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LECCE – Avversari sottovalutati, giocatori non all’altezza, identità, Miccoli: ecco i nodi da sciogliere

Quando una squadra, dopo quattro giornate, è ancora a zero punti, è facilissimo parlare e sparlare ergendosi ad allenatori e supremi esperti del gioco del pallone pronunciando frasi del tipo “io l’avevo detto” o, ancora più divertente, giocare a trovare il colpevole, ma rappresenta spesso un errore, se fine a se stesso. Uno sbaglio non da meno sarebbe però non riconoscere le falle all’interno di un progetto che palesemente non sta andando come sperato, perché solo evidenziando gli errori, li si può eliminare e rimediare, soprattutto quando si è ancora a settembre. Senza voler gettare benzina sul fuoco in un ambiente che di fuochi d’artificio negli ultimi due anni ne ha visti abbastanza, non si può negare che, quando una squadra data dagli esperti per favorita del campionato si trova ultima in classifica, più di un aspetto è stato valutato in maniera errata.

Lo scorso anno il principale errore commesso in casa Lecce, e da cui poi sono derivati tutti gli altri, è stato pensare di aver vinto il campionato già ad inizio novembre. Con le prime sconfitte sono crollate certezze e castelli di sabbia ad esse annessi. Quest’anno, il campionato è stato nuovamente sottovalutato, perché i giallorossi si trovano ad affrontare un girone dalla qualità media nettamente superiore, ma con una rosa sicuramente indebolita in alcuni ruoli ed interpreti.

Per questa stagione, come dichiarato da Tesoro jr per tutto il corso della sessione estiva del mercato, si è puntato a costruire una squadra più adatta alla categoria, cambiando completamente ciò che c’era prima. Non tutti i calciatori, però, hanno avuto sostituti all’altezza: non si è trovato un compagno di reparto “di categoria” per Martinez, il ruolo di terzino sinistro (in attesa di testare Lopez) appare ancora scoperto, la partenza di Giacomazzi ha lasciato un vuoto non di poco conto al centro del campo e nel ruolo di punta centrale si sente la mancanza di una punta di esperienza, di qualcuno che abbia sempre segnato nelle categorie semi-professionistiche. Un giocatore tipo Felice Evacuo, per dirla tutta.

Così Francesco Moriero si è trovato ad assemblare una squadra che, ancora una volta, si trova non a suo agio con la categoria, tanto da non avere una vera e propria identità di gioco, da faticare ad interpretare la partita ed a trovare le misure all’avversario di turno.

Il tecnico leccese ha le sue responsabilità, ma onde evitare di innescare meccanismi in pieno stile Zamparini, e che solo in Italia sono così facili da riscontrare, la società ha deciso di confermarlo nonostante la serie di prestazioni, probabilmente memore dei cambiamenti azzardati della passata stagione. I miglioramenti ci sono, ma sono al limite della percezione. Per questo Moriero ha il dovere di intervenire sulla coesione della squadra per migliorare, oltre alle individualità, anche i vari reparti, troppo spesso apparsi abbandonati al proprio destino. Come l’attacco, dove ognuno sembra viaggiare su un proprio binario ben distinto. A partire da Fabrizio Miccoli.

La squadra è stata costruita intorno al Romario del Salento, le cui qualità sono indiscutibili ma non altrettanto lo è la tenuta fisica. Spesso Miccoli in settimana si allena a parte, ed a questo è sicuramente dovuto anche la sua mancanza totale di intesa con Zigoni. Per questo è necessario trovare vie alternative, come accaduto con buoni risultati dopo l’ingresso di Beretta nella partita di ieri.

Il Lecce non è squadra da primo posto, ed al momento nemmeno da quarto o quinto. Ma c’è il tempo ed i mezzi per migliorare in maniera evidente, e non solo dal punto di vista dell’impegno. Il Lecce ha il dovere di risalire, ed i vari interpreti hanno l’obbligo di prendersi le proprie responsabilità sugli errori commessi. Solo così si può ripartire e lottare quantomeno per un posto nei play-off.