LECCE – Sotto con Juve Stabia, Taranto e Matera. Le chiacchiere stanno a zero, servono i risultati
Per la prima volta dall’inizio del nuovo corso targato Padalino-Meluso, il Lecce non ha lasciato il campo tra gli applausi di tutto lo stadio. E’ accaduto al termine della gara con il Cosenza, pareggiata giustamente e in cui i giallorossi hanno sfoggiato una prestazione non certo disastrosa (qualche fischio c’è stato, ma isolato e contenuto), ma che di certo non ha lasciato i tifosi granché entusiasti. Il fatto che si stiano usando toni grigi per descrivere una partita che ha visto l’undici di Padalino schiacciare per quasi un’ora gli avversari nella propria area di rigore, produrre una decina di palle-gol e rischiare davvero in due sole occasioni, nonché di etichettarla come la peggiore del campionato fino ad oggi, va visto in accezione positiva, poiché certamente qualsiasi squadra al mondo pagherebbe miliardi (ad averceli) per essere padrona del campo anche nelle sue peggiori giornate. Conti alla mano, però, l’appuntamento con la vittoria è ancora rimandato, ed i tre punti mancano da un mese. Cosa che non promette bene alla vigilia di tre tra le gare più difficili dell’anno.
Juve Stabia, Taranto e Matera. E’ questo il tour de force a cui è chiamata la compagine salentina, non certo galvanizzata dall’arrivarci con il misero bottino di tre punti ottenuti nelle ultime quattro gare. Perseguire una ben definita idea di gioco e saperla interpretare al meglio possibile è sicuramente un vanto e un riconoscimento che va dato a Padalino, capace di riconsegnare al Lecce (dopo lungo tempo) la capacità di fare la partita sempre e comunque, ma il tutto è spogliato se non di significato almeno di prestigio quando non è accompagnato dai risultati. Proseguire sulla “retta via” dell’identità proposta dal tecnico non ha infatti consentito alla squadra giallorossa, per il momento, di esprimere al meglio le proprie qualità con le squadre di alta classifica, visto che il trittico di appuntamenti (due dei quali in casa) con Catania, Foggia e Cosenza, le uniche big affrontate in tredici giornate, ha portato in saccoccia appena due punti, qualche consapevolezza in più ma anche tanto rammarico. Alla settimana di vigilia della trasferta in casa della capolista, a cui seguirà la sempre insidiosa (per motivi ambientali più che tecnici) trasferta di Taranto e la supersfida al “Via del Mare” con il Matera, è tempo di lasciare da parte ciò che viene comunemente annoverato come “chiacchiera”, per concentrarsi sulla ricerca di un risultato senza il quale qualsiasi tipo di identità, sia essa propositiva o meno, diminuisce di valore.
Il Lecce, è inutile negarlo, ha le qualità (un po’ meno le quantità intese come ricambi all’altezza dei titolari, ma di questo se ne parlerà più avanti) per far fronte a questi ostacoli, per riproporre lo spettacolo offerto con Akragas, Catanzaro e Virtus Francavilla anche con avversari di maggiore caratura. I giallorossi devono però specchiarsi meno in sé stessi, sacrificando magari qualche passaggio o qualche percentuale di possesso palla in nome di una ricerca della profondità e di una intensità di gioco che (e lo si è visto con il Cosenza) è garanzia (o quasi) di successo per un undici che può vantare elementi di un certo spessore. Insomma, gli ingredienti per tornare a sorridere a trentadue denti ci sono tutti. E’ tempo che il Lecce sia maggiormente consapevole non solo delle sue caratteristiche o della sua forza, ma anche che, nel calcio, il risultato non è l’unica cosa che conta, ma è quella più importante.
