LECCE – Pasculli, cuore giallorosso: “Questo campionato è un inferno, mister e squadra vanno sostenuti fino alla fine”
Beniamino indimenticato e campione indiscusso del leggendario Lecce di fine anni ’80, Pedro Pablo Pasculli resta uno dei sostenitori più illustri e appassionati dei colori giallorossi. Il Salento è diventato ormai casa sua, e anche quando è lontano si porta dentro i ricordi delle 57 reti in 227 partite disputate da bomber del club del capoluogo, delle feste-salvezza e promozione, ma soprattutto l’affetto della gente che lo ha accolto come un fenomeno e protetto come un figlio di questa terra. Come adesso, che il suo mestiere di tecnico lo ha portato nel nord della Sardegna, precisamente a Sassari, da dove segue sempre e comunque le vicende del suo amato Lecce. Di questo e di molto altro ha parlato nell’intervista rilasciata in esclusiva per noi.
Dopo cinque anni è tornato ad allenare in Serie D, rispondendo presente alla chiamata della Torres. Qual è il bilancio di queste prime settimane da tecnico rossoblù?
“A Sassari mi sto trovando benissimo. E’ una città calda, sportiva, in cui si può fare calcio. Sono arrivato qui con la squadra fanalino di coda, e siamo già riusciti ad agganciare il Città di Castello al penultimo posto. Salvarci non sarà semplice, ma noi ci proveremo con il lavoro e con l’impegno. E soprattutto con l’aiuto del pubblico, che qui è di categoria superiore, vedi le oltre duemila presenze dell’ultima partita casalinga disputata, una rarità a questi livelli. Proprio il calore del pubblico e l’amore della città per questa squadra mi ricorda molto Lecce”.
A tal proposito, qual è il suo rapporto con il capoluogo salentino?
“Semplicemente Lecce è casa mia. Tutti mi amano, e io a mia volta amo quella gente che mi ha dato tanto, accogliendomi e trattandomi sempre bene. Ovviamente sono legatissimo anche al club, che seguo sempre con grande affetto, da tifoso vero”.
E’ contento di come i giallorossi si stanno comportando in campionato?
“La squadra sta facendo bene, come si evince dal secondo posto a un solo punto dalla vetta. Sono felice che stia lottando ai vertici di quello che è un campionato complicato, ma in cui il Lecce può dire la sua da protagonista. Questo perché ha giocatori di grande qualità e un tecnico molto bravo, che fa giocare bene il collettivo. Certo, la strada non sarà semplice, perché le rivali Matera, Foggia e Juve Stabia sono veramente attrezzatissime. Questo è un campionato equilibrato, vedi il ko dei lucani a Catania qualche giorno fa, anzi per alcuni aspetti è un vero inferno. Tutti aspettano di giocare con il Lecce, e quando lo fanno spesso si chiudono a riccio. Così è veramente difficile esprimere il proprio gioco, come accaduto a Caserta. Sono così arrivate delle critiche a mister Padalino e ai giocatori, il che fa parte del calcio. Ai tifosi dico però che questa squadra va sostenuta fino alla fine proprio perché il torneo è complicatissimo, ma i giallorossi sono in piena corsa e ce la possono fare”.
Cos’ha in comune quest’epoca del Lecce con quella vissuta da lei?
“Il calore e l’amore dei leccesi per la maglia è sicuramente un fattore che non può cambiare, anche se lo stadio è meno pieno. Poi c’è comunque una dirigenza che vuole riportare la gente a vedere le partite, e chissà che non si possa tornare a vedere il “Via del Mare” proprio com’era una volta, con i giallorossi magari nelle categorie che più sono adatte a loro”.
Al “Via del Mare” ha vissuto momenti indimenticabili. Quali ricorda con maggiore affetto?
“Sono veramente tantissimi. Il primo anno in Serie A è stato bellissimo, nonostante la retrocessione, perché in città era una festa continua e c’era una passione straordinaria, quasi magica. D’altronde erano le prime stagioni in massima serie, quindi la gente era entusiasta. Lo stesso è stato quindi nelle stagioni successive, in cui sono arrivate promozioni e salvezze che non si possono dimenticare. Lo stadio era sempre pieno, il tutto era una vera favola calcistica. Poi quello era un calcio bellissimo, pieno di grandi campioni. Il tutto a rendere la Serie A il miglior torneo al mondo, e noi ne facevamo parte”.
Parlando di migliori al mondo non può non venire in mente Diego Armando Maradano, Campione del Mondo insieme a lei nel 1986, in Messico. Vi siete visti o sentiti quando nelle scorse settimane è stato in Italia? Come sono i vostri rapporti?
“A Diego mi unisce una bella e profonda amicizia. Non ci siamo visti di recente, ma ci sentiamo spesso, l’ultima volta proprio qualche giorno fa. Raramente parliamo di calcio, perché di solito ci aggiorniamo sulle nostre vicende personali, da buoni amici. So che si parla in continuazione di un suo ritorno a Napoli, ma non so se funzionerebbe. Il suo carattere è simile a quello di De Laurentiis, sono due accentratori di attenzione e litigherebbero subito”.
Vuole fare un saluto ai nostri lettori?
“Certamente! Un forte abbraccio a tutti gli amici di Salento Sport. Mi raccomando, stiamo sempre vicini al nostro Lecce per lottare insieme e conquistare la promozione!”.
