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LECCE – Il gioco del bivio

Da una parte l'autogestione, dall'altra il cambio di proprietà. Il futuro del Lecce è davanti ad un bivio, almeno nelle idee. Diversi interlocutori hanno manifestato il loro interesse per rilevare la società giallorossa, ma resta da verificare se queste richieste d'informazioni possano tradursi, in tempi brevi, in operazioni concrete.

L'interesse della cordata del Nord-Est è fondato, i prossimi sette giorni serviranno per "pesarlo". Tra voci e smentite (è il gioco della parti, viste le circostanze) prende corpo l'ipotesi dell'autogestione finanziaria. Vale a dire: amministrare gli introiti derivati dalla salvezza e dalle cessioni "eccellenti" per provare a mantenere la categoria con investimenti mirati e diversi prestiti sulla scia di Marilungo e Bertolacci.

Al tesoretto della salvezza, quindi, bisognerà sommare i ricavi dalle cessioni (molto probabili, quasi certe) di Rosati, Mesbah e Cacia, di cui il Lecce detiene ancora metà cartellino. L'attaccante di Catanzaro ha disputato una grande stagione a Piacenza, ambiente che ne esalta le qualità: ora lo vogliono le big della cadetteria, dove sembra offrire garanzie tecniche e di gol.

In questo scenario la prossima settimana si preannuncia decisiva per le scelte di direttore sportivo e tecnico, indispensabili per dare il via alle difficili trattative che porteranno alla costruzione della nuova squadra. Da discutere anche i contratti in scadenza (Fabiano e Chevanton su tutti, oltre a Di Michele che aveva un accordo per il rinnovo) e le comproprietà di Munari e Brivio.

La dirigenza sembra orientata a chiedere il rinnovo dei prestiti di Tomovic, Donati e Bertolacci, anche se quest'ultimo è sotto la lente d'ingrandimento della Roma (dove è cresciuto) e, si vocifera, dell'Inter. Al bivio anche la sede del ritiro: o la storica (ormai) Tarvisio o Dimaro, in Trentino. Destra o sinistra? Di sicuro quest'incrocio pericoloso va sgombrato al più presto.