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LECCE – Umiltà e attitudine alla battaglia le armi necessarie per puntare al primo posto

Dopo un buon filotto di risultati positivi, pur comprensivi della scialba prova di Andria e dello spreco clamoroso con il Monopoli, il Lecce di Pasquale Padalino si trova a dover ripartire per la terza volta nel corso del suo campionato, dopo il ko con la Casertana. Ci è già riuscito dopo i deludenti risultati del poker di match Catania-Foggia-Fondi-Cosenza, e ci è riuscito anche dopo la lezione di calcio subita dal Matera. Stavolta, però, la sconfitta brucia ancora di più, perché non è arrivata per inferiorità tecnica o sfortuna, ma perché l’avversario ha dimostrato nell’arco dei novanta minuti una voglia di vincere superiore a quella della compagine salentina. Un paradosso, se si considera che mentre il Lecce si gioca un primo posto che deve conquistare per evitare la (mai come quest’anno) lotteria dei playoff, i campani hanno la salvezza a portata di mano e difficilmente riusciranno ad andare molto oltre la metà classifica.

Ma cosa è successo ai giallorossi, che quest’anno non hanno certo difettato in impegno e volontà di far bene? Purtroppo, tra i tanti fattori che influiscono su prestazione e risultato, l’unico che non può mai venir meno (a differenza di qualche errore tecnico, che può sempre starci) è proprio quello spirito battagliero vero ago della bilancia di un campionato come la Lega Pro, torneo in cui tra team di pari qualità a fare la differenza c’è sempre e solo la quantità di “huevos” (per chiamare gli attributi con termini maradoniani) che un collettivo riesce a mettere in campo. Con la Casertana, il Lecce ha peccato di presunzione, opponendo tacchi, tentativi da distanza siderale e dribbling non riusciti alla tenacia, ai tackle mai risparmiati e alla corsa di un undici, quello di mister Tedesco, dalla qualità sotto la media. Essere superiori sulla carta, a queste latitudini, conta zero se non si mette sul terreno di gioco un tasso agonistico pari o superiore all’avversario, a prescindere da quanto disastrato o disastroso esso sia.

Una presunzione vista tra i ragazzi usualmente in giallorosso ma sabato scorso in bianco (sotto tutti i punti di vista, non solo della divisa da gioco) che non è altro che lo specchio di quella talvolta palesata dal loro tecnico. La bravura di mister Padalino, colui che ha riportato a Lecce il bel gioco (non quello del Barcellona, ma nemmeno quello del palla a Moscardelli e speriamo succeda qualcosa) anche a discapito della fase difensiva, non è in discussione. Ora però non è il tempo di andare alla ricerca di complimenti, né di essere eletto come miglior tecnico emergente. Ora è tempo di avere l‘umiltà di ridimensionare le pretese in termini di filosofie calcistiche perché c’è la necessità pratica di raccogliere quei punti che ti consentano di metterti dietro tutti gli altri. Rinunciare a Cosenza, il guerriero giallorosso per eccellenza, perché si vuole far gioco dalla difesa con Drudi, è una scelta scellerata su campi come il Pinto di Caserta e con squadre tutte pressing, e lo si è visto ancora una volta dopo quanto già accaduto con il Matera. Specchiarsi in sé stessi non serve. Questa squadra deve capire che è necessario “abbassarsi” al livello dell’avversario in termini di quantità, per poi sfruttare le proprie qualità e fare la differenza. Prima che sia troppo tardi.