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[ESCLUSIVA SS] NARDÒ – Il rammarico di Vetrugno: “Potevamo vincerlo noi il campionato…”

Dalle panchine alla pubalgia, fino a diventare perno difensivo e capitano del Toro. E’ stata un’ascesa di emozioni la stagione di Daniele Vetrugno. Con il difensore granata, cresciuto nel settore giovanile del Lecce, abbiamo fatto un bilancio del campionato che si è appena concluso.

Daniele, a livello personale è stata certamente un’annata positiva: dopo le panchine iniziali, complice qualche acciacco, ti sei “riciclato” alla grande da centrale…

“Sì, la stagione era partita con un bel po’ di sfortuna. Dopo la frattura al metatarso rimediata a fine ritiro, ho commesso l’errore di forzare i tempi per disputare la prima di Coppa Italia con il Martina e purtroppo sono caduto in una fastidiosa pubalgia che mi ha impedito di esprimermi al meglio nella prima fase del campionato. Subito dopo aver risolto questo problema sono riuscito a disputare una soddisfacente seconda parte conquistando la salvezza in anticipo, in un ruolo (difensore centrale, ndr) che a dir la verità non mi dispiacerebbe abbandonare o comunque potrei tranquillamente alternare con il mio d’origine, vale a dire terzino sinistro. Un ringraziamento in questo senso va a mister Longo, che mi ha sempre concesso fiducia. Poi ricordo con onore la soddisfazione di aver indossato la fascia di capitano”.

“Vogliamo qualcuno che ci assicuri almeno un minimo dal punto di vista economico. Non è possibile che siano i calciatori a doversi pagare le trasferte”, avevi dichiarato qualche mese fa. Ma i continui appelli sembra che non abbiano trovato ascolto…

“Devo rettificate che i giocatori non hanno mai pagato le trasferte, per le spese ringraziamo il dg Massimo Alemanno che si è fatto carico personalmente di tutto. Per il resto aspettiamo che il presidente dimissionario Enzo Russo saldi le spettanze promesse e mai mantenute”.

""Avete un attimo pensato che il campionato lo ha vinto il Martina. E voi quel Martina lo avete battuto due volte: in campionato e in Coppa Italia. Credi che il Toro di inizio stagione se la sarebbe quantomeno giocata sino alla fine per il salto di categoria?

“Il rammarico c’è, in me e in tutti i ragazzi della prima parte di campionato. Eravamo consapevoli di essere una squadra forte, con un’intesa straordinaria. Pensare che ad inizio stagione non partivamo coi favori del pronostico, nessuno avrebbe puntato un euro su di noi. Grande merito va al direttore sportivo Gianni Inguscio, capace di formare una squadra così affiatata”.

Tra i compagni della seconda parte di stagione, credi che ci sia qualcuno che possa aspirare al professionismo?

“Il professionismo lo auguro a tutti, me compreso (ride, ndr). Tutti hanno contribuito alla causa neretina con enormi sacrifici e questo a mio avviso è gia sintomo di grande professionalita”.