senza grandi ricavi. Le consolidate non hanno numeri diversi dai nostri. Noi restiamo fedeli a una linea: niente debiti. Questa rigidità a volte ci ha fatto rinunciare a operazioni, ma la rifarei cento volte».
Infine, un monito da Corvino: «Non promettiamo salvezze senza soffrire. Quest’anno sarà dura più che mai, ma è nella sofferenza che il Lecce deve trovare orgoglio. Tenere in A un club del nostro territorio, piccolo tra i grandi, non è una passeggiata. E proprio per questo dobbiamo sentirci fieri».
