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IL CORSIVO – Lecce, un muretto a secco

Dignitoso, ordinato e compatto, ma impreciso, inconcludente e spuntato. A Palermo, il Lecce tiene il campo con piglio e garbo per quasi tutta la partita, ma torna a casa senza punti e senza gol punito dall’errore difensivo di Tomovic in occasione del rigore realizzato da Pinilla e dalla frizzante cumbia di Hernandez (non Armando, ma Abel) che suona a morto dopo le tante occasioni non finalizzate dai giallorossi.

Una prova comunque da apprezzare dopo il blackout del secondo tempo contro il Milan, contornata da una melensa e romantica atmosfera da “volemose bene” in nome del “divino Miccoli” (che oggi non piange, ma è comunque triste) e di un consolidato gemellaggio tra le tifoserie che rende meno amara questa sconfitta, la sesta stagionale (nessuna squadra in Serie A ha fatto peggio, eguagliate le spagnole Sporting Gijon e Granada che hanno comunque disputato una partita in più).

Dal Barbera il Lecce, infatti, non esce con le ossa rotte e sfoggia anzi un assetto tattico di tutto rispetto proponendosi costantemente in fase offensiva in maniera convinta e organizzata. Crescono Oddo e Obodo con ottimi cross, recuperi e salvataggi sulla linea, si rivede la sicurezza di Carrozzieri e si conferma la rapidità di Cuadrado. Insomma, non mancano i segnali incoraggianti in vista delle due prossime partite in calendario, vere e proprie sfide salvezza, in casa contro il Novara e in trasferta contro il Cesena.

Il problema però viene dall’attacco, ancora una volta a secco nonostante i moduli offensivi predicati da Di Francesco (4-3-3, 4-3-1-2). Sono stati infatti Mesbah, Oddo, Grossmuller (2) e Giacomazzi (2) a riempire finora il tabellino e le statistiche di Palermo-Lecce non fanno altro che aggravare il quadro: 4 tiri nello specchio su 19 totali per il Lecce, 10 su 21 per i rosanero, fronteggiati da un Ben Hur Benassi concentrato e puntuale.

Fuori i nomi, dunque: Corvia, irritante come pochi soprattutto dopo un tap in finito in curva. D’accordo, comprendiamo il fatto che, al pari di Grossmuller e Piatti, il giocatore rappresenti un capitale da valorizzare e magari vendere per ricavare utili importanti in tempo di autogestione, ma non si può negare che l’ostinazione con cui viene schierato l’attaccante protagonista della promozione (17 gol che tuttavia non dimentichiamo) sia stata nei fatti scarsamente ripagata, creando nel reparto offensivo un tappo quanto una montagna che fa rimpiangere pure Cacia (4 gol in 10 partite a Padova).

Si spiega anche così dunque la peggior differenza reti del campionato (-9 contro il -7 del Parma vittima di Nocerinho, 6 gol fatti, 15 subiti), un trend alimentato a Palermo da errori individuali e necessariamente da invertire inserendo forze nuove come Ofere e il rientrante Olivera anche alla luce dell’infortunio di Di Michele (36 anni a gennaio).

Ci vorrebbe anche più coraggio nel concedere più spazio a Bertolacci -che, come l’anno scorso, ha dimostrato ottime qualità- e ad altri giovani come Pasquato, Giandonato e Muriel, specie in un comunque non facile turno infrasettimanale. Serve a loro per crescere e serve al Lecce per far rifiatare. Credito e fiducia a Di Francesco non dovrebbero essere messi in discussione, né dalla società, né dall’ambiente, ma il mister sa di giocarsi molto nei prossimi 180 minuti. Per il Lecce e per il suo futuro, anche perché in fondo, pur avendo fatto più del doppio dei punti dei salentini, Siena e Catania non sono di un altro pianeta.

Oggi salviamo il salvabile, ma non c’è tempo per nuove prossime volte, per altri penultimatum, per brodini e contentini. La classifica aspetta più di qualche risposta. Perché in una situazione simile, lo sanno allenatore e giocatori, sei punti contro Novara e Cesena sono un debito e non una promessa.

Da salvare

Il ritorno di Carrozzieri e Olivera

L’ingresso di Bertolacci e l’ovazione bipartisan per Miccoli, atteso come la lettera di Berlusconi all’Ue

Da buttare

L’errore di Tomovic: meglio lui o Esposito?

Uno spiacevole copia e incolla: Corvia e la fiducia riposta nel numero 9 giallorosso, uno da schierare solo quando c’è da difendere un 2-0