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LECCE – Giallorossi, il problema è in panchina. “Titolarissimi” esclusi l’apporto è stato minimo

Per capire che Pasquale Padalino avesse in mente schemi e interpreti ben precisi per costruire il suo Lecce non ci è voluto tantissimo, anzi. Siamo a metà novembre, ma già da un paio di mesi è stato chiaro a tutti, tra tifosi e addetti ai lavori, che al netto di infortuni e squalifiche, ci sarebbe stato un plotoncino di “titolarissimi” che avrebbero preso la scena con continuità, vista la poca propensione al cambiamento del tecnico foggiano. Una scelta che fino a qualche gara fa stava ampiamente pagando, visto che i giallorossi rasentavano la perfezione dopo essersi stabilizzati in testa alla classifica grazie ad un attacco da sogno e una difesa super. Era però impensabile costruire le basi per un torneo di vertice senza quel turnover necessario per far rifiatare qualcuno o per sostituire gli acciaccati, ed ecco che ad un certo punto è stato necessario ricorrere a quelle che ormai tutti, numeri alla mano, considerano le riserve, una sorta di “Lecce B” che, al momento, non ha dato l’apporto necessario alla causa.

Gomis tra i pali, Vitofrancesco, Cosenza, Giosa e Ciancio in difesa, Lepore, Arrigoni e Mancosu in mediana ed il tridente da sogno Pacilli-Caturano-Torromino davanti. Questa era la formazione scesa in campo alla prima giornata in casa del Monopoli (la stessa protagonista precedentemente in Coppa Italia, ad eccezione di “Hulk”, fresco dell’arrivo dal Crotone), ed a lungo andare solo il portiere di origini senegalesi ha perso il posto da titolare in favore di Bleve, che ha approfittato al meglio del forfait di Melfi del collega di porta per mettersi in mostra. Ad eccezione del numero 1 salentino e del sorprendente Drudi, i quali con continuità di prestazioni hanno dimostrato di poter essere considerati dei titolari a tutti gli effetti, per il resto il contributo offerto da chi è stato chiamato a gara in corso per raddrizzare il risultato o per sostituire dall’inizio uno degli elementi della formazione-tipo è stato, fino ad oggi e salvo sporadiche eccezioni, inadeguato.

A rendere meglio l’idea di un dato che ha del clamoroso per un club da primi posti come il Lecce ci sono i numeri. Dei 23 gol fatti dai giallorossi, tutti sono stati realizzati dai sopracitati “preferiti”, e solo in un caso la marcatura è arrivata da un elemento che era partito dalla panchina (Pacilli a Siracusa). In termini di risultati, invece, da segnalare in positivo solo la prova di Tsonev con il Francavilla (il bulgaro sostituiva l’infortunato Pacilli), mentre negli altri casi, quando Padalino ha avuto bisogno di abbozzare un turnover o di chiamare in soccorso qualcuno a gara in corso, questi o hanno deluso non dando l’apporto sperato (su tutte le deludenti prove di Vinetot con il Fondi e di Fiordilino con il Cosenza) o hanno addirittura contribuito al brusco calo subito dalla squadra nel finale che ha poi compromesso il risultato, vedi i punti buttati via a Vibo Valentia e Catania. Insomma, dopo quasi tre mesi di campionato non è difficile trarre la conclusione che al momento le certezze di Padalino sono qualitativamente importanti da quantitativamente modeste. Le soluzioni possono dunque essere due: o il tecnico riuscirà il prima possibile (e con qualche sforzo) a trovare la quadratura del cerchio “svegliando” quegli elementi da cui ci si attende decisamente di più (Vutov, Doumbia e Fiordilino su tutti), oppure non resterà altro che sperare che i 12-13 “titolarissimi” tengano botta fino a gennaio, quando si spera il ds Meluso possa portare forze fresche da inserire con maggiore costanza e far rifiatare senza patemi gli elementi più importanti.