LECCE – Concretezza e mancata continuità i principali flop della stagione giallorossa

bollini alberto michel caputo

Quando una stagione parte e, illusori periodi di “alti” eslcusi, continua con un trend non all’altezza delle aspettative, giocare a trovare colpevoli, capri espiatori e obiettivi falliti è la cosa più facile del mondo. La realtà e la storia del calcio ci dicono però che, quando le cose vanno male, è quantomeno superfluo e controproducente ricercare la matrice di tutti gli errori in una sola figura o in una sola mossa. La dirigenza del Lecce ha innegabilmente compiuto degli errori in sede di costruzione della rosa, così come alcune decisioni degli allenatori (chi più, chi meno) posso essere apparse quantomeno azzardate, fino ad arrivare agli scivoloni, in campo e fuori, di alcuni calciatori. Tutti elementi che, sommati, hanno portato alla situazione, non disastrosa ma nemmeno sufficiente, che vive attualmente la squadra in campionato. Una situazione complessiva che, considerate le giornate che mancano al termine del campionato, è più logico che vada analizzata a giugno.

Per gli stessi motivi, con nove gare più eventuali play-off da giocare, sarebbe opportuno riflettere, per poter tentare (per l’ennesima volta) di correggere il tiro in corso d’opera, su due elementi, riguardanti prettamente il campo da gioco, che più di tutti sono mancati a Moscardelli e compagni in questa stagione e che molto hanno influito sulla perdita di terreno in classifica dei giallorossi: la concretezza e la mancanza di continuità.

Da due anni e più nella sala stampa del “Via del Mare” riecheggiano puntualmente, in ogni pre o postpartita, queste parole, senza che mai un tecnico abbia risolto il problema dell’incredibile scarto tra le volte in cui sono state pronunciate e ciò che, effettivamente, si è poi registrato in campo. Rimanendo alla stagione in corso, il Lecce di Lerda, Pagliari ed ora Bollini è una delle squadre meno concrete mai viste su un campo di terza serie, come chiaramente dimostra  il rapporto occasioni create/reti che in casa giallorossa raggiunge l’allarmante (dal punto di vista realizzativo) proporzione di un gol ogni sette azioni da rete. Se si pensa poi che la Salernitana capolista è riuscita a vincere ben cinque volte (ultima la gara di Lecce) tramutando in oro l’unico o gli unici tiri in porta della sua partita e che Miccoli e compagni hanno invece perso cinque gare (Messina, Martina, Reggina, Casertana e Salernitana) subendo un totale di otto reti in altrettanti tiri in porta, lo scarto di tredici punti in classifica che separa le due compagini è presto spiegato.

Alla disarmante sterilità sotto porta, clamorosamente espressa nel finale del big match di mercoledì in cui Bollini ha schierato quattro esterni d’attacco e zero punte (risultato: tanti dribbling fumosi e due clamorose occasioni fallite), il Lecce unisce una mancanza di continuità di risultati, anch’essa inutilmente acclamata in conferenza stampa e che mai ha trovato riscontro nella realtà, se non nella serie di risultati utili interni del girone d’andata poi vanificati da altalenanti prestazioni fuori casa. Va detto che questo deficit è strettamente correlato alla bassa percentuale realizzativa dei giallorossi, poiché è impensabile aver bisogno di sette nitide occasioni da rete a partita per poter realizzare un gol che consenta di vincere una gara ed inanellare una serie di risultati utili consecutivi che permettano alla squadra di risalire la china.

Più che sulla gestione tattica del match, di cui mister Bollini si è subito dimostrato più che all’altezza, il tecnico di Poggio Rusco dovrà lavorare su questi aspetti, per evitare che una stagione non all’altezza delle aspettative si trasformi in un flop clamoroso, mancando l’accesso ai play-off. E sarà proprio negli eventuali spareggi che ci sarà bisogno di un Lecce magari meno bello, ma sicuramente più concreto perché, per riuscire a salutare finalmente la categoria, non c’è altra strada.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già collaboratore de Il Giornale di Puglia, il Corriere dello Sport e, dal 2013, redattore di SalentoSport.net.

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