LECCE – Giallorossi mangia-allenatori, siamo a nove nell’era Lega Pro. Nessuno ha fatto peggio
C’erano una volta Maurizio Zamparini e Massimo Cellino, ora c’è il Lecce. Così potrebbe esordire chi si accingesse a raccontare la storia di quei presidenti, o di quei club, divenuti famosi per la capacità di cambiare guida tecnica con una facilità maggiore rispetto ad altri. Se infatti il passato recente del calcio italiano ha visto nei due sopracitati vulcanici presidenti i migliori interpreti dell’arte dell’esonero, negli ultimi anni lo scettro è passato al club salentino che, da quando è tornato in Lega Pro, ha registrato ben nove cambi di guida tecnica in poco più di tre anni.
Nello stesso periodo Zamparini si è fermato a sette per il suo Palermo, mentre Cellino, tra Cagliari e Leeds United, è riuscito a fare “meglio” non andando però, al momento, oltre gli otto allenatori. Come detto, invece, il club prima dei Tesoro ed ora della cordata Tundo-Liguori-Sticchi Damiani ha contato ben nove cambiamenti, complici i mai soddisfacenti risultati ottenuti nel limbo della terza serie. Lerda, Toma, Gustinetti, Moriero, ancora Lerda, Pagliari, Bollini, Asta e Braglia: sono questi i nomi che pongono i giallorossi in cima alla non esaltante classifica (a pari merito con il Cagliari) dei club tutt’ora militanti tra i professionisti con più cambiamenti in panchina dall’agosto 2012 ad oggi. Peggio hanno fatto in realtà Reggina (10 allenatori cambiati), Aversa (11) e Grosseto (addirittura 16), che però giocano attualmente in Serie D e sono quindi fuori da questa particolare graduatoria.
Mai, nel passato del Lecce, si erano registrate così tante novità in panchina nello stesso lasso di tempo, anche perché mai vi è stato un periodo paragonabile a quello che stanno vivendo attualmente i giallorossi, per la prima volta nella loro storia costretti restare per più di una stagione in terza serie dopo i fasti della Serie A. Un ambientamento nella nuova realtà che, nonostante siano passati già più di tre anni, dalle parti del capoluogo salentino non sono ancora riusciti a compiere, e che è lo step necessario per costruire basi stabili da cui poter risalire. Su questo punto ha insistito molto mister Piero Braglia nel giorno della sua presentazione. Il tecnico grossetano, da vecchio lupo della Serie C quale è, sa benissimo che sganciarsi dal passato è fondamentale per poter esprimersi meglio nel presente e raggiungere determinati obiettivi. Obiettivi che, se raggiunti, potranno evitargli di fare la fine di chi lo ha preceduto sulla scottante panchina del Lecce.
