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LECCE – Toma: “La A, un miracolo sportivo firmato Liverani”. E spiega il suo ‘no’ a continuare a Matino…

Ai microfoni di Studio 99 Radio è intervenuto mister Antonio Toma, ormai ex allenatore della Virtus Matino ma anche ex tecnico del Lecce nella stagione di Lega Pro 2012/13 prima di cedere il testimone a Piero Gustinetti per i playoff promozione, poi falliti in finale contro il Carpi.

In primis, mister Toma ha parlato dell’esperienza triennale con la Virtus Matino“Quanto raggiunto, la Promozione, è stato merito dei ragazzi. Un gruppo di uomini prima che calciatori, perché uomini sono coloro che dopo il lavoro andavano ad allenarsi e giocare per passione e attaccamento alla maglia, con l’obiettivo di raggiungere un obiettivo di squadra. Non è stato facile, perché di fronte avevamo un Manduria che aveva una rosa di prim’ordine oltre che composta da elementi che vivevano di calcio. Loro ci erano superiori sulla carta, eppure abbiamo fatto l’impresa. Anche per questo è stato bellissimo, soprattutto perché arrivato attraverso il bel giocoIl presidente Costantino è una donna che va a mille. A maggio mi è stato chiesto di continuare con la Virtus, di dare una risposta. Risposta che io non potevo darle, anche perché volevo valutare l’opportunità di tornare nel professionismo. Per me era troppo presto, pensate che nemmeno club di primo piano come Juventus e Milan, ora a inizio giugno, hanno ancora un allenatore. Il club ha dunque fatto poi la sua scelta“.

Ritornando indietro nel tempo, Toma ha ricordato l’esperienza col Lecce. “Si facevano tanti nomi, nessuno immaginava sarei stato scelto io ed invece così è stato. Arrivai sulla panchina del Lecce e fui sommerso dalle domande, dalle curiosità. Feci un errore, secondo molti, nel dire che quella era una Ferrari che stava vagando in giardino. Uno squadrone non sfruttato, insomma, anche perché veniva da un periodo nero. Sarei potuto essere ipocrita, invece ho detto ciò che pensavo perché era la verità. E si è visto poco dopo”.

Poi ha aggiunto: “L’approccio è stato straordinario. I ragazzi, anche i senatori, mi sentivano, avevano fiducia in me nonostante venissi dal settore giovanile. Avevamo inanellato una serie di vittorie straordinarie, peccato solo per l’ingiusta sconfitta con il Trapani. Poi le ultime due giornate non andarono come sperato, ma la situazione di classifica non era semplice da recuperare soprattutto in merito alla differenza reti negativa rispetto ai siciliani. Poi mi fu chiesto: cosa faresti per il bene del Lecce? E io dissi che sarei stato disposto anche a lasciarlo, sebbene fossi sicuro che con i playoff avrei riportato i giallorossi in B. La dirigenza decise di non darmi fiducia, e io mi feci da parte, sempre per il bene della maglia. Purtroppo non andò bene, ma ora è un’altra storia”.

Sul Lecce di oggi, autore della splendida stagione in B chiusa con la promozione diretta: “Non ho potuto vedere tutte le partite del Lecce causa concomitanza di impegni calcistici, ma mi è stato chiaro in quelle che ho seguito che questo è stato un colpaccio, un miracolo sportivo firmato Liverani. Il carattere e le idee offensive dei giallorossi hanno fatto la differenza, anche perché a livello di rosa il Lecce non era superiore alle avversarie. Un unico appunto che faccio è relativo alle sostituzioni, a volte troppo affrettate con il sacrificio degli attaccanti a favore dei difensori. Ora c’è la Serie A, in cui servirà mettere a punto la difesa, perché si affronteranno attaccanti che proprio non perdonano“.