BRINDISI – Caravaglio: “Niente alibi, non raggiungere i playoff sarebbe un fallimento”
Vietato sbagliare: è questo l’imperativo in casa Brindisi con riferimento al rush finale di campionato, in cui i biancazzurri si giocheranno tutta una stagione. Lo sa bene Davide Caravaglio, che suona la carica in vista dell’impegno di domani in casa del Massafra. “È una partita non semplice, ma comunque alla portata. Ad ogni modo abbiamo un solo risultato, la vittoria. Noi ci metteremo il massimo impegno, come sempre. E speriamo che quelle che ci precedono rallentino la corsa”.
E già, perché la situazione di classifica, quando mancano cinque giornate al termine, è piuttosto compromessa: -5 dal quinto posto, ma soprattutto -9 dal secondo. La possibilità di non giocare i play off è tutto fuorché remota. “Lo sappiamo – ammette il centrocampista brindisino -. “Abbiamo di fronte a noi cinque finali e due scontri diretti, che potrebbero diventare determinanti, a patto però di vincere col Massafra. Di sicuro non mancheranno l’impegno e la voglia. Non raggiungere i playoff sarebbe un fallimento per tutti, per la società, per i calciatori, per la piazza, per i tifosi. Dobbiamo conquistare quanti più punti possibile e cercare di salvare la faccia”.
Un’annata con tante ombre e poche luci quella biancazzurra, che il classe 1992 spiega così. “Al primo posto metto il fattore psicologico. Abbiamo avuto tante defaillance a livello mentale, che però non riusciamo a capire esattamente da dove derivino. Certamente la maglia del Brindisi ha un peso specifico altissimo, ma non credo sia quello. Forse è più una questione legata all’inesperienza. Abbiamo una rosa con un’età media molto bassa: se consideriamo che a 24 anni io sono uno dei più grandi questo fa capire tante cose. E purtroppo pochi rincalzi. Per tante partite hanno dovuto giocare sempre gli stessi uomini, senza avere mai la possibilità di rifiatare. E domenica scorsa, contro l’Uggiano, in campo c’erano ben sei under”.
“Al secondo posto metto la questione legata alla guida tecnica – prosegue Caravaglio – : cambiare cinque volte l’allenatore è destabilizzante, perché ogni volta è un po’ come ricominciare daccapo. Ogni volta che è arrivato un mister nuovo abbiamo vissuto fasi altalenanti, perché è normale che all’inizio le motivazioni siano altissime, poi magari tendono a scemare. E infine siamo un stati un po’ condannati dalla sfortuna. Non è possibile costruire 8-10 palle gol a partita e poi essere puniti al primo tiro in porta degli avversari. Tuttavia la sfortuna non deve rappresentare un alibi. Tutti dobbiamo prenderci le nostre responsabilità, perché lo richiede la maglia, lo richiede la piazza”.
