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LECCE – Calo fisico, troppa pressione o solo sfortuna? Ecco i motivi del doppio passo falso giallorosso

Ad una settimana dall’inatteso e parzialmente immeritato ko interno con il Matera, ecco che i tifosi del Lecce sono chiamati a digerire un altro boccone amaro non da poco, ovvero il mancato successo con l’Akragas. Lo 0-0 arrivato con i siciliani ha di meglio rispetto al risultato con i lucani solo l’aver mosso la classifica: una consolazione troppo tenue arrivati a questo punto della stagione. I giallorossi escono infatti non con le ossa rotte, ma in larga parte ridimensionati da un doppio turno casalingo in cui anche i più pessimisti si sarebbero aspettati di portare a casa almeno 3 o 4 punti. Un’aspettativa probabilmente dettata da un’analisi troppo superficiale, ma che era assolutamente giustificabile dall‘inarrestabile cavalcata di rimonta di cui l’undici di Braglia era stato protagonista e che lo aveva visto superare pressoché ogni ostacolo per oltre cinque mesi. Ma allora come è possibile che una squadra che fino a poco tempo fa non aveva mai fallito, è incappata in due uscite a vuoto consecutive proprio sul più bello, con il primo posto ormai alla portata?

In primis, nelle ultime due gare Moscardelli e compagni hanno pagato qualcosa sul piano fisico. Nulla di preoccupante, ma i cali registrati nei finali delle sopracitate partite, in cui molti degli uomini in giallorosso sono apparsi sulle gambe e poco lucidi (con l’Akragas un ruolo importante lo ha svolto il primo caldo della stagione), hanno sicuramente influito sui mancati successi. Emblematici, a tal proposito, i contropiede subiti ad opera di De Rose, match-winner della gara con il Matera, e Cristaldi, ad un passo dal bissare la fuga del mediano calabrese a una settimana di distanza. In secondo luogo, come ammesso dallo stesso Braglia, la squadra (al contrario di quanto “promesso” in sala stampa) ha iniziato a pensare un po’ troppo agli altri, cosa che non era avvenuta nei mesi precedenti quando, lontano dalla vetta, il Lecce giocava con la libertà di chi deve sì risalire la china, ma senza l’assillo di guardare in casa di dirette concorrenti che ancora non esistevano. Tale atteggiamento errato ha portato in campo pressioni e deconcentrazione praticamente sconosciute nei mesi precedenti, quando i giallorossi erano stati capaci di sbagliare zero in difesa e di capitalizzare almeno la metà delle palle-gol in avanti. Tra Matera e Akragas, i salentini hanno creato quasi venti nitide occasione da rete, realizzando appena un gol. Le prestazioni stoiche di Bifulco e Vono, portieri avversari e man of the match delle due gare, nonché la sfortuna di palloni che si sono spesso persi sul fondo per pochi millimetri, non sono comunque sufficienti a giustificare le troppe opportunità sciupate.

Se sul fattore-fortuna non si può intervenire, così come non si può negare ad un numero 1 qualsiasi di trasformarsi in Peter Schmeichel, Piero Braglia può invece mettere mano agli altre due aspetti. Le gare con Matera ed Akragas appartengono al passato, e fare un dramma dei due mancati successi sarebbe stupido ed improduttivo. Il tecnico grossetano dovrà essere bravo nell‘isolare la squadra da pressioni mediatiche che prima non aveva ma che adesso, nella fase clou-del torneo, è normale si facciano sentire. Sul piano tattico e/o tecnico poco da dire perché, al netto degli esiti, il Lecce non ha certo giocato peggio di tante altre partite in cui i tre punti sono stati agevolmente portati a casa, creando anzi come poche volte fatto in precedenze. Solo errori individuali hanno punito i giallorossi, e forse un po’ di turnover in mediana ed in attacco non farebbe male per recuperare freschezza fisica e mentale. Il futuro del Lecce, riguardi esso la lotta per il primo posto o per i play-off, è tutto da scrivere. Serve solo ricominciare a vincere, e farlo fino a quando ce ne sarà la possibilità.