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TARANTO – Speranze e paure ad un mese dalla verità 

Non bastano le bandiere ed i drappi, spuntati in più zone del capoluogo jonico a stemperare la tensione di una partita che assume giorno dopo giorno, la valenza di crocevia per le sorti del calcio tarantino.

La Pro Vercelli, la Serie B, il futuro. Tutto pressato in un contenitore capiente solo trecentosessanta minuti, quattro partite, o se si preferisce un mese. Già perchè il destino del Taranto, passa da Vercelli, buttando un occhio a Sorrento e tenendo a mente il calendario che incombe, anzi che tartassa ancora e prova a gettare acqua sull'entusiasmo di una piazza che grazie alla propria forza ed al suo animo mai domo, continua a crederci, forse più del solito.

L'avversario di turno merita rispetto. La Pro di Braghin infatti, ha sorpreso tutti mettendo insieme 57 punti frutto di 15 vittorie e distinguendosi per una difesa quadrata, seconda solo a quella degli jonici, capace di subire 19 gol in 34 incontri.
I piemontesi dal glorioso passato sono un'isola felice dove l'esperto tecnico biellese si è dimostrato più che abile nel congiungere un manipolo di ragazzini terribili (vedi Iemmello, Modolo e Di Piazza solo per citarne qualcuno) con un gruppo di calciatori più esperti fra i quali spiccano i vari Ranellucci, Espinal ed il bomber Simone Malatesta.

Fuori dal campo però Braghin, in maniera poco elegante ha provato in più occasioni ad alzare i toni, con affermazioni degne si del miglior Mourinho (non è passata inosservata alle orecchie dei tifosi rossoblu la spocchiosa frase :"Per noi è un onore, per loro un ossessione" proferita qualche giorno fa), ma che poco si addicono ad un allenatore della sua levatura. D'altronde, altrettanto aveva fatto il presidente dei bianchi, millantando prima una presunta sudditanza nei confronti della società tarantina ed in seguito lamentandosi delle scarse sanzioni applicate nei confronti della stessa in merito all querelle stipendi.

A Taranto questi play off fanno quasi paura. "Non ci tradite" recitava uno dei cori più in auge durante l'amichevole di questa settimana, facile dunque comprendere lo stato d'animo con il quale la tifoseria tutta si approccia agli spareggi. Retaggi antichi, ma poi nemmeno tanto, viene da dire sbirciando nelle fessure di una crisi societaria piombata con prepotenza sulle teste di una intera collettività, che finchè potrà opterà per la saggia (?) scelta di mettere la testa sotto la sabbia e tirare avanti.

Serie B o fallimento paventa qualcuno. Difficile capire quanto ci sia di vero. All'orizzonte oggi, di piste certe ce ne sono davvero poche: qualcuna rievoca suggestioni ed incubi già vissuti, altre potremmo definirle esotiche, altre ancora richiamano imprenditori ai quali il calcio non interessa, i cui nomi però piombano in prima pagina ogni qual volta si paventa la possibilità che un club possa essere ceduto.

Con certezza è giusto rendere omaggio ad una squadra, che fra mille difficoltà ha vinto, sul campo, un campionato. Un gruppo vero che rappresenta in toto lo spirito di una città, stanca ma non ancora morta, una città che come sempre nella sua storia vuole rinascere dopo aver sofferto tanto, anzi troppo.