NARDÒ – Fanuli: “Lega Pro? Da solo non posso farcela. Fiorentino con le lacrime agli occhi…”
Una brutta batosta per Maurizio Fanuli le dimissioni del vice presidente Maurizio Fiorentino. “Dire che l’ho presa male è poco – ammette il primo tifoso del Nardò – il nostro legame va oltre il calcio e lui è una persona di cuore, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, ringrazio di averlo incontrato nel mio percorso di vita. Mi ha comunicato la sua decisione con le lacrime agli occhi e non posso nascondere che mi ha lasciato distrutto anche perché in lui avevo l’unico referente neretino nella battaglia che ho lanciato a Nardò da quando sono arrivato. Non me l’aspettavo ma sapevo che sarebbe potuto succedere, perché alla fine si giunge ad un limite. Il calcio non può vivere su una o due persone e lo abbiamo detto a chiare lettere, incontrando però un’Amministrazione comunale sorda, sia quella passata che l’attuale. Ci hanno fatto tante promesse ma alla fine sono rimaste parole al vento“.
Sulla questione dell’ingresso in società di nuove forze imprenditoriali: “È da marzo che si susseguono riunioni con imprenditori di tutta Italia – chiarisce Fanuli – in realtà si sono rivelati millantatori in cerca di pubblicità, come gli ultimi che ci hanno fatto perdere venti giorni importanti. Nardò nel suo piccolo ha sempre fatto le cose in modo preciso e con continuità guadagnandosi il rispetto di tutti”.
Il professionismo non è poi così lontano: “Nardò può avere la Lega Pro ma deve esserci gente disposta a mettersi in gioco, io da solo non posso farlo. Sono andato anche oltre le mie possibilità. Ho sempre detto che non avrei mai abbandonato la barca in mezzo al mare ma se questa mia affermazione deve portare tutti a voltare le spalle, arriverà il giorno che questo titolo finirà nelle mani dell’amministrazione”.
“Ho preferito non reagire a caldo ma riflettere – aggiunge Fanuli – al comunicato di Fiorentino ho pensato di far seguire il mio, non posso nascondere che non mi sento di affrontare questa situazione da solo. Mi ritengo però una persona riflessiva e ho preferito non rovinare tutto quello che è stato creato in questi tre anni, qualcosa di bello e importante ma per fare calcio bisogna costruire una società che non deve fare capo ad una sola persona. Mi auguro che da parte di qualcuno ci sia la dimostrazione – conclude il presidente del Toro – dell’amore verso questa maglia e questa città”.
