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LECCE – Azzerare i malumori e ripartire per tornare a scrivere la storia. Giallorossi, ora si fa sul serio

Lecce non è una piazza come tutte le altre, questo è fuori di dubbio. Poche realtà calcistiche come quella del capoluogo salentino hanno vissuto un trentennio di calcio ad alti livelli, facendo innamorare generazioni di appassionati non solo in provincia, per poi sprofondare con modalità più uniche che rare (non tanto nella pena quanto nella mai completamente delucidata dinamica) in un incubo sportivo chiamato Lega Pro, da cui tutt’oggi si fa fatica a venir fuori nonostante mezzi pari solo alle più attrezzate della classe. Alla luce di tutto ciò, è fisiologico un certo tipo di malumore nella tifoseria quando i ragazzi in giallorosso iniziano a tentennare sul finale di campionato, sentimento causato dai ricordi ancora vividi dei troppi passi falsi vissuti, dal Trapani al Carpi, dal Frosinone all’ultima del gruppo, il Benevento.

Il sopradescritto malumore cozza con le idee in primis del tecnico Braglia, che fatica ad accettare una situazione, come lui stesso ha dichiarato, mai vissuta in carriera (con riferimento alla “pesantezza” dell’ambiente dopo i risultati del mese di aprile), anche perché lo stesso non ha mai allenato in club che hanno vissuto un’esperienza simile a quella di Piazza Mazzini. Due modi di vedere contrastanti: da una parte “se restiamo in C vi facciamo un culo così”, dall’altra “abbiamo comunque fatto un gran campionato”, da una “rispetta la mia maglia”, dall’altra Doumbia che segna e fa il gesto del “silenzio” nella partita con la Lupa Castelli. Analizzando oggettivamente le ragioni in campo, ogni punto di vista nascone le proprie inconfutabili verità. L’errore più grande, ad oggi, sarebbe quello di prendere una parte ed andare contro l’altra, rischiando seriamente di compromettere il cammino all’inizio di quello che sarà, a tutti gli effetti, un nuovo campionato: i playoff.

Domenica tra le mura amiche l’undici salentino ospiterà il Bassano, e per arrivare al meglio alla gara la parola d’ordine è azzerare i malumori da ambo le parti. I tifosi, encomiabili (e famosi ben prima rispetto al Frosinone) per il supporto incondizionato, dovranno essere bravi ad alleggerire la pressione in un periodo che si gioca anche sul filo dei nervi, mentre la squadra dovrà a sua volta ritrovare la propria serenità interna (qualche dissidio nello spogliatoio c’è stato, è inutile scaricare le colpe sull’ambiente) per ritrovare sé stessa, ripartire dalle proprie certezze e tornare pienamente in carreggiata. Ora è il momento di fare sul serio e la posta in palio è troppo alta per arrivare ai blocchi di partenza disuniti. Compattarsi in nome dei colori giallorossi sarebbe davvero come (tornare a) giocare con un uomo in più in campo.