Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

LECCE – Esperto in “mezzi miracoli” di Lega Pro, in ottimi rapporti con Braglia. Tutto sul neo-ds Meluso

Annunciato ufficialmente alla stampa lo scorso lunedì, il nuovo direttore sportivo Mauro Meluso rappresenta la prima tessera che andrà a comporre il nuovo Lecce. Nonostante sia nel mondo del calcio da ormai quasi quarant’anni, il ds non è certo un nome particolarmente noto per i tifosi salentini, che nello stesso lasso di tempo molto raramente hanno militato nella medesima categoria in cui metteva in mostra le proprie qualità da attaccante prima e da scopritore di talenti poi il direttore giallorosso, che per tale motivo ora andremo a conoscere meglio.

Cosentino classe ’65, Meluso può vantare una carriera da calciatore professionista lunga 13 anni che lo ha visto esordire 17enne in Serie B con la Lazio e, un anno dopo, in massima serie sempre con i biancocelesti. Poi ancora Serie A con la Cremonese prima di trovare la propria dimensione tra C1 e B con Salernitana, Monopoli (89 presenze e 20 reti in biancoverde) e con il Foggia di Zeman. Nel 1990 la prima avventura nel Salento da punta del Casarano (31 partite giocate e 6 gol all’attivo), per poi chiudere la carriera sul campo di gioco con le annate a Messina e con il gialloblù della Fermana.

Appesi gli scarpini al chiodo nel ’95 dopo l’avventura nella cittadina marchigiana, pochi chilometri più a sud ha invece inizio la sua nuova vita da direttore sportivo. E’ la stagione 1997-1998 quando il presidente del Teramo Giovanni Cerulli lo sceglie come responsabile dell’area tecnica. Poche settimane dopo il club cambia proprietà, ma la nuova dirigenza diede comunque fiducia all’esordiente ds, che ricambiò allestendo una rosa di qualità capace di centrare il quarto posto in campionato e venendo eliminata in semifinale playoff dall’Arezzo. L’ottimo campionato d’esordio del Meluso dirigente ha attirato le attenzioni del Foggia di Franco Sensi, club dal passato illustre ma che nel ’98-’99 viveva un periodo di grande crisi. La chiamata arrivò a febbraio con la squadra proiettata verso la retrocessione con l’obiettivo di programmare, stavolta da direttore generale, la pronta risalita, solo sfiorata nel ’99-’00 con un altro quarto posto ed un altra semifinale playoff persa, stavolta con l’Acireale. Da segnalare nell’avventura in terra dauna la scelta, da parte di Meluso, di puntare su Piero Braglia, chiamato a sostituire Fabio Brini e protagonista di un ottimo torneo.

Dal 2001 al 2004 il cosentino è al Pisa. In quel periodo i nerazzurri sono costantemente nelle zone alte della terza serie nazionale, con il picco raggiunto nel 2003 della finale playoff persa con l’Albinoleffe al termine di un campionato concluso al quarto posto. Dopo aver solo sfiorato la Serie B con la formazione toscana, Meluso la conquista nel dicembre 2004, quando è chiamato dalla Ternana per raddrizzare, nel mercato di gennaio, una stagione partita non troppo bene per le fere. Alla fine gli umbri concludono con un ottimo nono posto, ma in estate il ds non rinnova e sposa invece il progetto della Sangiovannese, piccolo club della provincia di Arezzo militante in Serie C1. Con gli azzurri sfiora quello che sarebbe stato un vero e proprio miracolo sportivo, conquistando un ottimo quinto posto (miglior risultato di sempre nella loro storia) nel girone B, quello dominato dal Napoli di Edi Reja, e perdendo la semifinale playoff con il Frosinone che avrebbe poi conquistato il salto di categoria. Alla guida di quella Sangiovannese, a dimostrare l’ottima sintonia con Meluso, c’era ancora una volta Piero Braglia, carattere diverso ma stesso modo di vedere il calcio, con passione ed un pizzico di anticonformismo, rispetto al ds.

L’ottima stagione nella Val d’Arno riporta il direttore di Cosenza in una big della categoria. Nel 2006 viene infatti scelto dal Padova, il cui progetto pluriennale è quello di tornare tra i cadetti dopo un decennio. Impresa che riesce nel campionato ’08-’09, concluso con l’ennesimo quarto posto seguito però in questo caso dalla vittoria negli spareggi-promozione. Al triennio patavino fa seguito, a partire dall’estate 2011, un biennio alla guida dell’area tecnica del Frosinone. In Ciociaria non arrivano esaltanti risultati sportivi, ma Meluso getta di fatto le basi (ben sei gialloazzurri hanno giocato quest’anno in massima serie) per quella che sarà la struttura della squadra che arriverà fino alla storica Serie A salutata solo qualche settimana fa. Nel maggio 2014 firma per il club della sua città natale, il Cosenza fresco di ritorno in terza serie dopo anni difficilissimi nei dilettanti. Nel biennio rossoblù Meluso compie un altro mezzo miracolo. Prima costruisce una squadra fatta di giovani e di qualche giocatore più esperto in rampa di lancio (Calderini e De Angelis su tutti), conquistando agevolmente la salvezza, e poi seguendo le stesse linee guida con un budget limitato lotta addirittura per il primo posto, concludendo al quinto e mancando i playoff per tre soli punti. Un risultato di tutto rispetto, che lo ha portato alle attenzioni della dirigenza del Lecce, di cui sarà il nuovo direttore sportivo.