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foto: Falcone: l'unico leader del Lecce?
ph: Coribello/SalentoSport

LECCE – Come uscire dalla crisi? Il primo passo sarebbe ritrovare grinta e cuore in campo

Crisi Lecce. Da dove vogliamo partire?

Partiamo dai numeri. Lecce penultimo dopo otto partite con cinque punti, davanti solamente al Venezia e peggior attacco (3) e peggior difesa (18). A questo ritmo, la proiezione dei punti finale sarebbe di appena 23. Uno dei mantra ripetuti da una parte dei tifosi, da tutta la dirigenza e dall’area tecnica durante gli scorsi periodi di secchezza e aridità di punti era: “Ad ogni modo, il Lecce non è mai stato tra le ultime tre di classifica”. Ora ci sta e la situazione è ben più seria di quella che si può pensare, perché la boa del mercato di riparazione di gennaio è ancora lontanissima e c’è da nuotare con tutte le forze per evitare di affondare già in autunno.

La squadra si scioglie alla prima difficoltà. In campo manca un leader, un trascinatore, un calciatore di carattere che funga da traino per i compagni quando la squadra è in difficoltà. Magari potrebbe esserlo Ramadani ma il carattere lo ha sinora dimostrato solo quando c’era da mandare a quel paese l’allenatore che l’ha sostituito contro il Parma. A proposito: la conferenza stampa congiunta Ramadani-Gotti la si doveva fare il giorno dopo quel fattaccio e non dopo un mese, tempo che ha contribuito ad alimentare voci e interpretazioni, anche distorte, che hanno reso il clima ancora più pesante. Baschirotto, capitano sul campo, non sembra avere ancora il carisma da leader. Uno che sicuramente lo è è Wladimiro Falcone, ultimo ad arrendersi, primo ad incitare e richiamare i compagni quando serve. Anche lui non esente da colpe contro la Fiorentina, sia chiaro, ma di certo senza le sue manone sante la situazione sarebbe ancora più grave di quella che è. Forse Falcone meriterebbe a questo punto la fascia da capitano.

I problemi tattici: con la Fiorentina, Gotti è tornato sui suoi passi, schierando la squadra col 4-4-2. In estate, durante una conferenza stampa, il dt Pantaleo Corvino riferì che, per prima cosa, avesse chiesto all’allenatore con quale modulo avrebbe voluto giocare e che Gotti gli rispose: “4-2-3-1” e che, di conseguenza, l’area tecnica gli avrebbe procurato dei calciatori funzionali per il modulo dal tecnico prescelto. Ma è così? Non proprio. La rosa non sembra qualitativamente inferiore rispetto alla scorsa, ma, al momento, i nuovi acquisti non sembrano funzionali al modulo di gioco preferito da Gotti o a quello prediletto dalla società (o dal direttore Corvino, il 4-3-3).

In attacco, Krstovic è l’unico attaccante centrale a disposizione e non ha ricambi, non essendo stato ben sostituito Piccoli. Rebic non è un centravanti, al massimo può agire da seconda punta ma tende sempre ad allargarsi. Burnete, sulla carta, lo sarebbe, ma viene ormai ignorato da due stagioni, nonostante i buoni numeri visti in Primavera e soli dieci minuti in campo in Lecce-Lazio (con assist), prima giornata del torneo 2023/24. Se manca Krstovic, Gotti sarà costretto ad inventarsi qualcosa con quello che ha in mano. Pierotti non è un centravanti ma forse una seconda punta di peso e movimento, anche se ancora si attende che dimostri il suo valore. Morente ancora è un oggetto misterioso, Banda è alle prese con gli infortuni periodici che lo torturano da mesi. Magari Sansone potrebbe essere di grande aiuto e si attende con ansia che l’ex Bologna ritorni in condizione. In mezzo al campo manca il piede buono che regoli la manovra, detti i passaggi e magari disegni qualche traiettoria in profondità. Il reparto mediano è fatto esclusivamente d’incontristi. Quello potrebbe essere il ruolo di Berisha, ormai fermo da quattro partite dopo aver esordito dal primo minuto contro il Torino. Su Marchwinski è già stato detto tutto: Gotti non lo considera pronto e chissà se mai lo sarà. C’è curiosità nel vedere all’opera Hasa, mai entrato in campo sinora. Manca un esterno destro di gamba. In difesa gli uomini affidabili sono contati e sono i quattro titolari; i rincalzi non sembrano essere stati azzeccati in fase di campagna acquisti e non è stato adeguatamente sostituito Pongracic, che spesso ha agito come primo regista arretrato, qualità che manca nei piedi di Gaspar e Baschirotto.

Sì ma ora che fare? Nessuno ha la ricetta magica. L’unica cosa auspicabile da vedere in campo è la grinta, l’umiltà, la voglia di combattere su ogni pallone, di non mollare mai nemmeno quando le cose vanno male, di ‘sudare la maglia’, sic et simpliciter. Cosa che non si vede ormai da diverse partite. Ritrovare cuore e grinta già sarebbe un primo importante passo per invertire la rotta. Per le questioni tecniche e tattiche se la dovranno vedere l’allenatore e il suo staff.

Infine: bisognerebbe ritornare a giocare qualsiasi partita come se fossero le ultime dello scorso campionato, con l’avvento di Gotti. Bisognerebbe affrontare anche le big come il Napoli con la voglia di giocarsela sino all’ultimo e di non partire già sconfitti. Questo è uno step mentale da compiere quanto prima per ritrovare fiducia in se stessi e nel compagno che si ha accanto.