LECCE – Parola d’ordine: ripartire dagli errori. Giallorossi chiamati al decisivo salto di qualità
Due giorni dopo il pareggio interno con il Catanzaro, ci troviamo a commentare ed analizzare un risultato che ha scosso non poco l’ambiente leccese. Un esito finale che ha, come ammesso dagli stessi giallorossi che si sono presentati a parlare nel postpartita, più il sapore della sconfitta, viste le modalità in cui è arrivato e visto il sapore amaro di grande occasione sprecata (per infilare la quarta vittoria consecutiva e per risalire a -2 dalla vetta) che ha lasciato nella bocca di tutti, tra sostenitori ed addetti ai lavori.
Drammi e sterili polemiche, da sempre e quindi anche in questa circostanza, si sa bene come non portino da nessuna parte. E’ innegabile che l’avvio di campionato dei ragazzi di Lerda non è certo da buttar via, al netto dei soliti allarmisti ed incontentabili (ci vorrebbe minimo una squadra da metà classifica di Serie A per dominare incontrastata un campionato difficile come il Girone C di Lega Pro), ma altrettanto innegabile è che questo Lecce poteva fare qualcosa in più e che di errori, da parte di calciatori e staff, ce ne sono stati.
La storia del calcio ci insegna che le grandi squadre sanno sfruttare i momenti difficili, le sconfitte, gli errori commessi a loro favore, come benzina fondamentale nel lungo cammino di un campionato che non finirà certo domenica a Benevento. Allo stesso tempo, il big-match di domenica prossima sarà un ulteriore banco di prova per capire come la squadra avrà reagito al pareggio/sconfitta con il Catanzaro, quanto avrà saputo capire dove ha sbagliato e dove c’è da migliorare.
Le falle viste sabato scorso non sono certamente nulla di irrimediabile, ma la verità è che si ripetono da inizio stagione e portano tutte in una direzione: il Lecce non riesce a tenere la partita in mano per l’intero arco dei novanta minuti, nemmeno a risultato quasi acquisito. E’ impensabile vincere e dominare tutte le partite in un torneo tanto difficile che nasconde tante insidie, e qui non stiamo certo chiedendo questo ad una squadra che è tra le favorite al primo posto, ma non la più forte per distacco. Gestire ed amministrare meglio partita e risultato sono tuttavia un dovere per una squadra che punta al salto di categoria e che, troppo spesso, si trova a vedersi quasi sfuggire obiettivi che parevano già conquistati. Oltre al pareggio con il Catanzaro, spiccano le rimonte subite con Lupa Roma e Messina, con avversari che nulla avevano dimostrato nei rispettivi primi tempi e che, alle prime sortite offensive, hanno fatto saltare in aria il sistema giallorosso. Anche nelle vittorie, inoltre, il Lecce ha spesso dimostrato di mancare di quel pizzico di personalità per chiudere definitivamente il discorso-tre punti, per “ammazzare” sportivamente l’avversario: con Barletta, Paganese, Cosenza ed Aversa, compagini non certo d’alta fascia, i giallorossi hanno ottenuto quattro vittorie di misura in gare in cui, nei minuti finali, i giallorossi si sono sempre eccessivamente abbassati favorendo il ritrovo di un’intraprendenza mai avuta da parte degli avversari. Ed anche nelle altre gare, ad eccezione di quella dominata con la Casertana, il tecnico Lerda non è riuscito ad allestire una squadra in grado di avere la gara in mano, tra primi tempi regalati e vistosi cali nel finale, per più di un’ora di gioco, soffrendo sempre più di quanto le velleità offensive dei concorrenti potevano lasciar immaginare.
Come detto, nulla di irrimediabile, nessuna tragedia. Solo un’umile analisi, un piccolo spunto da cui ripartire, ben lungi dall’incoraggiare disfattismo nell’ambiente intorno ad una squadra in pienissima corsa al primo posto, ad un terzo di campionato ed alla vigilia di una gara importantissima sul campo della capolista. Ora, però, Moscardelli e compagni sono chiamati al salto di qualità: scendere in campo con la personalità delle grandi squadre. Quelle che, quando le lasci andare, non le riprendi più.
