FASANO – Pistoia il ‘cannibale’: “Vogliamo vincere anche le ultime tre partite”
Undici stagioni con indosso la stessa maglia non sono certo roba da poco. Se poi capita di coronare l’annata col double, allora non è solo tanta roba, ma è addirittura l’apoteosi. In barba anche al più celebre dei luoghi comuni secondo cui “nemo propheta in patria”. Perché lui, Graziano Pistoia, profeta a casa sua lo è per davvero, con tanto di fascia al braccio a certificarlo. Prima, la gioia per un campionato vinto con quattro giornate d’anticipo. Poi, la festa per la coppa di categoria, conquistata appena otto giorni fa nella finale con l’Omnia Bitonto. E il Fasano non ha ancora smesso di avere fame.
Ne sa qualcosa il Maglie, le cui ambizioni di salvezza sono state mortificate dal 2-0 dell’ultimo turno, sono avvisate le squadre che da qui alla fine incontreranno sul proprio cammino i biancazzurri. “Vogliamo vincere tutte e tre le partite che rimangono, per onorare il campionato e per gratificare i nostri tifosi che ci tengono tantissimo – spiega capitan Pistoia – sarebbe bello allungare la striscia positiva a diciannove e chiudere, così, in bellezza”.
Con l’Uggiano si è aperto e chiuso il cerchio: dopo la batosta patita in casa all’andata, è iniziata la riscossa del Fasano, che da allora ha inanellato sedici risultati utili consecutivi, di cui quindici vittorie e ha potuto festeggiare la conquista del titolo proprio sul campo dei leccesi. “In quella partita abbiamo toccato il punto più basso della stagione – ammette il difensore classe 1987 – dopo di che ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che dovevamo rialzarci subito e pedalare fortissimo”.
E così è stato. Ma se dovesse, invece, indicare la partita simbolo di questa stagione, quale indicherebbe? “Il ritorno in casa con l’Aradeo. Stavamo attraversando un buon momento e vincere contro un’altra corazzata ci ha fatto definitivamente prendere coscienza della nostra forza. È stata una sorta di prova del nove”. La rincorsa all’Eccellenza durava ormai da tre anni. L’inizio stentato ha mai determinato un momento di scoramento o la tentazione di pensare che anche stavolta il sogno promozione sarebbe potuto naufragare? “No, mai, perché conoscevo il valore reale della squadra. Avendo cambiato tanto, c’era bisogno di tempo per trovare l’amalgama giusta. E poi credo che abbiamo pagato il tipo di preparazione, che è stata impostata per rendere sul lungo periodo”. E per contribuire a raggiungere traguardi storici. “La coppa era un obiettivo primario al pari del campionato – sottolinea Pistoia – eravamo decisi a vendicare la sconfitta nella finale dell’anno scorso, quando eravamo stati puniti a meno di dieci minuti dal termine. E poi questo trofeo mancava nella bacheca della società”.
Tra chi e come vanno spartiti i meriti di una stagione così trionfale? “I successi di quest’anno sono soprattutto figli della grande ‘famiglia Fasano’, composta da tutti coloro che vivono lo spogliatoio, nel quale si è creato un gruppo di amici, ognuno dei quali è disposto a lottare per i compagni, dai tifosi, strepitosi e ineguagliabili, dalla società, che non ci ha mai fatto mancare nulla. Sembra banale dirlo, ma davvero l’unione ha fatto la forza. E poi bisogna rendere il giusto merito a una dirigenza che ha avuto l’intelligenza di non mandare via l’allenatore dopo le difficoltà iniziali e di non aver rivoluzionato la squadra, ma anzi di averla puntellata a dicembre con innesti mirati. Tutti ci abbiamo sempre creduto”.
E per quanto riguarda la lotta playoff che cosa pensa il difensore fasanese? “Credo che la finale sarà Aradeo-Tricase: sono le squadre che hanno qualcosa in più rispetto alle altre”. L’undicesima stagione sta per andare in archivio, che cosa accadrà nella prossima? “Ovviamente è ancora troppo presto per parlare di futuro, ma io spero di rimanere qua, dove sono nato e dove vorrei finire la mia carriera. Sono troppo innamorato di questa maglia. Il mio augurio è che il Fasano possa ambire a categorie sempre più importanti”.
