LECCE – Pagellone finale: Legittimo e Lepore, cuori salentini. Perucchini il più forte, Curiale e De Feudis delusioni
Smaltita la delusione del ko nella semifinale playoff con il Foggia, in casa Lecce è tempo di fare un bilancio di quella che è stata la stagione passata per poi poter approntare nel dettaglio il futuro dei giallorossi. Da parte nostra, vi proponiamo il classico Pagellone di fine anno in cui abbiamo valutato l’annata dei protagonisti del Lecce 2015/2016.
PORTIERI:
Perucchini 7,5 – C’è poco da fare, il vero top player il Lecce lo aveva in porta. Trattenuto a fatica in estate, ha dimostrato di essere il miglior numero 1 della categoria risultando decisivo nella strepitosa serie di 18 risultati utili inanellata dai giallorossi grazie a prestazioni quasi sempre super. Nel finale un problema alla spalla lo ha quasi messo ko, ma grazie a lui la squadra ha comunque avuto qualche possibilità in più con il Foggia (30 presenze, 25 reti subite; media voto 6,41)
Bleve 6,5 – Si dimostra ancora una volta un ottimo secondo portiere. Chiamato a sostituire Perucchini proprio quando i giochi si facevano più duri risponde alla grande, peccando solo con Messina e Benevento. Per il resto, pienamente promosso (6 presenze, 5 reti subite; media voto 6,25)
Benassi 5 – Parte titolare e perde subito il posto dopo la debacle casalinga con la Fidelis Andria. Ha la possibilità di rifarsi in Coppa, ma le sue prestazioni sono altalenanti e chiude con il rosso con l’Akragas. Il meglio di sé lo da in panchina, caricando i compagni come fosse un tecnico in seconda (1 presenza, 3 reti subite; media voto 5)
DIFENSORI
Beduschi 5,5 – Doveva giocarsi il posto da titolare sulla corsia di destra con Lo Bue, ma nonostante il rivale di posto deluda non riesce a sfruttare le proprie chance e non conferma quanto di buono fatto vedere la stagione precedente. Dissidi con Braglia e società lo mettono di fatto fuori per la seconda di metà di stagione. Un sussulto solo quando scarica la sua rabbia nell’esultanza dopo il gran gol al Martina (8 presenze, 1 rete; media voto 5,58)
Freddi 6 – Dopo tante difficoltà iniziali, il centralone laziale trova la sua dimensione e una buona continuità con l’arrivo di Braglia. La sua stagione termina però già a febbraio, a causa di un’infortunio al tendine che toglie energie fondamentali al parco difensori. Non è riuscito ad esprimere appieno le proprie potenzialità (19 presenze, 0 reti; media voto 5,92)
Camisa 5 – Il suo acquisto sul gong del mercato estivo è stato accolto alla grande dai tifosi, memori dei successi con la Primavera. Tra i migliori nella mini-era dello sfortunato Asta, con il cambio in panca si è via via perso. Nel ritorno doveva essere un ricambio di fondamentale esperienza nei momenti-clou, ed invece le sue sciagurate prestazioni con Matera e Benevento sono costate carissimo (14 presenze, 0 reti; media voto 5,75)
Cosenza 6,5 – E’ il più forte tra i difensori del Lecce, e la sua assenza è pesata tantissimo ad Asta. Ripresosi dall’infortunio subito in Coppa a Cesena, è diventato il muro invalicabile di cui Braglia necessitava per costruire la sua difesa-bunker. Sul finire del campionato ha accusato un calo netto che lo ha visto sempre, ed un po’ a sorpresa, in difficoltà (26 presenze, 1 rete; media voto 6,15)
Alcibiade 6 – Giunto in giallorosso a mercato concluso perché svincolato dopo l’esperienza ungherese, è risultato il miglior acquisto di metà-torneo. Gettato nella mischia causa l’assenza di Freddi, è stato tra gli artefici del miglior momento dei salentini, con il gol suo a Monopoli che li aveva proiettati in vetta per una notte. Molti ricorderanno però i disastri stile-Gresko nella semifinale d’andata con il Foggia che hanno compromesso irrimediabilmente il cammino dei suoi (13 presenze, 1 rete; media voto 5,92)
Abruzzese 6,5 – Nonostante la sua qualità e la sua esperienza, è una delle sorprese dell’annata giallorossa, visto che fino a metà settembre doveva essere ceduto al Monopoli. Braglia lo ha reintegrato e gli ha dato fiducia, rendendolo perno della retroguardia. Protagonista spesso positivo, ha retto pur con qualche difficoltà nel pessimo finale della prima ottima difesa del tecnico grossetano (26 presenze, 0 reti; media voto 6,1)
Liviero 5 – Annunciato come un colpo di mercato, il terzino sinistro scuola Juve ha da subito evidenziato gravi limiti difensivi. Con il tempo ha avanzato il suo raggio d’azione, concentrandosi con discreto successo in quello che sapeva fare meglio, ovvero offrire assist ai compagni. La pessima semifinale d’andata con il Foggia lo ha inserito definitivamente nei flop stagionali (17 presenze, 0 reti; media voto 5,73)
Legittimo 7 – Al secondo ritorno dopo essere cresciuto nel Lecce ed averci rigiocato sotto Lerda nel 2012, è stato la più bella sorpresa. Una volta conquistata la maglia da titolare non l’ha più persa, mostrando encomiabile dedizione alla causa, spirito di sacrifico, affidabilità difensiva e anche ottima propensione all’assist buon per gli attaccanti. Dopo un torneo a tutta ha pagato qualcosa solo nelle ultime settimane, ma dopo aver dato davvero tanto (32 presenze, 0 reti; media voto 6,26)
Ceduti:
Lo Bue 5 – Qualche apparizione sottotono prima della cessione al Mantova (4 presenze, 0 reti; media voto 5,67)
Gigli 6 – Tra i migliori difensori del girone d’andata, la fine del prestito anticipata ha lasciato tutti un po’ perplessi (6 presenze, 0 reti; media voto 6,1)
CENTROCAMPISTI:
Lepore 7 – Il figliol prodigo della Curva Nord non ha deluso le aspettative, mettendo in campo costantemente il suo senso d’appartenenza e comportandosi da vero leader sempre, anche quando le prestazioni non sono state delle migliori. Dopo l’inizio da terzino ha avanzato il suo raggio d’azione, mettendo a segno ben 7 reti che lo portano a dividere con Legittimo il podio alle spalle di Perucchini. Se alcuni dei compagni avessero avuto la sua voglia di portare in alto i giallorossi, difficilmente l’obiettivo sarebbe stato mancato (36 presenze, 7 reti; media voto 6,26)
Papini 6,5 – Il capitano giallorosso, condottiero di mille battaglie, è stato chiamato all’ingrato ruolo di dirigere l’orchestra anziché interrompere la musica dell’avversario. Un ruolo che alla lunga ha pagato, ma che ha onorato alla grande con una lunga serie di prestazioni molto positivo, in cui ha dimostrato tutta la sua voglia di trascinare la squadra alla vittoria. Peccato non gli sia stato affiancato un elemento di maggiore qualità, perché come frangiflutti difficilmente ha deluso (34 presenze, 4 reti; media voto 6,13)
Salvi 6,5 – La sua assenza è pesata non poco nella prima metà di stagione, dove la squadra è talvolta mancata di nervo a metà campo. Una volta recuperato, in inverno si è dimostrato super ed è stato protagonista della rimonta interrotta solo sul più bello. Sul finire di stagione ha pagato qualche limite tecnico, soprattutto in quelle gare con le big in cui la sola corsa non è bastata al cospetto di avversari dalle qualità superiori (24 presenze, 1 rete; media voto 6,23)
De Feudis 5 – Da titolare (o quasi in Serie A) a riserva (e delusione) in Lega Pro. Il passo è stato purtroppo troppo breve per l’ex Cesena, che doveva essere il metronomo e leader della mediana giallorossa nella quale, salvo sporadiche occasioni (Martina e Paganese), non è mai stato protagonista ed è stato troppo presto messo ai margini. Da un elemento del suo curriculum era decisamente lecito attendersi di più (17 presenze, 1 rete; media voto 5,9)
Lo Sicco 6 – Ai limiti del senza voto, il centrocampista siciliano non è riuscito a dare un contributo adeguato dal giorno del suo arrivo dalla Pistoiese. Chiamato in causa solo nella fase più calda, ha comunque fatto la sua parte senza eccellere ma risultando comunque sempre sufficiente (5 presenze, 0 reti; media voto 6,25)
Carrozza 4,5 – Rimasto per rifarsi della brutta passata stagione, è riuscito a fare decisamente peggio. Mai incisivo, solo a tratti insidioso per gli avversari, ha dimostrato che i suoi tempi sono ormai ampiamente andati. Peccato non sia riuscito a dare il suo contributo nonostante le possibilità avute (14 presenze, 0 reti; media voto 5,38)
Vecsei 5,5 – La media tra la sufficienza piena del girone d’andata e la mediocrità di quello di ritorno. Arrivato via Bologna per dare imprevedibilità al centrocampo salentino, il talento ungherese è riuscito a dimostrare parte delle sue potenzialità fino a gennaio, salvo poi deludere le attese ogni volta che è stato chiamato in causa nei mesi successivi. Nel complesso, rimandato al primo esame d’italiano
Ceduti:
Suciu 4 – Doveva essere protagonista assoluto in mezzo al campo, e invece si è spesso dimostrato spaventato sul terreno del “Via del Mare” (8 presenze, 0 reti; media voto 5,31)
Pessina 6 – Vedi Gigli, è stato chiamato in causa poco dando comunque segnali positivi, ma al contempo è stato rispedito via troppo presto (3 presenze, 0 reti; media voto 6,5)
ATTACCANTI:
Doumbia 5,5 – Chiamato al tanto atteso salto di qualità, come negli anni precedenti si è invece dimostrato incostante, alternando buone uscite a deludenti prestazioni. Tanto capace di rompere le barricate avversarie quanto di perdersi anche in praterie apertissime e con rivali modesti, il franco-maliano non è riuscito a dare una mano concreta quando c’era bisogno proprio di un elemento dalle sue caratteristiche. Il gol fallito nel primo tempo della finale di ritorno di Foggia è la fotografia di quanto la sufficienza con cui affronta alcune circostanze ne stiano minando il talento (29 presenze, 4 reti; media voto 5,89)
Surraco 6 – L’elemento più talentuoso ed a tratti più acclamato dal pubblico riesce a strappare a Doumbia la palma di più scostante del plotoncino, perché capace di prove immense, da otto pieno e da trequartista di Serie A, così come di prestazioni da latitante puro. Tanti gol belli ma anche qualche giocata inutile nel suo campionato, compromesso da qualche fastidio fisico come pure dal suo eccessivo specchiarsi nelle sue qualità anziché renderle il più efficiente possibile. Davvero peccato, perché elementi molto meno di qualità dell’uruguagio hanno centrato obiettivi importanti (31 presenze, 6 reti; media voto 5,79)
Caturano 6 – Arrivato a gennaio per dare i gol che servivano alla squadra, ha fatto il suo dovere ha metà. Le marcature sono in parte arrivate, ma ci si aspettava che sfruttasse meglio determinate situazioni e che si integrasse meglio nel sistema di gioco di mister Braglia. Molto meglio da sostituto che da titolare (17 presenze, 6 reti; media voto 5,94)
Sowe 5,5 – Ha preso il posto di Diop, in tutto e per tutto. L’ex Modena si è dimostrato inefficiente in zona gol, salvo la parentesi con il Foggia a febbraio, ed ha fallito ogni volta che è stato schierato titolare. Buone potenzialità, ma più fumo che arrosto (9 presenze, 1 rete; media voto 5,75)
Curiale 5 – Divide con De Feudis la palma di elemento più deludente perché, come il mediano, è stato l’elemento accolto con i migliori favori in sede di campagna acquisti. Doveva essere il bomber di categoria, colui che la metteva dentro, ed invece ha dimostrato di sapersi mettere (con alterne fortune) al servizio della manovra ma di sbagliando davvero troppo in zona-gol. Quattro marcature sono davvero nulla per una punta come lui, e dopo la pessima prestazione di Benevento (e qualche litigio con Braglia) ha guardato gli atti conclusivi della stagione dalla panchina (26 presenze, 4 reti; media voto 5,66)
Moscardelli 6,5 – Anche quest’anno bomber di squadra, ma stavolta ancor di più poteva fare meglio. La condizione grossomodo c’è stata, ma all’andata sono mancati troppo i gol, arrivati invece nel girone di ritorno. Encomiabile il lavoro da leone indomabile al servizio della squadra, resta solo il rimpianto di non aver segnato con quel pizzico di continuità in più che avrebbe lanciato i giallorossi verso la vetta prima e con risultati migliori (33 presenze, 12 reti; media voto 6,02)
Ceduti:
Diop 5,5 – Vedi Sowe (stesse gare giocate, stesso numero di gol), ha fatto meno di ciò che ci si attendeva (9 presenze, 1 rete; media voto 5,42)
Cicerello sv – Uno scampolo di partita a Martina. Troppo poco per mettersi in mostra (1 presenza, 0 reti; media voto sv)
ALLENATORI E DIRIGENZA:
Asta 5 – In parte sfortunato, in parte testardo, a Lecce ha fatto vedere troppo poco delle sue possibilità Una vittoria in sei gare ed il pesante ko di Foggia che gli è costato la panchina. Avrà modo di rifarsi (media punti 1; media voto 5,42)
Braglia 6 – Dare un voto negativo a chi prende una squadra in mano ed in poche settimane la porta a lottare per il primo posto sarebbe ingiusto. Il tecnico toscano ha avuto il merito di trovare i giusti equilibri di una squadra non costruita per giocare bene quanto per vincere. E qui arriviamo alle note dolenti, perché una squadra di tale esperienza e con ricambi di tale qualità non poteva sciogliersi così clamorosamente proprio sul più bello, ma è da mettere agli atti che avversari come Benevento e Foggia erano tutto tranne che scogli facili da superare. Non tutto da buttare via, non tutto da conservare (media punti 1,94; media voto 6,09)
Dirigenza 6,5 – Buona la prima, perché alla torta realizzata in fretta e in furia nella calda estate salentina è mancata solo la ciliegina della promozione. Certo, molte scelte tecniche hanno lasciato a desiderare (troppi arrivi deludenti e la vicenda-Asta non gestita al meglio), ma Sticchi Damiani&co hanno dimostrato una vicinanza alla squadra ed una voglia di fare che a Lecce non si vedeva da tempo. Ora però la stagione da neofiti è già stata abbuonata, ed è arrivato il momento di non sbagliare più.
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