L’INTERVISTA – Riccardo Cucchi, 35 anni di emozioni minuto per minuto: “Ecco cosa cambierei da domani nel mondo del calcio…”
Quel 9 luglio 2006 la sua voce vellutata si trasformò, urlando al microfono “Campioni del mondo!” per quattro volte consecutive. Dal 1981 al 2007 ha raccontato, con eleganza e professionalità indiscusse, grandi trionfi e grandi sconfitte sportive, regalando emozioni vere e indelebili ai radioascoltatori. Riccardo Cucchi, voce principe di “Tutto il calcio, minuto per minuto”, erede di Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali e di tanti altri mostri sacri della radio, ha condensato nel suo ultimo volume “Radiogol – Trentacinque anni di calcio minuto per minuto” (edizioni Il Saggiatore) la sua esperienza con cuffie e microfono al seguito in giro per l’Italia e per il Mondo. Di questo e di altro ne ha parlato con noi di SalentoSport.
“Radiogol” racconta, forse, di un’Italia calcistica – e sportiva – che non c’è più. Che differenza ha trovato nel mondo dello sport, e in quello del calcio, tra il momento in cui si è affacciato al mestiere di radiocronista e quello in cui ha spento il microfono per l’ultima volta?
“Un’enorme differenza. Tecnica e direi umana. Del resto sarebbe impossibile che le cose non fossero cambiate in 40 anni. La trasformazione del calcio da sport a business favorita dall’avvento della tv, è stata dirompente. Il calcio dovrà essere capace di essere industria senza calpestare la passione popolare che lo fa vivere”.
Qual è il personaggio che l’ha più divertita intervistare? Chi il più ‘rognoso’?
“Il più divertente sicuramente Ancelotti. Ironico, pronto alla battuta, intelligente. Il più impegnativo senz’altro Mourinho. Conosceva perfettamente le regole della comunicazione”.
Come vede il futuro della Nazionale azzurra? Secondo lei Mancini è la persona giusta per riportare il tricolore ai fasti che furono?
“Sì, Mancini è l’uomo giusto. Ha entusiasmo, competenza, equlibrio. E sta formando un bel gruppo. Ci sorprenderà. Scommettiamo?”.
Cosa riformerebbe, oggi, nel mondo del calcio? Tre cose che abolirebbe subito e tre che introdurrebbe domani.
“Abolirei la chiusura delle curve in caso di cori razzisti punendo solo i responsabili. Abolirei il fallo di mano involontario punendoli tutti. Abolirei la trasmissione televisiva di tutte le partite. Almeno tre a settimana dovrebbero essere riservate solo agli spettatori da stadio. Introdurrei la A a 18 squadre. Introdurrei le telecamere in ogni stadio per punire i violenti. Introdurrei l’obbligo per le seconde e terze maglie di rispettare i colori sociali”.
Che messaggio si sente di dare ad un giovane che vuole intraprendere la professione giornalistica?
“Di studiare, prepararsi. Questo mestiere non si improvvisa. E di non essere tifoso al microfono”.
Che giudizio dà sul campionato cadetto? Il Lecce, secondo lei, può davvero ambire alla promozione in massima serie?
“È un bel campionato combattuto e anche tecnico. Il Lecce deve ambire alla A. La città la merita”.
E, infine, un auspicio: “Che il calcio viva di passione e non di odio e che la tecnica torni a prevalere sulla tattica“.
