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LECCE – Mancosu, amore giallorosso: “Qui a casa, possiamo sorprendere. E mia figlia parla salentino”

E’ stato il principale protagonista delle prime due giornate in B del Lecce, costellate da due prestazioni stratosferiche ed altrettanti gol da cineteca. Marco Mancosu, sempre più leader dei giallorossi e beniamino dei tifosi, ha giustamente ripreso quelle luci della ribalta da primissime categorie del calcio italiano che aveva lasciato nel 2010 quando aveva salutato l’Empoli in B (e dopo due anni anche la proprietaria del suo cartellino, il Cagliari in A) per avventurarsi in una C che lo ha annoverato per lunghe stagioni tra le sue stelle, fino a salutarla grazie al campionato vinto pochi mesi fa al Via del Mare.

Del suo passato e del suo presente giallorosso ne ha parlato in un’intervista rilasciata al portale nazionale gianlucadimarzio.com, iniziando proprio dalla recente magia in rovesciata con la Salernitana: “E pensare che, per caratteristiche fisiche, sui calci d’angolo di solito non sono l’uomo più atteso. Però il pallone arrivava, ho pensato che l’avrei potuto impattare per bene e  sono rimasto a guardare la palla che andava in rete. Un’altra così mi riuscì ai tempi della Casertana, in C e tanto per cambiare contro la Salernitana”.

Sul “nuovo” ruolo alle spalle delle punte: “In estate ho lavorato come mezzala, poi per esigenze tattiche contro il Benevento il mister mi ha messo sulle trequarti, dove di solito gioca Falco. Le cose sono andate bene e con la Salernitana ha funzionato ancora. Speriamo che l’esperimento si riveli una scoperta importante. In ogni caso principalmente mi sento un centrocampista offensivo, mezzala o trequartista che sia. Da bambino guardavo Kakà, lo incontrai ai tempi del Cagliari e fu pazzesco. Poi mio fratello (Matteo, gioca in MLS, ndr) l’ha affrontato in campionato e mi ha procurato la maglia. Ho avuto tanti altri esempi a cui ispirarmi, anche al Cagliari: c’era Conti e con lui Nainggolan che, già all’epoca, si capiva che sarebbe diventato un grande.”.

Mancosu ha sempre dimostrato di essere un ragazzo semplice, con i piedi per terra e, soprattutto, non ha mai nascosto il suo legame con il Salento che ribadisce ancora una volta: “In realtà non ho mai avuto sogni troppo ambiziosi. Sono uno con i piedi per terra. Il mio primo vero obiettivo è stato quello di vincere un campionato di C, dopo la penalizzazione che me l’ha portato via a 23 anni con il Siracusa. L’ho vinto con il Lecce e ora sono qui a giocarmela. Non mi sono montato la testa, sono fatto così e penso sempre al momento. Ancora oggi, non sogno uno stadio o qualcosa in particolare, penso a godermi il presente con un grande Lecce che punta innanzi tutto a salvarsi. Ma non si sa mai, ci potremmo togliere grosse soddisfazioni insieme. Con la città ho instaurato un legame forte. Mia moglie pensa seriamente di rimanere qui per sempre. Mia figlia Gioia, di 3 anni e mezzo, usa già delle espressioni salentine. Ci troviamo benissimo, l’affetto della gente è pazzesco, nel mio quartiere non riesco più a pagare un caffè. Nel Salento poi ci sono posti bellissimi, ovunque tu vada. Se ne devo scegliere uno, dico l’Isola Beach di Graziano Pellé. Il posto è bellissimo, poi il cuoco è sardo come me, perciò mi sento a casa”.

In conclusione, un mini bilancio della sua carriera: Non ho rimpianti e sono felicissimo di come sono andate le cose. Arrivo in Serie B con una squadra che conosco e al momento giusto, mi sento all’altezza della situazione e per me è un momento strepitoso. Voglio e vogliamo fare bene”.