LECCE – Retrocessi e applauditi, i giallorossi di Cosmi hanno fatto scuola. Ora è il Frosinone a commuovere l’Italia

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Foto: Serse Cosmi dopo Chievo-Lecce del 2012 - @Nuovo Quotidiano di Puglia

Lo scorso week-end calcistico di Serie A ha consegnato ai posteri un verdetto importante, ovvero la matematica retrocessione del Frosinone dopo appena una stagione (la prima della sua storia) nel massimo campionato. La sconfitta interna con il Sassuolo, che è costata ai ciociari il pronto ritorno nella categoria inferiore con un turno di anticipo, è salita agli onori della cronaca, ancor più che per un esito quasi annunciato, soprattutto per il caloroso applauso e gli infiniti cori di appoggio e ringraziamento con cui il “Matusa” ha abbracciato la squadra alla fine del match.

Carta stampata, televisioni, radio e web (addetti ai lavori e non) hanno esaltato l’esemplare comportamento della tifoseria frusinate, la quale ha riconosciuto agli uomini di Stellone (applauditissimo tecnico reduce dal doppia salto Lega Pro-A) di averci provato fino alla fine, onorando al meglio il nome della città e andando ad un passo dall’impresa probabilmente compromessa solo dal gol del pari di Menez subito una settimana prima in casa del Milan. L’ambiente del calcio nostrano si dimostrato commosso di fronte ad un gesto che cozza con il continuum di contestazioni, spesso gratuitamente volgari e violente, a cui si assiste con troppa puntualità non appena una squadra inizia a barcollare.

Un gesto, quello dei supporter gialloblu, che non è certo unico nella storia della Serie A, e che in tempi recenti trova il più famoso precedente nella retrocessione del Lecce di Serse Cosmi del 2011/2012. L’accoglienza che i tifosi giallorossi riservarono a Di Michele, Muriel, Cuadrado e compagni (autori di una rimonta esaltante e commovente frenata solo da qualche passo falso a fine torneo) dopo la sconfitta in casa del Chievo registrò un interesse mediatico altissimo ed unanime approvazione, con le immagini dei calciatori in lacrime ma applauditi che invase giornali e social network, diventando subito simbolo attaccamento ai propri colori e sportività, nonché della consapevolezza che nel calcio vincere non è l’unica cosa che conta, se si riesce a trasmettere anche qualcos’altro che vada oltre il risultato del campo. Tutti valori che si stanno perdendo nel panorama moderno, e che rendono coloro i quali riescono a rendersene portavoce delle eccezioni più che quella che dovrebbe essere la normalità, il giusto finale di storie che non sempre vanno come si vorrebbe, ma che non perdono di qualità né dell’apporto emotivo che hanno regalato a chi le ha vissute. Perché, parafrasando mister Cosmi, a fine stagione si assegna anche lo scudetto dei tifosi ed ora, dopo il Lecce ’11-’12, in quello speciale albo d’oro c’è anche spazio per il Frosinone.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già collaboratore de Il Giornale di Puglia, il Corriere dello Sport e, dal 2013, redattore di SalentoSport.net.

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