foto: M. Giampaoloph: Coribello/SalentoSport
LECCE – Per (provare a) salvarsi ci vuole coraggio, non paura
Per salvarsi occorre coraggio, non paura. La paura blocca le gambe e i pensieri, complica qualsiasi cosa, partendo dalla più semplice. Serve coraggio, coraggio, coraggio, non paura.
Un paio di mesi fa, da Piazza Giallorossa, il dt Pantaleo Corvino, tra le tante dichiarazioni, lanciò anche questa: “Mi alzo ogni mattina con la paura di perdere perché ciò aiuta a vincere. Paura, non ansia che ti toglie lucidità (…). La paura ti aiuta a dare il meglio“.
A novanta minuti dalla fine del campionato, con una situazione che più pregiudicata di così non si può, a cosa servirebbe trovare nella paura lo slancio per provare a vincere? Contro una Lazio, poi, costruita a suon di milioni, tuttora potenziale candidata a un posto in Champions League (il quarto posto, sebbene difficile, non è aritmeticamente impossibile); con fior di campioni nella sua rosa e allenata da un tecnico che, alla sua prima esperienza con una grande, ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per tale compito.
Il Lecce è da mesi che gioca con la paura nei muscoli e nelle teste. Non si sa quale sia stata la causa (o le cause) scatenante (scatenanti): forse la partenza di Dorgu a fine gennaio, non adeguatamente rimpiazzato per eccesso di ottimismo, ha mandato in tilt mentalmente i calciatori; forse la serie di risultati negativi di febbraio, marzo e aprile ha contribuito a confondere le idee al suo tecnico; forse un po’ di tutto, compresa anche la tragedia di un mese fa. Comunque vada, sarà una stagione piena di rimpianti.
Ad ogni modo, due giorni alla partita decisiva di Roma. Con che schema tattico si affronterà la Lazio? Presumibilmente col solito 4-2-3-1 che pochissimi risultati ha dato sinora. L’ingresso di Rebic accanto a Krstovic al 1′ della ripresa di Lecce-Torino è stata una mossa coraggiosa – o forse, disperata – da parte di Giampaolo. Caso o no, il gol vittoria è arrivato col Lecce schierato con due punte, modulo poi durato da Natale a Santo Stefano (sino al 15′) per via delle imperfette condizioni atletiche del capocannoniere della squadra Krstovic.
Con due punte – ma erano tempi diversi – Luca Gotti ha dato solidità ed efficacia alla sua squadra nell’ultimo spezzone di campionato dello scorso anno, salvandosi con tre turni d’anticipo. Con due punte, quest’anno, il Lecce non lo si è visto praticamente mai, se non per brevissimi ed estemporanei tratti. E non si sa per quale motivo si è scartata, a priori, questa ipotesi.
In una partita da vincere a tutti i costi, conviene scendere in campo con la paura e con un modulo tattico a una punta che è quasi una dichiarazione d’intenti (come dire: “vediamo come va, poi nel caso cambiamo…”) oppure, già dal primo minuto, sarebbe più saggio mettere sul piatto le proprie fiches e provare, da subito, a sbloccare il risultato per mettere pressione alle concorrenti impegnate sugli altri campi? Potrebbe non esserci più tempo per provare poi a recuperare il risultato. E di fronte c’è un avversario di rango come la Lazio.
Forza mister, ci vuole coraggio. Se Davide si fosse fatto prendere dalla paura contro Golia, Michelangelo non avrebbe regalato all’umanità uno dei suoi più grandi capolavori.
