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IL CORSIVO – Taranto, adesso serve la progettualità. ‘Ad majora!’

Il 5 giugno del 2011, all’uscita dello stadio “Flaminio” al termine della gara Atletico Roma – Taranto terminata 2-3 ma che vide i rossoblù eliminati nella semifinale playoff, giurai a me stesso, quasi prevedendo quello che poi accadde l’anno successivo, che mai sarei andato più a vedere una gara del Taranto che non fosse disputata almeno in un torneo di serie C.

Da appassionato tifoso e privo della freddezza che dovrebbe avere un cronista (in effetti andai a Roma solo da tifoso), capii in quel frangente che quella gara era stato l’apice della gestione del “re delle auto a km zero”, tant’è che l’anno dopo il Taranto precipitò nuovamente nell’inferno dei dilettanti da cui solo nella giornata di ieri è riuscito a venir fuori.

Rivedere in un pieno primo pomeriggio di agosto il sorriso sul volto della gente di questa troppo spesso martoriata e mortificata città è stato qualcosa che non può lasciare indifferenti.

Mentre ci recavamo nel fulcro dei festeggiamenti, piazza Ebalia, splendido luogo di Taranto dove campeggia una fontana denominata “Rosa dei venti”, tutti, dai più piccini agli over ottanta, erano accomunati dallo stesso unico denominatore: ritrovarsi per festeggiare una promozione; perché, anche se conquistata a tavolino, è pur sempre una promozione, un avanzamento, anche se solo in campo sportivo, per un’intera città.

L’attuale dirigenza, capeggiata dalla dott.ssa Elisabetta Zelatore e dall’avv. Tonio Bongiovanni, ha avuto il merito di crederci e di disilludere anche quelli che, più per le delusioni patite nel corso degli ultimi dieci anni che per una reale sfiducia nei loro confronti, non ci credevano più di tanto.

Crediamo, invece, che, se qualche torto questa dirigenza ha avuto nella passata stagione, è stato quello di circondarsi di persone che, con le loro scelte cervellotiche, hanno tradito le aspettative sia della tifoseria che della stessa società, mortificandone gli sforzi anche economici e sfiorando l’obiettivo della promozione sul campo proprio e, ancora una volta, sempre sul filo di lana.

Ma ora ciò che riteniamo conti è solo quello di gettarsi alle spalle il dilettantismo e guardare con la massima attenzione alla Lega Pro, un campionato professionistico che ha tutt’altro budget, altre regole che, se non rispettate, determinano penalizzazioni.

La piazza si sa che è esigente; abbiamo sentito cori che inneggiavano alla serie B.

Ma pensiamo che adesso occorre tenere ben salda questa categoria, almeno per questa stagione e forse anche per la prossima. Programmare con calma e con oculatezza devono essere i capisaldi su cui costruire il futuro calcistico in riva allo Jonio. E poi non dimentichiamo che il calcio porta con sé anche altre componenti reddituali, un indotto intorno al quale si può generare ricchezza. Magari anche con la collaborazione delle istituzioni che, proprio l’anno prossimo, andranno incontro al rinnovamento con nuove elezioni.

Per ora quello che ci sentiamo di augurare al Taranto calcio è un “ad majora!”.