LECCE – Dalla B-effa di Benevento all’A-poteosi con lo Spezia. Storia di una cavalcata indimenticabile

Il riassunto della straordinaria stagione dei giallorossi. Un'annata che, tra sorprese, colpi di scena, paure e speranze, ha riportato il Salento nell'Olimpo del calcio italiano

Foto: La Curva Nord durante Lecce-Spezia (©Michel Caputo)

Pur non essendo la compagine salentina certamente una neofita della Serie B (dopo Atalanta, Bari e Brescia è la squadra con il maggior numero di promozioni in assoluto), la storia del Lecce 2018/2019 può certamente definirsi con l’epiteto di favola. E non solo perché i giallorossi si approcciavano al nuovo campionato da neopromossi in cadetteria, né perché ad accostare le parole obiettivo e promozione si avrebbero ricevuto sonore risate in faccia. Parlare di “favola Lecce” è invece legittimo per come i ragazzi di Liverani hanno raggiunto lo straordinario e impronosticabile traguardo: sacrificando la praticità, da tradurre in speculazione sul risultato (quella tipica di molte delle grandi squadre, soprattutto in Italia), in nome di un’efficace bellezza di gioco, e riuscendo a gettare il cuore oltre ogni ostacolo che vi si poneva davanti. E sono stati tantissimi, tutti superati fino all’A-poteosi finale.

Superata una fase estiva precampionato fatta di alti (l’ottimo mercato portato avanti dal ds Meluso e le buone sensazioni provenienti dal ritiro del Terminillo) e bassi (il pesante ko in casa del Genoa in Coppa e le difficoltà fisiologiche di chi si approccia dopo anni a una nuova realtà), nell’ultima settimana di agosto arrivò l’emozione del debutto. Un’emozione più per i tifosi che per i calciatori, grossomodo tutti già ampiamente navigati nella categoria. Ed infatti, che sarebbe stata una stagione magica lo si è intuito dalla primissima a Benevento, sul campo della favorita numero 1 per la promozione diretta, una vera corazzata. Pronti-via e sopra 0-3 dopo un’ora di gioco. Un sogno. Un sogno presto tramutato in beffa, perché la furia sannita si è abbattuta su Cosenza e compagni, che hanno subito una rimonta che avrebbe potuto tagliare le gambe a chiunque. Così come il pari subito a tempo scaduto (e con gol irregolare) all’esordio casalingo con la Salernitana. Così come il ko di misura (sempre con gol avversario irregolare) di Ascoli. Così come la pessima prima ora di gioco in casa con il Venezia, in cui si era sotto 0-1. Così come, anche e forse soprattutto, le infinite polemiche con tanto di stadio diviso a metà per il caso-Chiricò, con Ultras e detrattori del brindisino da una parte, società, Liverani e tribune dall’altra. Almeno così sembrava.

E invece l’abilità della società nel risolvere subito la querelle, la maturità della tifoseria che si è ben presto ricompattata a sostegno della maglia e dei ragazzi in campo e, soprattutto, la convinzione di Liverani nell’insistere sulla strada, quella della prestazione prima del risultato, ha ribaltato tutto. Così come Palombi (decisivo nella prima metà di stagione) e Tabanelli (vero deus ex machina del campionato leccese) ha ribaltato il Venezia, regalando ai suoi un successo cadetto che mancava da oltre otto anni. Il Lecce c’era, c’è sempre stato. Gli mancava giusto lo sbloccarsi per acquistare fiducia e consapevolezza, fattori determinanti che si sono incrementati via via in un autunno da favola.

Le vittorie, tutte belle per gioco espresso, con Livorno, Verona, Crotone, Carpi, Cosenza, Cremonese e Padova, così come il pari in rimonta a Foggia, hanno urlato al campionato che i giallorossi erano palesemente troppo forti per ambire alla salvezza, che se la potevano giocare con tutti. Gli scialbi e giusti pareggi con Cittadella e Perugia, le meno legittime sconfitte con Palermo e, in particolare, nei festival degli orrori arbitrali di Pescara e Brescia (senza i quali, la A sarebbe arrivata probabilmente un mese prima), non hanno per nulla intaccato le convinzioni dei ragazzi di Liverani. E lo si è toccato con mano in un girone di ritorno fan-tA-sti-co.

Il pari interno con il Benevento è stato uno sfortunato incidente di percorso. L’unica gara non vinta tra le mura amiche nel nuovo anno. Perché è lì, nel fortino Via del Mare, che il Lecce ha costruito le sue fortune. Superata la paura per Manuel Scavone nel match rinviato con l’Ascoli, e spinto ulteriormente dalla classe dei neo arrivi Tachtsidis e Majer, il collettivo di Liverani è definitivamente esploso, espugnando Salerno con una prova magistrale, infilando un tris di successi in 10 giorni con Ascoli, Pescara e Cosenza ed ergendosi per distacco sul podio delle squadre più spettacolari della categoria, per non dire d’Italia in assoluto. Lo scivolone inaspettato di Cittadella e lo show di Brignoli a Palermo, che hanno preceduto la topica di Vigorito a Cremona, potevano far svanire i sogni sul più bello. Anche qui, la forza del gruppo ha spinto Mancosu e compagni oltre il traguardo.

A Perugia un capolavoro dipinto senza difesa, in casa col Brescia la lezione alla capolista. E poi Padova, secondo giorno di vacanza, e sempre in zona, in un campionato fatto di 34 gare su 36 pressoché dominate. Solo per regalare un brivido finale ai tifosi giallorossi, che avrebbero festeggiato comunque causa triste epilogo del Palermo. Ma che la A se la sono presi sul campo, spingendo i palloni deviati in gol da Petriccione e La Mantia con 30mila fiati a superare lo Spezia, ultimo ostacolo di una stagione difficile, bella, sofferente, entusiasmante e vincente. In pieno stile Lecce. Non poteva esserci finale diverso per questa storia bellissima.

Alessio AMATO
Giornalista, scrittore e imprenditore nel settore dei servizi culturali. Iscritto all'albo dei pubblicisti dal 2016, già collaboratore de Il Giornale di Puglia, il Corriere dello Sport e, dal 2013, redattore di SalentoSport.net.

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