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LECCE – Professor Oddo suggerisce: “Serve umiltà per mantenere la categoria”

Sognare non costa nulla e Massimo Oddo è una di quelle persone che non si stanca mai di farlo. A 35 anni da compiere il prossimo 14 giugno, l’ex terzino destro del Milan e Campione del Mondo nel 2006 non si pone limiti. E se, gli si chiede qual è il suo sogno nel cassetto risponde: “Non ne ho uno di sogno ma ne ho tanti”.

Sguardo sereno, maturo, deciso e un sorriso che conquista, il difensore giallorosso è pronto per il duro percorso verso la salvezza che attende il Lecce, nonostante abbia da poco “abbandonato” il fascino dorato della Champions League con la maglia del Milan con cui ha vinto tutto: “Nel calcio come nella vita ciò che conta sono gli stimoli e io ne ho tanti. Non ho paura si calarmi un nuova realtà come quella di Lecce”: diceva così il giorno della sua presentazione. Detto, fatto.

Cosa le viene in mente se le dico amore, famiglia, amicizia e carriera?
“I primi tre sono i valori più importanti e fondamentali della vita, sono l’essenza di tutto ci fa stare bene. La carriera? Unita ai primi tre valori è quella che dà la completezza ad una persona e quindi la felicità”.

Com’era Massimo da ragazzino e tra i banchi di scuola?
Molto vivace (sorride, ndr) e fino alle scuole medie bene andare bene a scuola non era la mia priorità. Poi alle superiori mi è scattata la molla e ho iniziato a studiare sul serio fino alla laurea (in “Management dello sport e delle imprese sportive” ad Atri sede della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo, ndr) che è stato il completamento del tutto”.

Davide e Francesco, i suoi due figli: chi dei due le assomiglia di più?
“Sicuramente Davide il primogenito di otto anni , dicono che mi abbia staccato la testa perchè è molto simile a me sia esteticamente che caratterialmente, mentre Francesco (stesso nome del madre di Oddo, ndr) è biondino e molto diverso da ma crescendo sta diventando sempre più simile al fratello maggiore e quindi forse mi assomiglierà anche lui un po’ (si emoziona, ndr) ”

La stagione della sua carriera che ricorda con più piacere?
Quella a cavallo tra il 2006 e il 2007, la stagione in cui ho vinto tutto con il Milan: Champions League, Super Coppa Uefa, Coppa del Mondo per club, un’annata indimenticabile”.

Qual è e se c’è la sua occasione mancata come calciatore.
“E’ difficile trovarne una dopo una carriera come la mia ma se ci rifletto bene ne trovo due. Sodo la vittoria del Mondiale nella fase iniziale della gestione di Donadoni ero diventato titolare, ma poi a causa di un infortunio al menisco non sono stato convocato per gli europei 2008. L’altra fa parte dei tempi in cui giocavo nella Lazio ed è quella di non essere riuscito ad andare oltre le semifinali in Coppa Uefa, l’attuale Europa League”.

Una persona a cui come uomo si sente di dire grazie.
Ai miei genitori perché se sono cresciuto con dei sani principe dei valori perché se sono quello che sono oggi è solo grazie a loro e al modo in cui mi hanno cresciuto”.

A quasi 35 anni da compiere, qual è il suo sogno nel cassetto?
Ho tanti sogni che riguardano varie sfere della vita: sulla mia fine della carriera da calciatore, sullo studio e a sulle nuove prospettive dopo aver smesso di giocare. Ne ho tanti e non solo uno di sogni che si rinnovano e crescono anno dopo anno”.

Il Lecce si salva solo se ….
Solo se ci mette l’umiltà giusta perchè come ho detto più di una volta le qualità ci sono, ma in certe circostanze siamo poco umili. Dobbiamo diventare più gruppo e credo che questi siano i due presupposti per farcela”.