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LECCE – Palaia: “Certi problemi si affrontano solo davanti alla morte di un atleta”

Il 67enne medico sociale del Lecce, Giuseppe Palaia, è stato interpellato dalla Gazzetta dello Sport, per analizzare la tragica sorte occorsa a Piermario Morosini, sabato pomeriggio durante il match Pescara-Livorno. Tramite la sua grande esperienza nel settore medico-sportivo ha analizzato la situazione in tutti i suoi aspetti, dalla sicurezza sul campo fino alla prontezza che deve occorrere nei primi soccorsi ai calciatori colpiti da malore sul rettangolo verde.

"Propongo una domanda: in quante strutture, nelle quali si disputano migliaia di partite di calcio dilettantistico o giovanile, esiste un defibrillatore o addirittura un medico, che nel caso assista entrambe le squadre? Per comprare un buon defibrillatore semiautomatico bastano circa 1.500 euro. Perché non se ne impone l’acquisto alle singole società, all’atto dell’affiliazione? Ovviamente, poi si rende necessario che un tesserato frequenti il corso per imparare a usare il defibrillatore. Solo così, possiamo prevenire tanti rischi per questi atleti più vulnerabili".

Palaia si è anche soffermato sulle tempistiche, fino a due mesi, per quanto concerne la visita medica effettuata ai tesserati del settore giovanile. "Assolutamente sì. E così si mette a rischio la vita anche nel corso di semplici allenamenti. Per di più, in queste visite non è previsto l’ecocardiogramma, fondamentale per rilevare particolari patologie cardiache. Se in Puglia, nei centri Asl e Coni, si registrano tempi tanto lunghi, per accelerare le pratiche si potrebbero autorizzare anche le strutture private per svolgere i test. Purtroppo, però, nei miei 35 anni di attività da medico sportivo, ho notato che si torna a parlare di tali problemi solo quando si registra la morte di un atleta professionista".