LECCE – Via del Mare vs Padalino: i perché della contestazione e le possibili soluzioni

Anche con la Juve Stabia la Curva Nord, e con essa la stragrande maggioranza del resto dello stadio, ha continuato a fare la guerra al tecnico foggiano. Ecco un riassunto con tutti i motivi

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Tra i tifosi (quasi tutti) del Lecce e Pasquale Padalino è ormai guerra aperta. Nonostante i sette punti raccolti nelle tre gare successive al naufragio in quel di Foggia, la furia dei supporter giallorossi nei confronti di colui che è considerato all’unanimità dei contestatori come il colpevole (con la compartecipazione più generica della squadra) della quasi matematica mancata promozione diretta in Serie B non accenna a placarsi, anzi va aumentando in termini di vigore e compattezza. Rispetto alla gara casalinga con il Fondi, infatti, il fronte anti-padaliniano è andato ad espandersi dalla Curva Nord a grossomodo tutto il resto dello stadio, che con la Juve Stabia non ha perso occasione di andare anche oltre il semplice dissenso, con offese e insulti personali ripetuti nei confronti dell’ex tecnico del Matera. Ma come si è arrivati a tutto ciò? Di seguito è proposta una sintesi delle motivazioni che hanno fatto cadere l’ambiente leccese in un clima surreale, di quelli mai vissuti in precedenza dalla piazza giallorossa.

Il feeling tra Pasquale Padalino e la tifoseria, a dir la verità, non è mai pienamente sbocciato. Nonostante le dichiarazioni d’amore nei confronti dell maglia da parte del trainer dauno nel giorno della sua presentazione (ma anche in precedenza, quando era giunto al Via del Mare da mister di Foggia e Matera), e nonostante un avvio entusiasmante che aveva fatto divertire e sognare l’intera piazza, l’allenatore non aveva mostrato particolare empatia con la tifoseria, avvertita dai supporter stessi come vera e propria freddezza. Il primo forte segnale di attrito si era registrato all’andata con la Juve Stabia: nel postpartita, forte della rimonta culminata nel 2-3 finale, Padalino aveva accusato i tifosi giallorossi presenti a Castellammare di non aver supportato i suoi ragazzi, invitati dal settore ospiti a tirar fuori gli attributi dopo essere andati negli spogliatoi per l’intervallo sotto per 2-0 (ma va ricordato che il Lecce veniva già da quattro gare senza vittorie). Una ramanzina non gradita dagli appassionati del capoluogo salentino, segno di una scarsa immedesimazione nell’animo del tifoso sfegatato e innamorato della sua squadra, che è poi la principale causa di ciò che si è venuto a creare dopo e che ha raggiunto il suo acme nel dopogara con il Foggia.

La cocente sconfitta allo Zaccheria non è stata ovviamente gradita dai supporter leccesi, ma a far infuriare questi, e soprattutto gli Ultrà della Curva Nord è stato l’atteggiamento avuto da Padalino dopo il fischio finale del big match. Il volto sorridente e disteso dell’allenatore nativo proprio del capoluogo della Capitanata nel dopogara è stato avvertito come un affronto a Lecce, così come lo sono state le dichiarazioni in conferenza stampa, dove il grande ex di turno ha affermato che l’umiliazione nella gara che valeva una stagione (per non dire la storia futura del club) non era altro che “una sconfitta che ci poteva stare”. Niente scuse ai tifosi che, logicamente, sono andati su tutte le furie, e a gettare benzina sul fuoco c’è stata la scelta da parte del tecnico di restare nella sua città natale anziché far ritorno a Lecce e discutere “faccia a faccia” con i supporter in attesa presso l’Hotel Tiziano, nonché quella di concedere una giornata di riposo a quei giocatori accusati, sempre dai loro fan, di scarso impegno nel match dell’anno.

Le principali motivazioni della contestazione riguardano dunque la sfera caratteriale del tecnico, ma non vanno messe da parte quelle che hanno a che fare con l’aspetto tecnico. Sotto questo punto di vista, nonostante i 68 punti in classifica, la maggioranza degli aficionados giallorossi ha perso ogni fiducia nelle capacità del Padalino allenatore. Secondo i suoi tifosi, infatti, il tecnico ha “solo” sfruttato l’ottimo momento di forma (e gli zero infortuni) dei singoli ad inizio campionato, forgiando il suo undici secondo il diktat “giriamo palla finché non succede qualcosa”. Un pensiero estremista ed assolutista, ma va detto che la guida tecnica ha fatto poco per convincere l’ambiente del contrario, non riuscendo a proporre soluzioni alternative (si è ancora in attesa della prima marcatura da calcio piazzato della stagione) e moduli di gioco di riserva per scombussolare i piani iper difensivisti dell’avversario di turno. Per non parlare della scelta di far andare un Contessa in continua crescita in favore dell’anonimo Agostinone.

Insomma, per i suoi tifosi Padalino non è un tecnico in grado di dare un’impronta da big (che sa reggere la pressione e sa imporsi con le dirette concorrenti) alla squadra. A far assumere al tutto i connotati della tragedia calcistica c’è, infine, la frustrazione dell’ennesima promozione diretta sulla via del fallimento, stavolta addirittura maggiorata dall’essere stati (a differenza del recente passato) primi a lungo senza riuscire a rinnovarsi e migliorarsi quel tanto da mantenere le avversarie, forti ma non certo il Barcellona (checché se ne dica, la rosa del Foggia non è sulla carta superiore a quella del Lecce, ma solo sfruttata l 100%), a distanza di sicurezza. Insomma, nonostante ci avesse giocato da calciatore e da tecnico avversario, Pasquale Padalino non è riuscito a comprendere e sfruttare positivamente i sentimenti della piazza giallorossa, una piazza calorosa ma anche vanitosa, di certo unica perché forgiata da 40 anni praticamente consecutivi di Serie A e B (caso unico in terza serie) e che fatica a prendere confidenza con una categoria che gli sta stretta.

Ma c’è una soluzione a tutto ciò? Parliamo di calcio, quindi la risposta non può che essere affermativa. Premesso che le suddette ragioni che hanno portato un forte malcontento nella tifoseria sono legittime, al contrario delle modalità esageratamente offensive e solo parzialmente civili con cui la contestazione si sta talvolta manifestando, è forte tuttavia la necessità di venir fuori da questo imbuto. Soprattutto alla luce dei fatti che né la società è intenzionata ad esonerare il tecnico, né lo stesso sta valutando (al netto degli inviti della Curva) eventuali dimissioni. All’orizzonte, salvo clamorose svolte in un senso o nell’altro, non vi è né il primo posto né un nuovo papabile allenatore, bensì i playoff con il Lecce guidato in panca da Pasquale Padalino. A causa della nuova contorta formula, le possibilità di essere promossi dopo gli spareggi sono quasi le stesse di scavalcare il Foggia (elemento cardine che ha fatto scatenare la furia della tifoseria), ma i giallorossi hanno il diritto e il dovere di giocarsi le proprie carte fino in fondo, ed è chiaro che partecipare ai playoff in un clima del genere porterebbe ulteriore dispendio di energie nervose, e dunque ulteriore difficoltà, alla possibile realizzazione dell’impresa. I tifosi fanno bene a contestare per suonare la sveglia e la carica alla squadra e soprattutto al tecnico (che stando alle ultime dichiarazioni non è sembrato aver compreso appieno le sue “colpe”, e l’interruzione del discutibilissimo silenzio stampa aiuterebbe in tal senso), ma gli stessi devono avere la possibilità di dimostrare di aver compreso i loro errori, le loro gravi responsabilità, per far capire a tutti che i 68 punti non sono frutto del caso, ma del merito. Dietro discussioni fatte di parole pesanti si nascondono, spesso, le storie d’amore più belle, quelle che sfociano nei finali più lieti finali. Chissà se sarà questo, o meno, il futuro che attende il rapporto tra Pasquale Padalino e il Lecce.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già collaboratore de Il Giornale di Puglia, il Corriere dello Sport e, dal 2013, redattore di SalentoSport.net.

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