IL CORSIVO – Comunque vada, sabato vota per il Lecce!
Un bel pareggio che fa storia, una bella storia che purtroppo non cambia. Ci è voluto un regalo di Buffon per far scendere il Lecce dall’altare sacrificale preparato dall’intera Italia bianconera, e riaprire la lotta scudetto facendo però il solletico al duello a distanza per non retrocedere tra Lecce e Genoa.
Eh sì, perché, mentre nei bar e nelle piazze del Salento – o più facilmente sulle bacheche della rete – si festeggia la vendetta verso Antonio Conte e si consumano rivalse e sfottò dei milanisti per amici e compaesani juventini, oggi giornali rosa e non dedicano al Lecce il solito spazio e il classico tono riservato alle grandi imprese delle piccole comunque avviate verso il viale del tramonto.
DA 3 A 1, DA 1 A 3 – D’altronde, la classifica non lascia dubbi. Se, grazie al Lecce, il Milan accorcia da 3 a 1 la distanza dal primo posto, il Genoa, dopo la partita di Torino, allunga da 1 a 3 punti il distacco dalla serie B. Come sempre accade in trasferta, ai giallorossi, in dieci per quasi metà gara, spettano gli onori di una prova sudata fino alla fine, nonostante una rosa ridotta e un po’ spremuta dopo l’assurdo tour de force di aprile.
Ma Juventus-Lecce è stata molto più di un’impresa vista dal Sud della classifica, raggiunta con un gol sì fortuito, ma cercato: paradossalmente il risultato di Torino rappresenta, infatti, il punto più alto di una stagione tutta votata a un entusiasta “Eppur si muove” condito sempre da un mesto “Eppur non basta“.
2 PUNTI IN 4 PARTITE , 6 PUNTI IN 2?– È in questo contrasto sole-luna, tra questi sbalzi frizione-freno che vanno inquadrati gli sforzi di Serse Cosmi e del suo gruppo, la rimonta contro ogni aspettativa al tempo dell’autogestione e del calcioscommesse, la disfatta di ruggine contro il Parma, i pareggini di piombo contro Novara e Cesena e le vittorie di platino da non dimenticare contro Fiorentina, Inter e Roma.
E la lunga marcia ora sta per finire, con due partite che non dovranno scivolare su se stesse come successo nelle ultime due sconfitte casalinghe, dove, al di là dei risultati negativi, le prestazioni contro Napoli e Parma sono state poco convincenti e non all’altezza di una fase così decisiva del campionato.
L’ULTIMA AL VIA DEL MARE, POI CHISSÀ – Dopo questo pareggio che sembra sfuggire dalle mani, seppur accolto tra esultanze un po’ provinciali, la speranza di tutti i tifosi è riposta nelle qualità del Lecce migliore, viste mai come quest’anno più in trasferta che al Via del Mare. Sabato, contro la Fiorentina, un girone dopo l’inizio della remuntada, lontani questa volta dal fantasma del Genoa (prendiamola così, meglio moderni che contemporanei), andrà in scena l’ultimo appuntamento in casa.
Sarà meno festoso – e magari più vero – dell’anno scorso (Lecce-Lazio 2-4), sarà più intenso e nervoso di quel Lecce-Lazio di undici anni fa quando Gaetano Vasari sbucò dal nulla con una doppietta per regalare la terza stagione consecutiva in A. Potrà essere un salto nel buio, in attesa degli sviluppi delle indagini, ma, siamo sicuri, non mancherà lo spettacolo finale di un pubblico che saluterà la propria squadra grato, comunque vada, a Cosmi per una stagione sulle prime vivacchiata, poi data per morta e finalmente risorta, dopo un’ascesa di gran lunga al di sopra delle proprie aspettative e possibilità.
Oggi, mentre più di qualche juventino e milanista del Salento si lascia alle spalle il Lecce e guarda solo alla lotta scudetto, appare più sensato chiedere due vittorie tutto cuore, senza pensare alla salvezza. Parafrasando senza furbizia la retorica di Guidolin, l’obiettivo è chiudere il campionato nel migliore dei modi. Per il resto, lasciamo fare a un’Udinese turbo in volata Champions e al buon Fabrizio Miccoli che, come un anno fa, passerà da Genova col suo Palermo in una partita da rendere più delicata possibile. Come solo il Lecce rompiscatole sa fare.
