LO SCACCHIERE TATTICO – Chievo dal sapore valdostano ma dal cuore made in USA
Verona è l’ultima tappa di un percorso complesso, faticoso e prosciugante, lungo 38 domeniche. La “fatal Verona” direbbe qualcuno, per una città che nel suo passato ospita qualche clamoroso ed inaspettato ribaltone del mondo pallonaro. Ed è la che il generale Serse vuole scrivere una nuova pagina di storia del calcio, una pagina magari a tinte giallorosse.
CREDERCI – L’assenza di Miccoli complica i piani psicologici dei giallorossi, che sanno di dover rinunciare ad un prezioso alleato nella sfida a distanza con il Genoa; il pericolo da scongiurare però è quello di giocare con un “orecchio alla radiolina”: crederci=vincere=sperare. Questa l’equazione per Di Michele e compagni, che hanno l’obbligo di strappare i 3 punti ad un avversario che più scomodo non si potrebbe, seppure, come si dice in questi casi, le motivazioni potrebbero fare la differenza. Mettere da parte ogni calcolo e gettare il cuore oltre l’ostacolo.
TORNA A CASA MIMMO – Di Carlo si è ripetuto: aveva già confezionato un gran bel Chievo prima di floppare (non solo per demeriti suoi) nell’esperienza importante di Genova, sponda blucerchiata. È stato accolto a braccia aperte da tutti a Verona, e non poteva andare diversamente visti i risultati ottenuti dal tecnico. Un Di Carlo, il cui merito principale è stato quello di inculcare una mentalità sfrontata ai suoi, prova ne sia che i gialloblu hanno raccolto quasi gli stessi punti tra casa e fuori. Statistica dal peso specifico notevole, specie per una “cenerentola” del calcio nostrano.
CHIEVO A STELLE E STRISCE – L’intelaiatura dei veneti è stata sempre concepita con un 4-3-1-2, quel centrocampo a “rombo” che tanto piace agli allenatori di nuova generazione. Ma Di Carlo ha variato molto l’interpretazione dello stesso, a seconda degli avversari: talvolta si è affidato a Thereau nel ruolo di trequartista, puntando sulla fisicità e l’estro del francese, abile a creare superiorità numerica col suo dribbling, nonostante una mole da cestista; altre ha preferito in quella posizione Sammarco (come Boateng nel Milan di Allegri), giocatore sicuramente meno “bello” ma che garantisce corsa, sacrificio, equilibrio e buon senso dell’inserimento. Ma tutto ruota intorno a Bradley (in foto), il vero riferimento della manovra clivense: arrivato un po’ a fari spenti, l’americano sta mettendo in mostra tutta la sua esperienza (Olanda e Germania nel suo passato), rivelandosi centrocampista in grado di abbinare quantità e qualità. Non è casuale abbia suscitato l’interesse di molti club, anche di prima fascia, italiani ed europei. Davanti, l'inossidabile Pellissier è il pericolo numero uno, bravo come pochi a partire alle spalle dei centrali sul filo del fuorigioco.
NON APRITE QUELLA PORTA – Per rendimento è da tempo uno dei portieri più affidabili d’Italia, Sorrentino è senza dubbio il valore aggiunto di questo Chievo. Per fortuna del Lecce non sarà della sfida, il suo posto verrà preso da Puggioni. In generale la fase difensiva dei veronesi è sempre efficiente: raramente il Chievo ha subito delle imbarcate (non inganni il 4 a 4 di Palermo), sintomo di una squadra compatta, brava ad evitare cali di tensione. Un nome su tutti, Acerbi, centrale autore di una stagione sontuosa, che radio mercato da come ormai prossimo rossonero.
