LECCE – Una squadra che si scopre fragile ed a corto di energie. Il bilancio del girone d’andata giallorosso
L’operato di una squadra o di un singolo giocatore, di un allenatore o di un direttore sportivo, si giudica definitivamente solo a fine campionato. Dopo un intero girone d’andata, tuttavia, ci sono punti di forza, difetti, errori che sarebbe stupido sottovalutare o, peggio ancora, ignorare, se si vuole evitare di riscrivere finali già visti in passato.
Il campionato del Lecce appariva incanalato nel verso giusto fino alla trasferta di Foggia, alla quale hanno fatto seguito tre gare, con tre pretendenti alla salvezza, in cui i giallorossi hanno conquistato appena un punto e che ne hanno pesantemente minato le speranze di primo posto. I ragazzi già di Lerda ed ora di Pagliari si sono scoperti fragili, hanno visto crollare parte delle loro certezze, apparendo spesso spaesati. Il cambio d’allenatore, sebbene gli errori di Franco Lerda, che pure ci sono stati, non sono certo l’unico dei mali, ha dato una discreta scossa al gruppo, che con la Vigor Lamezia ha creato come non accadeva da tempo. Sempre nella gara con i calabresi, si sono però palesati ancora una volta limiti, tecnici e mentali, che una pretendente alla promozione non può certo permettersi, e che hanno fatto inevitabilmente rivolgere lo sguardo al mercato, passato e futuro.
In estate la dirigenza giallorossa ha deciso di puntare molto su un gruppo già solido, facendo perno su elementi come Caglioni, Martinez, Abruzzese, Sacilotto, Bogliacino, Doumbia, Salvi, Papini e Miccoli che, chi più chi meno e pur tra alti e bassi, hanno fatto discretamente la loro parte. Meno bene, rispetto alla passata stagione, Walter Lopez, il cui temperamento, vero punto di forza lo scorso hanno, ha compromesso diverse situazioni (Messina, Martina, Ischia su tutte), diventando un fattore su cui Pagliari ha il dovere di intervenire e lavorare. Ingiudicabili invece D’Ambrosio, Diniz e Vinetot, a lungo fuori e le cui assenze hanno pesato nella mancata conferma dei solidi equilibri visti un anno fa.
Se la scelta di confermare molti dei protagonisti della rimonta della scorsa stagione, culminata con la sfortunata finale di Frosinone, è da ritenere azzeccata o quantomeno sensata, lo sono meno altre soluzioni per le quali si è optato in sede di calciomercato estivo. Moscardelli e Mannini a parte, nessuno dei giocatori arrivati prima dell’inizio del torneo in corso è apparso all’altezza della situzione. In difesa, ha profondamente deluso e già fatto le valigie Filippo Carini, mentre è andato meglio, palesando tuttavia limiti tecnici impossibili da ignorare, Nicolò Donida, che dopo diciannove turni è da considerarsi inadeguato al ruolo di vice-D’Ambrosio/Mannini. Non meno sotto le aspettative è stata la prima metà di stagione di Filipe Gomes. Il regista carioca, arrivato dopo la promozione a Perugia per prendere le redini della mediana leccese, è andato sopra la sufficienza in non più di tre o quattro occasioni, troppo poche in rapporto alle sue possibilità. Ancor peggio ha fatto colui che doveva essere il finalizzatore della manovra, Luigi Della Rocca. Un gol al Barletta, un buon lavoro di squadra in un paio di gare (Salerno su tutte) e poi il vuoto. Infine, il gallipolino Carrozza: un esterno di categoria superiore che ha troppo spesso mostrato limiti di personalità e tattici, facendo solo intravedere le sue qualità.
Alla luce dei fatti, in sede di mercato invernale c’è tanto da fare. Se Diniz e D’Ambrosio non dovessero riuscire a recuperare in tempo, appare necessaria la scelta di cercare un jolly difensivo che possa assicurare una buona tenuta fisica, per evitare emergenze in difesa che troppo spesso si sono verificate quest’anno. Il centrocampo appare, ad oggi, il reparto meno in difficoltà, ma le prestazioni di Carrozza e Filipe Gomes lasciano pensare che cercare un esterno e/o un mediano dai piedi buoni siano ben più che idee da considerare. Nel reparto avanzato, per concludere, con Della Rocca in procinto di essere ceduto al Pavia e visto che Miccoli e Moscardelli danno ampie garanzie tecniche ma non possono certo reggere un reparto da soli per comprensibili limiti anagrafici, per Antonio Tesoro vi è quasi l’obbligo di ricercare un paio di elementi (una prima ed una seconda punta) che possano rendere il reparto completo, affinché mister Pagliari possa puntare quantomeno ad un posto sicuro per i playoff promozione.
