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DILETTANTI – Paolo Rizzo: “Voglio il professionismo. Il Lecce è un sogno. Nardò? Che rimpianto…”

Biglietto da visita: 25 presenze e tre assist. Stagione da protagonista per Paolo Rizzo, che con le maglie di Nardò e Fortis Trani, si è confermato come uno dei migliori prospetti del calcio salentino. Terzino completo (può giocare indifferentemente nel 4-4-2 o largo sulla linea dei centrocampisti nel 3-5-2), classe ’92, ha concluso con un’ottima media voto il suo primo campionato in Serie D. Rizzo non si accontenta: raggiunto in esclusiva dai nostri microfoni si candida per il salto nel mondo del professionismo.

Paolo, sei mesi a Nardò, come ci hai già detto in altre occasioni, “decisivi per la tua crescita calcistica”. Poi il passaggio al Trani, facciamo un bilancio della stagione che si è appena conclusa…

“E’ stata una stagione decisamente positiva. Sia Nardò che Trani hanno rappresentato grandi occasioni di crescita, sotto tutti i punti di vista. Ho giocato con continuità e alla mia età è la cosa più importante. Certo, il rammarico più grande rimane sempre lo stesso: non aver potuto concludere (e vincere) il campionato in maglia granata”.

Dalle giovanili del Lecce all’Eccellenza l’anno scorso col Sogliano, poi il salto in Serie D. Speri, per la prossima stagione, in un altro salto magari nel professionismo?

“La scelta dell”#39;Eccellenza l’anno scorso è stata presa di comune accordo con i miei genitori che mi chiedevano di terminare il Liceo qui a Lecce, avendo avuto già la possibilità di essere in Serie D ma lontano da casa. Quest’anno in Serie D, merito dell’ottimo campionato disputato, e per l’ anno prossimo come spero, vorrei giocare tra i pro”.

C’è già qualche proposta o quantomeno degli interessamenti sul tuo conto?

“Qualcosa bolle in pentola, ma per il momento complice anche lo scandalo calcistico è tutto in alto mare. Di eventuali richieste non mi interesso personalmente, avendo affidato tutto al mio procuratore, con cui ho un ottimo rapporto e di cui mi fido totalmente. Come detto, sarebbe davvero bello poter salire pian piano un altro gradino e confrontarmi con il calcio che tutti sognano. Sarebbe il coronamento di un sogno e il premio per tutti i sacrifici che da oltre 10 anni faccio quotidianamente. Mi sento abbastanza maturo per poter diventare un calciatore vero, anche se credo che nella vita ci sia sempre da imparare e ci sia sempre la possibilità di migliorarsi”.

Come già ricordato, sei partito dalle giovanili del Lecce. E’ la tua ambizione, un giorno, quella di indossare la magiai giallorossa?

“Sin da piccolo andavo con papà allo stadio, poi dall’ età di 11 anni nel settore giovanile. Essendo cresciuto con questi colori addosso, il mio desiderio di piccolo calciatore è sempre stato quello di poter giocare al Via del Mare. Sarebbe bello un giorno poter indossare questa maglia o quantomeno giocarci da avversario in categoria che Lecce e i suoi tifosi meritano!”

Che pensi quando un terzino come te (Andrea Masiello, ndr) arriva a farsi un autogol in un derby pur di “truccare” una partita?

“Premetto che in queste occasioni è facile giudicare, criticare, disprezzare e dire: ‘Io non l’ avrei mai fatto’. Sicuramente sono azioni che rovinano il calcio e nascondono il suo vero significato: quello di sport più bello del mondo. Con la conseguenza che i calciatori son visti unicamente come uomini viziati e avidi, senza pensare che in questo mondo ci sono persone che ogni giorno con onestà e passione svolgono questo lavoro. Da difensore, dico che il nostro ruolo è forza, coraggio e non c’è cosa più brutta di veder un avversario che ti sfugge senza far niente per bloccarlo, a maggior ragione fare un autogol. Da Paolo Rizzo posso solo dire che la frase e l’ insegnamento con cui mio padre ha voluto che crescessi e che mi ripete tuttora è: ‘La notte quando sei a letto, devi avere la coscienza pulita per poterti addormentare senza pensieri’ e anche ‘Devi poter camminare sempre a testa alta, senza abbassare mai la testa davanti a niente e nessuno'”.