CASARANO – Adesso serve chiarezza
Pazienza. È andata male, ma il tempo per piangersi addosso è oggettivamente esiguo. Ormai è passato un mese da quando il campionato di serie D è andato in archivio e intorno al Casarano gravita solo tanta calma. Fin troppa. La delusione è notevole, inutile nascondersi dietro un dito. Perché questo doveva essere il campionato della svolta e le premesse, dopo aver sfiorato il tracollo, sembravano buone. Peccato che il campo abbia detto tutt'altro e che di fatto questo torneo sia risultato lo specchio della stagione passata.
Play-off conquistati (stavolta da quinti), play-off persi. Ora, parliamoci chiaro. In questa D o vinci direttamente il campionato o la posizione conta relativamente. Nullus secundus dicevano i latini. Ma anche terza, quarta o quinta posizione non è che cambino poi tanto. Per carità, un miglior piazzamento garantisce un vantaggio negli scontri ma il problema è un altro: servono davvero questi play-off? Poniamo il caso che Casarano o Nardò avessero vinto passando per le forche caudine delle fasi a gironi nazionali: avrebbero avuto le garanzie economiche per mantenersi stretto il professionismo? La situazione ripescaggi, specie dopo la bufera calcio-scommesse, rischia di diventare più ingarbugliata di quanto già non lo sia però una società come Casarano, nonostante il magro risultato sportivo ottenuto quest'anno, potrebbe comunque ambire al passaggio in Lega Pro (vi rimandiamo alle trafile di un anno fa, quando la domanda era in procinto di essere inoltrata).
Questo mese sarà decisivo sia per capire le reali chance in merito, sia (cosa più importante) per capire le intenzioni della proprietà. Da quel che trapela nell'ambiente si aspetta il ritorno del patron Paride per fare il classico punto della situazione. Di fronte al Casarano diverse alternative. Anzitutto i De Masi devono chiarire la loro posizione. Rimangono? Non rimangono? Chiarita questa premessa d'obbligo sarà necessario individuare aspirazioni e obiettivi. Se la Seconda Divisone la si vuole sul serio, qualcosa per ottenerla si può fare. Se invece si vuole passare da una riprogrammazione, facendo trascorrere un altro anno, serviranno idee chiare. Molto più chiare di quelle avute negli ultimi due campionati. Le persone, i giocatori, i professionisti su cui si è potuto contare in questi anni accetteranno una nuova scommessa? Se non dovessero optare per il sì (l'impressione è che più di uno farà le valigie), si dovrà passare da una “rizollatura” tecnica che, fattore non di poco conto, potrà poggiare in ogni caso su un ottimo serbatoio di base quale quello della Juniores: realtà fresca, agguerrita e valida a livello nazionale (i ragazzi di Martina hanno sfiorato la finale italiana di categoria, perdendo in semifinale, peraltro ai rigori).
Creare un giusto mix tra senatori e giovani leve sarebbe una valida ricetta di partenza. Ad oggi però le incognite sono tante. Direzione tecnica, partenze, arrivi e soprattutto, ribadiamo, società. Il primo passo verso orizzonti più degni sarà di carattere dirigenziale, necessariamente. Poi tutto il resto. Per ora aspettiamo e lo facciamo con una speranza: quella di non veder festeggiare “un'altra Arzanese” al Capozza.
