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NARDO’ – Toro, ricominciamo? I tifosi chiedono chiarezza sul futuro del club

Esserci o non esserci, in Serie D? E' questo il dubbio amletico che affligge chi ha il Toro nel cuore. La crisi societaria, che perdura da novembre, porta ad un bivio. La frangia più accesa della tifoseria granata preferirebbe ripartire dalla Promozione con un progetto solido e chiaro; d'altra parte c'è chi invece farebbe di tutto pur di conservare la categoria. Per carità, nessuna rivalità: solo due linee di pensiero divergenti tra gli appassionati neretini. Tutti d'accordo su un punto: la vecchia proprietà deve farsi da parte.

Il pensiero degli ultras ce lo spiega Michele Piccione, fondatore dei South Boys: “La tifoseria organizzata non accetterà un progetto che preveda le quote societarie nelle mani di Enzo Russo. Noi preferiamo la concretezza alle favole. Per questo vediamo di buon occhio una ripartenza dalla Promozione, l'importante è gettare delle basi solide. Il problema della trattativa attuale (che prevederebbe l'ingresso in società di alcuni imprenditori neretini, ndr) non è la volontà della parte acquirente, tanto meno la quantificazione dei debiti. Ciò che complica il passaggio di consegne è ciò che potrà succedere domani. Per questo ci sembra difficile ipotizzare un passaggio di quote societarie in maniera netta. E' inutile vivere di utopie e false illusioni”.

“Bisogna tentare l'impossibile per salvare la Serie D -spiega d'altro canto Fernando Pero, fondatore del Club Fedelissimiconservando così il titolo. Confermare dirigenza e staff tecnico, ma con una nuova proprietà. Poi ripartire pianificando il budget con la dovuta attenzione. La proprietà precedente dovrebbe assumersi le proprie responsabilità, così come l'amministrazione comunale. Di parole al vento e promesse non mantenute siamo pieni. Apprezzerei un campionato dignitoso con una società nuova che riesca a tappare le falle. Ai tifosi consiglierei di lasciar perdere Sky e passare dal botteghino, come dovrebbe fare ogni buon neretino. Punterei sul settore giovanile, che non dev'essere mai trascurato. I giovani sono il futuro”.

Sulla stessa lunghezza d'onda Alessandro Capoti, responsabile del sito NardoCalcio.net: “Il Toro deve ripartire da dove il campo ha espresso il suo verdetto, dalla Serie D. Da elogiare l'apporto offerto quest'anno da staff tecnico e dirigenziale. Vorrei rivedere la torcida granata sulle tribune del Comunale. Per fare questo non occorrono formule magiche, basta che qualcuno ci garantisca l'attività anche per il prossimo anno. Dobbiamo imparare a convivere con questa precarietà che purtroppo attanaglia tutto il calcio nazionale. In ogni caso, vorrei vedere un Nardò competitivo in qualsiasi categoria partecipi”.

“Umiltà e progetti seri”, è invece l'imperativo di Marco Dell'onze. “Occorre trovare imprenditori -prosegue- disposti ad investire nel progetto calcistico neretino. Con pazienza e unione d'intenti si può costruire un progetto importante a Nardò. L'importante è lasciarci alle spalle il passato e l'attuale proprietà. Ripartire da una categoria inferiore non sarebbe un problema”.

“A novembre si è chiuso un ciclo calcistico -commenta rammaricato Cosimo De Monte-. Nella seconda metà del campionato sono stati fatti sforzi immani per mantenere la categoria ed è da qui che si deve ripartire. In un periodo in cui anche i grossi club fanno fatica a programmare un futuro sportivo, avere un titolo in Serie D è un lusso che non possiamo farci sfuggire. Conosco le potenzialità che questa piazza può esprimere su tutti i livelli (dirigenza, tifosi, settore giovanile), ma non mi fido del fatto che chi ci amministra possa mettere nelle giuste condizioni un imprenditore che abbia voglia di acquisire il Nardò Calcio”.

“Basta con le prese in giro -esordisce Andrea Quaranta-. La vecchia proprietà deve farsi da parte, siamo stanchi di falsi proclami. Mi auguro che venga riconfermata la triade dirigenziale composta da Alemanno, Inguscio e Obbiettivo. Senza di loro il calcio neretino sarebbe scomparso già a dicembre. Una stagione come quella che si è appena conclusa non l'avevo mai vissuta”.