LECCE – Bilancio di fine mercato, Sticchi: “Lavoro da 30 e lode”. Corvino: “Sessioni difficilissime”
Giornata di riassunti, bilanci e punti della situazione in casa Lecce. Si è da poco conclusa la lunga conferenza stampa che ha visto protagonisti il presidente Saverio Sticchi Damiani ed il direttore tecnico Pantaleo Corvino, i quali hanno affrontati vari aspetti legati al club giallorosso.
Il primo a prendere parola è stato il presidente, che ha tirato le somme del lavoro svolto: “A seguito della retrocessione abbiamo trascinato in B una serie di contratti per un monte ingaggi totale di circa 15 milioni. Rispetto a questo monte, percepiremo, perché non l’abbiamo ancora percepito, un paracadute di 7 milioni. A Corvino abbiamo chiesto di valorizzare questa possibilità di investimento evitando che sia legato al risultato sportivo del momento, ma in un’ottica più ampia. Gli abbiamo chiesto di lavorare su quattro fronti, seguendo altrettante linee guida. La prima prevedeva l’eliminazione, nel giro di quattro mesi, di tutti i giocatori non funzionali al progetto tecnico o scontenti perché proiettati altrove. Andava poi rafforzata la rosa con elementi subito in grado di essere utili, perché maturi e pronti per questo tipo di campionato. Le nostre ambizioni restano intatte, ma vanno perseguite con criterio. Volevamo dunque acquistare giovani a titolo definitivo per avere talenti da utilizzare per il futuro. L’obiettivo era evitare il più possibile prestiti. Sapete chi sono stati questi innesti, e molti hanno dimostrato di essere subito utili, quindi da subito funzionali e pressoché tutti di proprietà. Infine, serviva lavorare per l’acquisizione a titolo definitivo di ragazzi per il settore giovanile. Abbiamo fatto uno screening sul territorio salentino con il direttore Delvecchio, capendo quello che poteva offrirci. Per il resto siamo andati a cercare anche oltre i confini nazionali. Sono arrivati tredici elementi di proprietà, ed abbiamo una Primavera che gioca sotto età proprio per valorizzare questi talenti. L’obiettivo è creare una società sempre più solida, con forme di sostegno alternative ai tanti introiti che stanno mancando in questo periodo. Corvino sta realizzando un’impresa, merita 30 e lode per l’impegno”.
Sul campionato ha aggiunto: “Abbiamo conquistato 30 faticosissimi punti, non spensierati, e sapete bene perché, come quelli di due anni fa. Siamo riusciti a tenere accesa quella fiamma di speranza di una lotta promozione immediata, la quale deve essere vista come un privilegio. Va visto con leggerezza, apprezzando gli sforzi compiuti e non con l’angoscia che non sia subito un incendio, un anno subito vincente. Questo può farci apprezzare di più una vittoria insperata, un pareggio esterno. Poi sappiamo benissimo che vincere cambia la vita a tutti. Ma per noi se non dovessimo riuscirci non si tratterebbe di fallimento“.
Infine una battuta su Falco: “Non mi sono mai risparmiato nel rapporto umano con i calciatori. E’ atipico in un mondo come quello del calcio, ma abbiamo raggiunto risultati importanti anche e soprattutto grazie a questi legami che siamo riusciti a creare nel tempo, e nella coesione che ne scaturisce. Forse però quest’anno ho capito che magari in passato siamo stati troppo buoni con alcuni elementi. Non sempre c’è voglia ed intelligenza per capire certi valori. Ha detto che molti parlano senza conoscere la vicenda? Menomale per lui che la gente non conosca il perché, aggiungo”.
E’ toccato poi intervenire al direttore Corvino, che ha evidenziato quelli che erano gli obiettivi: “Non era facile valorizzare la rosa con innesti di qualità. Perché il progetto è futuro, ma volevamo sempre tenere accesa la speranza per essere vicini ai posti validi per la promozione, per poter sfruttare ogni occasione. Non dimentichiamo però che questo è un campionato talmente difficile che non è impossibile rischiare di retrocedere nonostante una grande rosa. Non era facile nemmeno creare un patrimonio di talenti, per prima squadra e settore giovanile, che non c’era, né dare nuove strutture al club. Abbiamo fatto il possibile seguendo questi aspetti, e credo che sia stato realizzato un bel vestito che ora deve modellarsi sulla squadra. Con chimica, convinzione e superamento delle criticità tipiche di una via nuova ci possiamo togliere sempre più soddisfazioni”.
Investire sui giovani stranieri è stato quasi un obbligo: I giovani italiani costano l’ira di Dio. Nessuno te li regala, costano tantissimo e prenderli in prestito per crescerli ad altri non ha senso. Io ho sempre agito così, cercando di creare una base per crescermi i talenti in casa. Abbiamo investito sugli stranieri perché, a parità di talento, hanno prezzi molto più abbordabili. Sono dovuto andare in mercati non usuali. Se lo fa l’Udinese sono fenomeni, lo fa Corvino e mi dicono che non lavoro con gli italiani. Ho lasciato la Fiorentina con 7 titolari italiani. Lasciai il Lecce con tantissimi italiani, giovani e non. Non ho nulla contro i talenti italiani, ma ogni club ha dei costi, non siamo scuole calcio e dobbiamo lavorare sulle potenzialità per raggiungere degli obiettivi. Se avessimo i fenomeni dentro casa saremmo tutti più contenti, altrimenti vanno cercati pure al Polo Nord. E devi essere bravo per arrivarci al Polo Nord”.
C’è fiducia per i nuovi acquisti: “Yalcin era un’idea inizialmente impossibile, ma strada facendo ci sono stati degli spiragli e abbiamo colto l’occasione importantissima. Servivano altri elementi per allungare il parco attaccanti giallorosso, ed ha caratteristiche utili al gioco di Corini, di grande qualità. Maggio? Eravamo contento di ciò che Adjapong stava facendo e di come lo stava facendo. Volevamo un elemento offensivo sulla fascia destra, pur sapendo di pagare qualcosa sul piano difensivo. Purtroppo c’è stato questo infortunio. Sapevamo che Maggio stava risolvendo il contratto con il Benevento e l’abbiamo chiamato. Aveva in piedi delle offerte, e l’abbiamo subito messo in difficoltà. Ha deciso così di dire di sì al Lecce, preferendolo alle tante altre alternative”.
(foto di repertorio)
