[ESCLUSIVA SS] – Beppe Materazzi su Morosini, Semeraro, Tesoro, i giovani con l’auspicio di un “Lecce superlativo”

Le sette stagioni in giallorosso – dal 1968 al 1975 – fanno di Giuseppe Materazzi il quinto calciatore con più presenze nel Lecce in tutte le categorie (228). Dopo una carriera in serie C con i salentini, il padre del noto difensore Marco passa prima alla Reggina e poi al Bari dove trova una promozione e il successivo esordio in serie B.

Subito dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Materazzi ritorna in campo ad allenare. Bari, Pisa, Cagliari e Lazio sono solo alcune delle formazioni che guida, potendo vantare anche delle esperienze all'estero. Oggi l'ex centrocampista giallorosso ricopre il ruolo di responsabile dell'area tecnica del Treviso, squadra che milita in seconda divisione.

Materazzi partiamo da un argomento difficile, ma importante: la salute dei giocatori. La tragica scomparsa di Morosini ha portato nuovamente a galla la problematica sulla tutela della salute dei calciatori. Lei che parere ha sulla questione?

"Ogni volta che accade una disgrazia vengono fuori i discorsi sulla prevenzione, sul fatto che in Italia non siamo all'altezza e via dicendo. Conoscendo l'ambiente posso dire che in Italia siamo all'avanguardia. Proprio oggi leggevo un'intervista di Corradi – Bernardo, passato al Montréal Impact, ndr – che, arrivato in America, ha firmato il contratto ed è sceso in campo senza nessun tipo di controllo. Da noi ogni sei mesi viene fatta una visita obbligatoria. È chiaro che poi può accadere sempre l'imprevedibile, proprio come successo con Morosini. Probabilmente succederà ancora, ma la cosa importante è che in ogni stadio si possa essere pronti a qualsiasi evenienza. Poi, ripeto, può succedere l'imponderabile. È stata, purtroppo, una fatalità, per cui non mi sento di condannare le istituzioni o le società".

Mentre sul fronte calcioscommesse emergono nuovi scenari che potrebbero portare a clamorosi colpi di scena. Qual è il suo giudizio su questa incresciosa faccenda? E, soprattutto, lei che ha conosciuto anche le serie minori ha mai avuto la sensazione che qualche gara fosse pilotata?

"Ci sono alcune partite, che ora non ricordo con precisione, prese in considerazione dove io ero in panchina. Sinceramente non mi sono reso conto di nulla, anche perché per me fare una cosa del genere è totalmente lontano dal mio modo di essere. Detto questo, comunque, è mondo che va ripulito".

Sta seguendo la vicenda Semeraro-Tesoro? Secondo lei Lecce e il Lecce perderanno qualcosa o – qualora si raggiunga un accordo – è giusto che vada così?

"Se Semeraro ha deciso di lasciare probabilmente è giusto che vada così. Dopo tantissimi anni l'impegno di una famiglia può venire meno, anche perché non è come una volta che per guidare una squadra bastavano un presidente, un segretario e un allenatore. Oggi ai 20-25 giocatori si aggiungono 20-25 personaggi che vengono stipendiati dalle società e le spese sono lievitate. Sicuramente il Lecce inizialmente perderà qualcosa, ma mi auguro che si trovi un altro imprenditore all'altezza della situazione, proprio come Semeraro, che possa portare avanti la causa".

Parliamo di calcio giocato. Domenica il Lecce sfiderà una Lazio in piena lotta Champions, che gara dobbiamo aspettarci e come finirà secondo lei?

"Il Lecce ultimamente ha messo sotto diverse squadre e qualche 'squadrone', per cui i giallorossi cercheranno di vincere una partita che li porterà ad aumentare questo ciclo di vittorie. Di contro la Lazio vorrà consolidare il terzo posto. Credo che sarà una partita aperta a qualsiasi risultato tra due grandi squadre".

Cosmi – mentore di suo figlio Marco ai tempi di Perugia -, Muriel e Cuadrado sono i simboli principali di questa emozionante rincorsa per la salvezza. Che opinione ha di loro?

"Cosmi è un allenatore che aveva bisogno di questo tipo di situazione per rilanciarsi e lo sta facendo alla grande. I due ragazzi hanno talento e si vede che vogliono raggiungere grandi obiettivi. Ma non mi soffermerei solo su di loro. Vedo che il Lecce ha grandi motivazioni, grande condizione atletica e grande voglia di fare bene, a partire da capitan Giacomazzi. Io mi aspetterei davvero un gran finale di campionato, con un Lecce superlativo. A questo punto la salvezza è possibile".

Lei ora veste i panni di responsabile dell'area tecnica del Treviso. Se dovesse consigliare dei giovani interessanti a Osti che nomi farebbe?

"Osti non ha bisogno dei miei consigli perché è molto capace, dimostrando con il Lecce di essere preparatissimo. Al di là di questo, sia in Serie B sia nelle categorie inferiori ci sono dei ragazzi interessantissimi che potrebbero fare molto bene in squadre come il Lecce. Basta guardare nei campionati inferiori e nelle formazioni Primavera e si scovano dei piccoli talenti che poi diventano una fortuna per la società. Bisognerebbe guardare molto di più in Italia. Lo denuncio apertamente: in Italia l'unico problema è che i giovani costano poco e ho detto tutto".

Ci lasci parlandoci del ricordo più bello che conserva dell'esperienza in giallorosso.

"Ho conosciuto tanti ragazzi interessanti, primo fra tutti Lorusso. Sette anni intensi, in cui un ragazzo arriva che non è nemmeno titolare e diventa capitano, conquistando un posto importante in quel periodo. Ricordo con piacere, inoltre, che mia moglie, Gianni Ricchiuto e io abbiamo fondato un Lecce Club che esiste ancora".

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