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LECCE – Giallorossi da lupi ad Agnelli. Ribaltare l’atteggiamento in campo per credere nell’impresa

Quando perdi una gara importantissima davanti al tuo pubblico, il dispiacere è sempre immenso, e non potrebbe essere altrimenti. Dopo il 2-3 di Lecce-Foggia, in casa giallorossa il clima non è certo dei migliori, con i tifosi che iniziano a vedere la finale dei playoff quasi come un miraggio, intimoriti dagli ancora vividi ricordi dei passati e sfortunati precedenti negli spareggi promozione. Oltre alla delusione per la debacle interna, in tutto l’ambiente trapela un rammarico immenso per l’inaccettabile partenza ad handicap che ha reso impossibile giocarsi la gara alla pari contro una squadra, quella di De Zerbi, già tra le più forti della categoria. Le due reti subite quando non erano passati nemmeno sette giri di lancette fa apparire il punteggio finale quasi come un sollievo, visto che molti tra i sostenitori salentini avevano temuto la goleada ed ora si aggrappano a quella sconfitta con il minimo scarto che lascia ancora accesa la speranza di una rimonta difficile da compiere.

Difficile ma non impossibile, a patto di non ripetere gli errori clamorosi commessi nel corso della gara d’andata. Al netto dell’approccio alla gara ai limiti dell’indescrivibile da parte di Papini e compagni, parzialmente (ma purtroppo non totalmente) bilanciato dalla reazione diesel che ha portato l’undici di Braglia a produrre più palle-gol rispetto agli ospiti nella totalità del match, ciò che invece i giallorossi non sono riusciti a correggere è stato l’atteggiamento in mezzo al campo. Più che lupi che dovevano difendere la propria tana sono apparsi come agnelli, ma non l’omonimo mediano del Foggia che, al contrario, ha spadroneggiato nella zona nevralgia. Quell’Agnelli è stato invece un vero e proprio lupo insaziabile, il migliore in campo per chi scrive, il quale ha fatto un sol boccone di un centrocampo, quello leccese, che non è riuscito a proteggere una difesa in bambola per quasi un’ora di gioco. Il capitano ospite correva per quattro, era sempre in anticipo, giocava semplice non sprecando un pallone ed aveva il monopolio delle seconde palle nella sua zona (e non solo). Impossibile competere se non si ha lo stesso atteggiamento, e Braglia dovrebbe spiegarlo con forza ai suoi, facendo vedere e rivedere loro il video del match per notare la netta differenza nella “fame di palloni” tra i suoi ragazzi e gli avversari, tra cui l’ex Agnelli è solo stato il miglior interprete.

Visto che il centrocampista rossonero preso in questione non è Gerrard e le sue controparti giallorosse non sono dei brocchi, bensì tutt’altro, nulla è irrimediabile, né il risultato parziale della semifinale playoff né tantomeno la condotta di gara che potrebbe invece portare i ragazzi di Braglia a fare l’impresa. Ma come può il Lecce riuscire a ribaltare le sorti del doppio confronto e conquistare l’agognata finale? Innanzitutto è chiaro che l’arma in più del Foggia è l’attacco ed il punto debole la difesa. Le due ali e bomber Iemmello sono clienti scomodissimi, ma Cosenza e compagni hanno dimostrato in passato di saperli fermare anche senza eccessive difficoltà. Che fine ha fatto quella difesa giallorossa che lasciava Perucchini in sdraio a prendere il sole e non subiva reti per settimane? Tocca a Braglia trovare la risposta, ma deve farlo in fretta perché è necessario andare allo “Zaccheria” forti di quella retroguardia granitica che aveva permesso al Lecce di effettuare una rimonta straordinaria. Messa in sicurezza la porta, è ovvio che i giallorossi dovranno segnare, ma la gara d’andata in cui l’attacco ha ben figurato ha palesato che le qualità di Moscardelli e soci possono pungere facilmente un Foggia troppo rappezzato dietro (Coletti e Gerbo sono centrocampisti, Loiacono è un terzino adattato a centrale e Di Chiara attacca meglio di quanto difende) per andare sugli allori. Le premesse ci sarebbero, ora sta al Lecce decidere se restare agnello o tornare ad essere lupo.