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IL CORSIVO – Ma che bella sorpresa! Alla faccia di Mister X e di quella meraviglia che non c’è

Dopo una settimana che ha messo in dubbio fedi, fiducie e fedeltà, il Lecce ritrova i tre punti e la gioia piena di una vittoria – alla vigilia tutt’altro che scontata e alla fine meritata fino in fondo -, grazie a una prestazione attenta e furba contro una Roma ancora troppo acerba e incostante per poter puntare al terzo posto.

E così questo sorprendente 4-2 firmato Muriel e Di Michele sembra far tornare l’entusiasmo in casa giallorossa, un ambiente un po’ appiattito dopo un mese di pareggi e pronto ad affogare nella disillusione dopo le recenti ombre sul finale dello scorso campionato. E invece la scossa positiva arriva sia sul campo che sugli spalti, dove a sostenere la squadra, magari sbirciando la Roma, sono stati in tredicimila (quasi il doppio della sfida contro il Cesena), chiamati a gran voce dai prezzi bassi praticati dalla società. Un’esperienza senz’altro da ripetere.

LUCIDI E VELOCI: ACIDO MURIELICO – Scosse ancora più elettrizzanti arrivano da Muriel, tornato ad essere decisivo con quei dribbling e quelle accelerazioni che lo avevano fatto grande agli occhi del pubblico nazionale. Un pubblico che ora vede il Lecce a -4 da Genoa e Parma, a poco più di un mese dalla fine del campionato, con due infrasettimanali da disputare a botta di nervi e condizione fisica e con un Lecce-Fiorentina in programma proprio nel giorno delle elezioni amministrative (nota a margine per una politica che non riesce proprio a stare fuori dagli stadi).

In prospettiva dunque fanno ben sperare quest’ordine tattico, questa determinazione, questa ritrovata cattiveria e persino questo Oddo, protagonista finalmente in positivo. Per il rush finale serve tutto e non basta niente, già a partire da Catania, trasferta non facile con un recente passato da tenere bene in mente: quello 0-1 dell’andata che segnò il destino di Di Francesco, con una sconfitta maturata all’ultimo minuto, specchio troppo fedele di quel Lecce che ancora oggi incide su questi sudati 31 punti.

E ORA LA RIPARTENZA IN CLASSIFICA, GUIDA COSMI CONTRO TUTTO E TUTTI – Nonostante la goleada, non sono in pochi però, purtroppo, a storcere il naso e mostrare un razionale distacco. Parlano di beff​a e guardano alla Fiorentina e ad Amauri se gli indichi le facce a fine partita di Heinze, Bojan e Lamela. “Forse siete abituati a vincere sempre 4-0 contro la Roma…” sembra rispondere loro Cosmi, con quel piglio realista e sicuro di chi nel silenzio del quotidiano da cinque mesi sta impiegando tutte le energie possibili, soprattutto a livello psicologico, fino a dover affrontare la settimana appena passata con spalle larghe e forti per scacciare i fantasmi dell’imprevedibile.

Figli anche di alcuni tratti tipicamente meridionali, come il cinismo della rassegnazione e l’arrendevolezza per pigrizia e indolenza, quei mormorii dagli occhi spenti rischiano di sottovalutare, se non svalutare, la portata del lavoro di un uomo solo al comando, togliendo meraviglia a sorprese autentiche e a tabù storici violati, senza apprezzare dignità e testa alta di un gruppo con valori umani tutt’altro che da serie B.

Meno gravi dei cori di una curva Nord sempre più autoreferenziale, che non ha mai incitato il nome di un beniamino o dell’allenatore (sarà la forza del gruppo?) e che per di più nel finale è tornata puntuale e ripetitiva a contestare i Semeraro pur fischiata dalla parte moderata dello stadio (quella che purtroppo non fa notizia), quei brusii mesti sono tutto quello di cui non ha bisogno questa squadra, tenuta in vita non solo dalla matematica.

Anche perché quando sulla Maglie-Lecce vedi le macchine con le sciarpe giallorosse che sventolano fuori dai finestrini o che stanno ferme, sospese ben in vista sul lunotto posteriore, ti accorgi di un orgoglio, magari solo sbandierato, che ancora cova sotto le ceneri della bassa classifica.

Prendi coscienza di una possibilità di riscatto su cui scommettere senza ricorrere a faccendieri, amici e Mister X. Un riscatto che non coinvolge solo undici giocatori, ma un territorio intero. Era il Salento 12, oggi forse serve anche un “Salento, credici!”.