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foto: M. Giampaolo
ph: Coribello/SalentoSport

LECCE – Febbraio mese arido in zona gol, ma non è una novità. Serve qualità in campo

Un mese, quello di febbraio, senza segnare nemmeno un gol. Questo il tristissimo bottino del Lecce a febbraio, appena andato in archivio. Per di più, rimane il rammarico di aver gettato via quantomeno la possibilità di incrementare il bottino di Monza, gara chiusa con uno striminzito pareggio. Ma anche quella casalinga col Bologna, nella quale Morente e Pierotti hanno fallito delle clamorose palle gol a due passi dall’estremo felsineo. E cosa dire del ko casalingo contro l’Udinese, arrivato il 21 febbraio con un rigore-non rigore? Al “Franchi”, purtroppo, la squadra ha fatto almeno due passi indietro: lenta, prevedibile, poco predisposta alla corsa e al sacrificio, decisamente poco tecnica, poco precisa, mal disposta in campo rispetto all’avversario e mal corretta in corsa con delle mosse poco comprensibili, come l’idea di giocare con Berisha trequartista quando l’albanese è un regista arretrato puro; di spostare Morente sulla destra quando lo spagnolo, è evidente, si trova meglio a destra; di lasciare in campo Pierret invece di provare a giocare con Berisha e Helgason insieme, quantomeno per uno spezzone; di lasciare in campo uno stremato Coulibaly che tira la carretta da mesi e mesi con pochissimo riposo; di giocare con lo stesso Morente mezzala di centrocampo nell’ultimo spezzone di gara.

La qualità tecnica di cui dispone l’allenatore abruzzese non è eccelsa, anzi; lo stesso deve lavorare con ciò che ha a disposizione, ossia una difesa che, nonostante tutto, sembra il reparto messo meglio; con un centrocampo altamente fisico e scarsamente tecnico; con un reparto d’attacco che può contare esclusivamente su Krstovic come centravanti d’area, visto lo scarso apporto del suo “alter ego” Rebic; di una serie di esterni d’attacco abbastanza simili, cui, a breve, se ne aggiungerà un altro, il recuperato Banda.

Cosa fare in vista degli ultimi tre mesi di campionato? Difficile dirlo. Certo che qualcosa Giampaolo dovrà inventarsi per cambiare il grigissimo andazzo della squadra in queste partite. Cambiare modulo non è semplice perché la squadra è stata costruita per giocare col 4-3-3, giusto o sbagliato che sia; appare abbastanza complicato, per esempio, passare ad un 4-4-2 col Rebic attuale e con l’abbondanza di esterni d’attacco e la carenza, contemporanea, di eventuali esterni di centrocampo, di gamba e fiato. Bisogna cambiare e anche rischiare, per esempio mettendo in campo insieme i pochi calciatori di qualità disponibili, come Berisha e Helgason.