LECCE – L'”ABC” del calcio in quattro mesi…
L’ABC del calcio in quattro mesi. Dal paradiso, al purgatorio, all’inferno. Così, senza nemmeno rendersene conto. Ma da qualche ora, ufficialmente, si sono addensate su Lecce nubi nere, nerissime.
MAGGIO – Il Lecce saluta la massima serie. A Verona, contro il Chievo, 600 tifosi – bissando l’esempio della Nord contro la Fiorentina, proprio una settimana prima – dimostrano al mondo che Londra-Lecce sono collegate da un filo, visto che spesso si esalta la sportività del tifo made in England, invisibile, ma indistruttibile. Mani e voce a ritmo continuo, senza badare alla retrocessione, fresca di stampa, sancita da Vacek e dalla vittoria del Genoa.
GIUGNO – I salentini sono come il generale Custer: da una parte si devono difendere dalle accuse di Palazzi, nel caos-calcioscomesse, dall’altra devono “dire addio” ai Semeraro che tirano definitivamente i remi in barca, salutando il carrozzone allo sbando. Il 22 diventa ufficiale, la famiglia Tesoro prende in mano le redini del cavallo pazzo chiamato Lecce, il suo sellaio diventa Franco Lerda. Dettaglio non da poco: viene inserita una clausola nel contratto con un’opzione in caso di B ed una in caso di Lega Pro.
LUGLIO – Palazzi aleggia sempre più minaccioso, poi il 9 arriva la firma di Chevanton e per qualche momento tutto passa in secondo piano. Da lì parte l’allestimento della squadra: pochi rinforzi, l’indispensabile, essendo con le mani legate per la sentenza che pende sulla testa dei giallorossi. Arrivano Pià, Memushaj, Diniz, Bogliacino. Così come, spietati, arrivano accorati appelli indirizzati a chi non crede al progetto: “Fate le valigie se non ne volete fare parte” – è il senso delle parole schiette e sincere di Gennaro Delvecchio. In Salento non c’è spazio per i Don Abbondio.
AGOSTO – Il pallone inizia a rotolare, amichevoli e Coppa Italia in successione, mentre il giorno del giudizio si avvicina sempre di più. Chieti, 3-1 vittoria, Torino, 4-2 sconfitta, game over in Tim Cup. Il primo grado vede il Lecce retrocesso. Contemporaneamente, Andrea Masiello viene dichiarato “inattendibile” e Giuseppe Vives non colpevole di combine in Bari-Lecce del 15 maggio 2011.”nbsp;Semeraro jr. ha un macigno legato ad un piede e affonda trascinandosi la Lecce calcistica. Ieri è arrivato il responso sul secondo grado: Lega Pro. L’avv. Sticchi Damiani – insieme al suo staff – è pronto a rivolgersi al Tnas, l’ultima spiaggia. Ma ormai il finale è scritto.
Dopo quattro mesi debilitanti, soprattutto per i tifosi, il giallo ed il rosso si trovano in Prima Divisione (girone A al posto del Vicenza, ripescato?). In questo momento, il gancio al volto manderebbe a terra anche il miglior Mike “Iron Mike” Tyson della storia ma lo shock deve portare ad una reazione immediata.
Tesoro e co. hanno il compito più arduo: mantenere quota, tenere botta, rinsaldare le ali per evitare di precipitare nell’abisso. Tra voucher e abbonamenti a prezzi popolari la sfida è una: dimostrare che non sono le categorie a catalogare (perdonate il gioco di parole) una piazza. Fiorentina e Chievo, in particolare, lo ricordano bene: il ruggito giallorosso fa paura anche lontano dalle vetrine del calcio patinato.
