PROMOZIONE – Sgobba a 360°: “Fasano favorito, Otranto che sorpresa. Nardò come la Juve”
Profondo conoscitore del calcio pugliese, Vito Sgobba guida attualmente la Trulli e Grotte. E il club di Alberobello, dopo la vittoria del campionato di Prima Categoria della passata stagione, è al momento fuori dalla zona minata. “Siamo una piccola realtà – esordisce Sgobba in esclusiva per SalentoSport – una neopromossa dal budget limitato. Il nostro unico obiettivo è raggiungere la permanenza il prima possibile”.
Mister, restando in Promozione, ma volgendo lo sguardo al girone B, le salentine Tricase e Aradeo battagliano al vertice. Fra loro c’è il Fasano del presidente Franco D’Amico, che lei conosce bene per averlo avuto come massimo dirigente nelle positive esperienze col club brindisino e col Montalbano. “A differenza del finale annunciato del nostro girone, con la vittoria dell’Omnia Bitonto, nel B le cose sono diverse: non c’è una vera corazzata, ma un gruppetto di squadre che si contenderanno la leadership sino al termine. Dovessi stilare una graduatoria direi che il Fasano è la favorita numero uno, non perché è una mia ex squadra, ma in quanto oltre ad avere un grande presidente dispone anche di una tifoseria di gran lusso per la categoria”.
E a proposito di sue ex squadre, in Eccellenza sono in tre in alto, Cerignola, Altamura e Bitonto. Poi c’è il Casarano. “Parliamo di un campionato che si è sempre distinto per qualità e competitività. Si conferma tale anche quest’anno con squadre figlie di piazze blasonate. Difficile dire chi è la favorita, di certo Cerignola, Altamura e Bitonto sono compagini attrezzate per giocarsela sino alla fine. Il Casarano, da par suo, sta disputando un ottimo campionato: senza il peso di dover vincere a tutti i costi, i rossazzurri scendono in campo con maggiore serenità. Se proprio dovessi sbilanciarmi, dire che il Cerignola vincerà il campionato, l’Altamura la Coppa Italia e il Bitonto i playoff”.
Quali squadre considera, invece, la sorpresa e la delusione del torneo? “È evidente che dal Barletta sarebbe stato lecito attendersi qualcosa in più, ma non sempre il blasone paga. Sono state fatte scelte sbagliate, si sono avvicendati tre allenatori, ciò è sinonimo di idee poco chiare. Poi, certi errori, in una piazza che non permette battute a vuoto, li paghi a caro prezzo. La sorpresa può essere considerata l’Otranto, che ha conservato l’allenatore degli ultimi anni (Andrea Salvadore, ndr), preparato e dedito alla causa, con un mercato di stranieri validi ben inseriti nel contesto”.
In Serie D troviamo il Nardò, una piazza che lei conosce bene per aver allenato in due esperienze distinte, seppur accomunate da una situazione societaria non particolarmente brillante. “Secondo la mia opinione, il Nardò è come la Juventus. Sino alla D, qualsiasi campionato disputi, lo deve fare per vincere. È nel dna dei tifosi, della città, della storia granata. Nardò è Nardò e chi non l’ha conosciuto non può neppure immaginare cosa si è perso”.
Dalle sue parole traspare come quella granata sia una squadra che le è rimasta nel cuore. “Lo confesso: quando parlo di Nardò mi emoziono. In Puglia se un allenatore afferma di aver compiuto un bel percorso professionale, ma non ha allenato a Nardò, non potrà mai capire cosa si è perso. Per me il Toro ha significato il raggiungimento di una meta, la realizzazione di un sogno. Anche se, a conti fatti, mi son ritrovato nel posto giusto nei momenti sbagliati. Dieci anni fa, ad esempio, non c’erano progetti e persone competenti. Perché ho accettato? Fu una scelta dettata dal cuore e non dalla testa, non me ne pento. È una piazza meravigliosa e difficile al tempo stesso, ripensandoci ancora oggi sono orgoglioso di esserne stato il tecnico. È e rimarrà nel mio cuore”.
