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SERIE D – I tecnici delle salentine e delle ioniche ricordano Morosini

Enzo Maiuri, tecnico del Brindisi, Fabrizio Caracciolo, tecnico del Casarano, Enzo Pizzonìa, tecnico del Grottaglie, Alessandro Longo, tecnico del Nardò e Francesco Bitetto, tecnico del Martina, spendono un pensiero sulla tragedia accaduta a Pescara a Piermario Morosini, aggiungendo anche vicende personali vicine a quanto accaduto ieri allo stadio "Adriatico".

MAIURI – "Una tragedia. Quanto accaduto a Morosini, accade sempre più spesso nel mondo del calcio. Ciò fa riflettere. Servono controlli sempre più approfonditi. Io stesso da calciatore ho subito tre interventi al cuore, so cosa significa. Bisogna sottoporre i calciatori a ecocardiogramma. I controlli di routine non bastano".

CARACCIOLO – "Quanto accaduto al povero Morosini mi porta a quanto accaduto due settimane fa al mio amico Franco Mancini. Non è morto in campo, ma a casa dopo aver svolto l’allenamento. C’è amarezza. Dovremmo interrogarci su ciò che sta accadendo. Parlo da ignorante in materia, i controlli ci sono e vengono fatti, ma quando deve capitare, succede. Giusto non giocare. Pescara-Bari, dopo la morte di Franco, non si sarebbe dovuta giocare. Quando ci sono tragedie del genere, non c’è calendario non tenga".

PIZZONàA – "Giusto fermarsi quando accadono queste tragedie e rispettare in silenzio. Tutti sono rimasti colpiti dal dramma del povero Morosini. Al pianto dei giocatori si unisce anche quello degli allenatori. Ho una certa età  e ricordo quello che successe a Renato Curi, nel 1977. Si dice che lo sport allunghi la vita. Non ci sono parole per commentare quanto accaduto a Pescara".

LONGO – "Quanto accaduto è sconvolgente. Immagino la scena e l’angoscia dei compagni che hanno vissuto con lui la quotidianità .:  Mi chiedo come mai nel 2012 certe tragedie siano possibili. La scienza e la tecnologia ci permettono di avere strumenti che ci possono salvare la vita. Con poche migliaia di euro si potrebbe comprare un defibrillatore e tenerlo a bordo campo".

BITETTO – "Non ci sono parole per descrivere il proprio stato d’animo durante queste tragedie. Sono del parere che gli stadi italiani pecchino di organizzazione, motivo per cui non si riesce a intervenire in queste situazioni. Se si interviene in tempo si può rimediare. Ho vissuto una situazione analoga quando giocavo nel Noci. Un mio compagno, dalla lunga esperienza, ebbe un problema e si accasciò a terra. Si riprese ma smise di giocare".