Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

LECCE – De Canio verso il ‘suo’ derby col Matera: “Fa male vedere i giallorossi in Lega Pro…”

Lui, comunque, ne uscirà vincitore. Qualsiasi sia il risultato di MateraLecce di sabato prossimo. Materano d’origine, ha vestito 221 volte la maglia della sua città, centrando la promozione in C e in B. Poi, da allenatore, sbarca sulla panchina del Lecce nel 2009 in Serie A, riparte dalla B, centra la promozione in A vincendo il campionato cadetto, si salva con una giornata d’anticipo vincendo quel famoso e chiaccheratissimo derby a Bari per 2-0. In seguito alle polemiche nate con l’allora presidente Pierandrea Semeraro, decide di dimettersi, restando per diversi mesi fermo.

Luigi De Canio, nell’intervista rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno, gioca il ‘suo’ personalissimo derby: “Parlo da sportivo, dato che non conosco più nessuno dei dirigenti di entrambi i club. La preparazione e la bravura dei due allenatori è garanzia dal punto di vista tecnico: sarà una bella gara, spero in un pareggio, egoisticamente. Anche se so che non farà piacere ai miei amici materani e leccesi”.

Sul Lecce in Lega Pro: “I cicli passano, è accaduto a molte società. Il calcio è pieno di queste storie. Da uomini di sport e da tifosi è sicuramente un dispiacere, ma quanto accade deve far riflettere su che cosa è diventato il calcio e sull’opportunità di voler inseguire obiettivi a volte impossibili, o ancora sulla capacità dei dirigenti di ottimizzare i loro investimenti. Vedere il Lecce in Lega Pro mi fa male. Se dovessi parlare o dire qualcosa su quanto accaduto, si riaprirebbero ferite mai chiuse. E non voglio passare per persona polemica.

Infine, sul suo ruolo di allenatore-team manager, rivestito ai tempi giallorossi: “Io dicevo che bisognava ripartire da un calcio sosteniibile, unica soluzione per restare a galla a certi livelli. Quell’esperienza, però, non fu compresa, pazienza. Io ero un semplice referente tecnico, la figura del ds non si può cancellare, mi limitavo a suggerire calciatori che potevano permetterci di rispettare il bilancio. Poi è successo che, nonostante i risultati ottenuti, sono rimasto fermo per dieci mesi. Questo è l’ambiente del calcio, accettiamone aspetti positivi e negativi. Del resto – amara conclusione – si sa che in Italia la meritocrazia non conta”.